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venerdì, 18 Settembre, 2020
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Metti una fase 2 a Milano

Ieri l’avvocato del Popolo ha deciso: la fase 2 è rimandata.

Non parliamo, poi, della fase 2 a Milano. Fosse per lui probabilmente ne parleremmo a Giugno. Ma siccome per farlo si dovrebbe prendere atto della realtà, almeno questa l’abbiamo scappata. Quale realtà? Che se fai partire la Lombardia per ultima, devi concentrare qui gli aiuti. Una cosa che il Sud non accetterà mai. Quindi ci libereranno con tutti gli altri. Nonostante qui, in pieno lockdown, i contagi corrano. Ma vediamo nel dettaglio cosa e come potrebbe cambiare per Milano nella riapertura.

Trasporto pubblico locale

Il governo immagina percorsi obbligati in entrata ed uscita. Tutto molto bello, ma alcune stazioni fungono anche da sottopassaggio. A meno di colpi di genio non sarà una passeggiata. Molto più agevole sarebbe un’app che prenota il posto in metropolitana, tipo quella di Esselunga. Anche se qui avrebbe lo scomodo riflesso che farebbe capire con chiarezza quanti pochi passeggeri possano girare in sicurezza. L’alternativa razionale sarebbe abolire Area B e C, facendo circolare chi deve lavorare in macchina. Ma essendo una soluzione logica e razionale Sala non la accetterà mai. Evviva.

Monitorare gli anziani

Se qualcosa ci è stato insegnato, finora, è che il contagio segue gli anziani. Che è quindi vitale si muovano il meno possibile. Con la libertà ci saranno molte persone che possono uscire, ma non hanno molto da fare. Chiediamo loro di impegnarsi in questa opera di volontariato e senso civico, dando la possibilità a vecchie zie e nonni infermi di poter contare su un vasto esercito di nipoti acquisiti. Non solo per la spesa. La coda per la ricetta facciamola fare a chi rischia meno. Idem per i farmaci, il ritiro referti e altre incombenze del genere. Anche il mestiere di babysitter, per le medesime ragioni, sarebbe più sicuro se espletato dai giovani, piuttosto che dagli anziani. A proposito di questo…

… le scuole possono essere aperte d’estate

Questo potrebbe essere l’anno buono in cui agli insegnanti non si concede l’usuale permesso (non sono ferie) di qualche mese d’estate. Potremmo usare proficuamente quegli spazi per dare qualcosa da fare ai giovani mentre i loro padri e le loro madri lavorano. Purché sia chiaro che in quel caso il trasporto pubblico non potrebbe andare in vacanza. Il che, paradossalmente, potrebbe costituire un altro problema: se tutti lavorano, in vacanza a spendere chi ci va? Diciamo che quest’anno la situazione è sfaccettata. Ma di sicuro, con le ferie esaurite a marzo, la situazione non sarà lineare nemmeno negli stabilimenti marini.

In conclusione, nei prossimi tre mesi cambierà quasi tutto. Uffici aperti sette su sette, incertezza lavorativa, giorni mai uguali tra loro. Sembra quasi un reality: costringeranno tutti a vivere come se avessero la partita IVA. Forse questo, dopotutto, sarà utile. Un popolo di dipendenti (aspiranti statali) che si sveglia imprenditore magari farà cambiare atteggiamento nei confronti di quelli che lo fanno anche quando non c’è l’epidemia…

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