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domenica, 5 Luglio, 2020
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Il desiderio di ripartire e le prospettive per il futuro: intervista a Michele Sabella

Michele Sabella è il titolare di Comiluce S.r.l, azienda di Assago, nel milanese, nata sul finire degli anni ’70 dall’intuizione imprenditoriale del padre.

Con Michele abbiamo parlato di come una micro impresa sta affrontando il blocco dell’attività produttiva, tra le mille difficoltà oggettive che però non frenano il desiderio di guardare al futuro con nuove prospettive.

Ci parli della sua realtà imprenditoriale, di cosa si occupa la Comiluce S.r.l.?

L’azienda, fin dalle sue origini, si è sempre occupata di materiali per l’illuminazione pubblica. Siamo nati come distributori della General Electric americana, poi c’è stata gradualmente un’evoluzione dei prodotti, prima abbiamo iniziato con le lampadine, successivamente siamo passati agli apparecchi fino ad arrivare ai sistemi di illuminazione per le aree urbane. Oggi l’azienda, che è una micro impresa di quattro persone, commercializza e produce sistemi di illuminazione sia pubblica che industriale, che è il nostro settore d’attività.

Che situazione sta vivendo la sua azienda in questa fase?

Siamo fermi, come possibilità di spedizione delle merci, a partire da metà marzo. In un primo momento non abbiamo avuto la percezione che lo stop durasse così tanto. Proprio perché siamo una realtà piccola, inizialmente pensavamo che potessimo andare avanti, invece il nostro è un codice Ateco che rientra in una filiera che non è considerata essenziale. L’impatto di fine marzo è stato faticoso, perché abbiamo dovuto parlare con i nostri clienti e fornitori più importanti, ad aprile siamo a fatturato 0. Ironia della sorte, avremmo un portafoglio di ordini interessante da sviluppare perché il 2020 era iniziato bene grazie a quanto seminato negli anni precedenti. Ci auguriamo di ripartire quanto prima.

Ci stiamo avvicinando alla riapertura, qual è la sua visione su come cambierà il mercato nel suo settore, dopo il lockdown?

Penso che avremo un rallentamento e che ci aspetta una ripresa molto lenta. Questo ci è stato confermato anche dagli stessi fornitori con i quali abbiamo avuto modo di confrontarci. Inoltre le misure che si dovranno adottare per garantire la ripresa in tutta sicurezza, all’interno dei siti di produzione, impatteranno su quello che è il normale ciclo produttivo precedente. Questo è senza dubbio il primo impatto con il quale dovremo fare i conti.

Un imprenditore guarda alla realtà con delle prospettive, quali azioni sta pensando di mettere in campo per affrontare questa ripresa?

In questo momento ci stiamo concentrando ad affrontare l’emergenza. Abbiamo bisogno di aprire per rimettere in circolo anche la nostra cassa, detto schiettamente. La nostra prima esigenza è innanzitutto superare questa emergenza per riprendere fiato. Dal punto di vista operativo, tutti abbiamo seguito degli aggiornamenti formativi – visto che la condizione ce lo permetteva – siamo in dirittura d’arrivo con la nuova veste del nostro sito internet, perché abbiamo colto l’occasione di lavorare su questa attività e, soprattutto, abbiamo due prodotti nuovi che sulla carta sono finiti, con i fornitori abbiamo raggiunto le intese che dovevamo raggiungere, per cui vorremmo iniziare a lavorare sul mercato. Il desiderio di ripartire c’è, proprio perché le condizioni per andare avanti ci sono. Io mi sento anche fortunato perché non partiamo da zero. C’è un portafoglio di ordini che comunque va sviluppato, che nell’emergenza – se dovesse durare ancora – potremmo rischiare di perdere in parte o nella peggiore delle ipotesi definitivamente, però le condizioni per guardare al futuro ci sono tutte.

Quali strumenti pensa possano essere utili in questa direzione?

Avremo bisogno sicuramente di ricorrere al credito, perché non sono solo due mesi di mancato lavoro, ma ovviamente è una perdita di visibilità su tutto l’anno. Credo che questo stop vada a minare la stabilità di tutto l’anno per un’azienda come la nostra. Le persone in questo momento lavorano da casa ma, quando dovesse riprendere la produzione, sarà qui in azienda, perciò abbiamo già individuato una collaborazione con un terzista per poter ripartire con un supporto e un po’ più di velocità. Questo può voler dire magari abbassare quelli che possono essere i guadagni dell’immediato, ma ci potrebbe permettere di recuperare un po’ di terreno che in questi mesi abbiamo sicuramente perso.

Gli aiuti del Governo sono stati sufficienti per la sua impresa?

Per quanto riguarda le misure messe in campo, oltre alla sospensione delle rate di mutui e finanziamenti, l’accesso al credito non è ancora una strada in essere. Abbiamo avuto banche che all’inizio ci hanno chiesto di cosa avessimo bisogno per poi dirci 15 giorni dopo che non avrebbero potuto aiutarci. Personalmente non ho constatato questo aiuto. Stiamo usufruendo della cassa integrazione perché è uno strumento che ci può aiutare ma, a parte questo, gli strumenti sono pressoché inesistenti. Credo che solo la forza di volontà e di fare rete degli imprenditori sia, in questo momento, la chiave che le nostre aziende possono avere per cercare di guardare avanti. Rispetto alla difficoltà di poter dialogare a livello politico, quello che aiuta è la capacità di stare insieme, di fare rete insieme agli imprenditori. Tutti gli ambiti associativi hanno un’importanza strategica.

Questa crisi ha in qualche maniera cambiato il suo modo di essere imprenditore?

Quando riprenderemo avremo una cartina di tornasole, però l’idea di un’economia più sostenibile per l’uomo – con una centralità della persona più spiccata – che contempli la possibilità di lavorare in un contesto dove le necessità di ciascuno vengano maggiormente prese in considerazione e che non sia solo una rincorsa al profitto, è una cosa che da qualche mese in me sta lavorando. Su questo ci siamo confrontati anche come imprenditori, è una presa di coscienza diversa di quello che è il nostro fare impresa. Quindi mi auguro di potermela trovare addosso e poterla applicare.

Guarda con fiducia al futuro?

Con speranza, perché penso che una buona parte del nostro lavoro abbia un senso per il nostro territorio e per la comunità cui apparteniamo. Nel vedere gli ambiti aggregativi di cui parlavo prima, la capacità di fare rete, mi fa capire che c’è una comunità. La mia azienda non è abbandonata a se stessa e nemmeno noi. Questo mi fa guardare con speranza al futuro.

Micol Mulè

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