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lunedì, 21 Settembre, 2020
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Come siamo MES-si, Conte?

Conte qualche giorno fa ha fatto una proposta apparentemente provocatoria: usare il MES per fare prestiti ai paesi in crisi.

Questo ha scatenato una ridda di polemiche, ma poco si è discusso dei motivi, delle ragioni e dei vantaggi cui Conte puntava pensando al MES. Premessa: se voleva soldi, perché non si accontentato delle promesse della BCE sui 750 miliardi di euro in acquisti di Bond dal mercato primario (e non secondario come avviene ora)? Perché a noi serve cash. Non promesse. Soldi liquidi. Magari anche poco, ma se pensate alla smania di coprire tutto con 13 miliardi pensate a cosa possa succedere con 50 miliardi in mano pronti da spendere.

Probabilmente un disastro, ma non siamo pessimisti. Dopo aver nazionalizzato Alitalia (perché sappiamo tutti che sarà la prima cosa che farebbero) ed aver fatto lo stesso con l’ILVA (anche qui non credo di rovinare il finale a nessuno) potrebbero iniettare liquidità nel sistema. E questa è la chiave, il MES è liquido. A noi gli acquisti della BCE servono per regolare il giorno per giorno (il mese per mese, ma ci siamo capiti). Pagare gli stipendi degli statali e pagare le pensioni. Soprattutto nella concretissima possibilità che in un aprile in quarantena la gente smetta direttamente di versare le tasse. In sostanza: ci serve per vivere.

Il MES servirebbe per quella sferzata di energia necessaria a ripartire con gli investimenti straordinari. Inoltre Conte, proponendo che TUTTI gli stati chiedano soldi al Fondo per i primi interventi, sta cercando di evitare due cose: che il primo a prenderli sia bersaglio dei mercati, in quanto ritenuto l’anello debole del branco. E che essendo tutti sotto lo stesso ombrello a nessuno venga in mente di andare a comandare in casa d’altri. Ci sono alcuni elementi di contrasto che hanno fatto cadere nel gelo (esclusa la reazione più pavloviana che altro di plauso di Gentiloni) questo scatta di Europeismo.

Il MES è stato concepito come strumento mirato per risolvere grandi problemi di pochi stati. In sostanza, imparando dall’esperienza Greca, si vuole poter intervenire in maniera determinata e determinante, dando grosse iniezioni di denaro a fronte di garanzie importanti. Se tutti si indebitano e tutti prendono soldi, la struttura cessa di avere qualsiasi solidità. Poi la speranza che quel fondo sia liquido è abbastanza remota.

È vero che Conte vuole poco, ripeto qualche decina di miliardi per Aprile, probabilmente. Secondo l’antico formula assiro-babilonese del pochi, maledetti e subito. Ma è pure vero che germani e soprattutto Francia, non muoiono dalla voglia di dare soldi al buio. Ché di questo si tratterebbe: salvarci gratis, nella speranza che non ci mettiamo subito nei guai. E senza fare troppe domande.

Pare ovvio che il discorso non regga, ma è anche chiaro che l’Europa ci vuole aiutare. Non per bontà d’animo, ma per interesse. Dove cada il punto di equilibrio lo scopriremo nei prossimi giorni. Intanto è saltato il patto di stabilità: possiamo spendere quanto vogliamo. Ora sarà da vedere come supereremo l’ultimo, piccolo, irriverente ostacolo ai piani di ogni sovranista: i soldi che non ci sono.

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