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sabato, 26 Settembre, 2020
Home Economia Posso dire che il decreto "Cura Italia" è una delusione? 

Posso dire che il decreto “Cura Italia” è una delusione? 

Non c’è nulla di propositivo a tutela delle aziende e della continuità gestionale nel decreto.

– c’è la grande presa in giro che i versamenti dovuti al 16.3 slittano al 20.3 per le aziende fuori da alcune aree selezionate sulla base dei dati di un solo giorno (il 14/03) riguardanti il numero di ammalati e con fatturato eccedente i 2 milioni di euro.
– inoltre, altra cosa insensata, viene fissata una soglia aziendale di fatturato e solo chi sia al di sotto (e fuori dalle zone di cui sopra) gode di qualche beneficio.

In considerazione del fatto che le aree più produttive d’Italia hanno tante aziende che fatturano più di 2mln €, ci troviamo di fronte a provvedimenti che vanno a tutelare la minoranza del PIL e degli occupati.

Lascio perdere il capitolo sulla cassa integrazione e vi invito ad un solo incipit: richiedete la cassa integrazione denominata Coronavirus, ha durata 9 settimane ed è la più conveniente.

per quanto riguarda i liberi professionisti con partita iva ma non iscritti a casse previdenziali professionali , i cosiddetti scassati o gestione separata, spetta un contributo di 600 euro. Questo contributo non viene erogato in automatico a tutti quelli che ne hanno diritto ma dopo avere pensato e abortito in 48 ore la formula del “click day” ad ora manca una istruzione chiara su come accedere alla domanda. prima considerazione: non è più semplice mandare 600 euro a tutti i professionisti che ne hanno le caratteristiche? Invece l’art 27 dice che il contributo spetta a chi “previa domanda” ne fa richiesta….e ad oggi non ci hanno ancora detto come si fa richiesta. Scommettete che di certo il numero delle richieste sarà inferiore a chi ne ha diritto? altra considerazione, parlo per me, non mi interessano 600 euro per 1 mese ma mi interessa che lo stato dia alle aziende quanto serve per dare continuità gestionale cosi io potrò fatturare i miei servizi nel futuro e di certo fatturerò più di 600 euro!!!!!
Altra considerazione: il giorno del click day, presumo, dico presumo perchè ancora le istruzioni non sono uscite, ad una certa ora ci si dovrà collegare ad un link: siamo sicuri che il server accetterà tutte le persone che si collegheranno? o ci saranno i classici problemi di linea, memoria, etc..?

Veniamo ai pochi spunti propositivi:
1) art 4, fondo di garanzia: viene ampliato il fondo di garanzia a beneficio di ogni singola impresa; questo significa che la “classica” garanzia dell’80% che sinora, negli ultimi 5/6 anni ha permesso l’erogazione di mutui chirografari da parte delle banche, è ampliata. E’ interessante la parte che tratta la ristrutturazione del debito ma, come sempre, le banche sono restie a concedere questa riorganizzazione perché solitamente si traduce in un minore interesse a carico dell’azienda quindi le banche perdono ricavi.
2) art 56: le aperture di credito a revoca (fido di cassa) e i prestiti accordati a titolo di anticipo credito esistenti alla data del 29/2/2020 e sino al 17/3/2020, non possono essere revocati in tutto o in parte sino al 30/9/2020. Questo vale sia per la parte utilizzata e anche per quella non utilizzata
3) art 56: mutui e finanziamenti a rimborso rateale, comprese le cambiali agrarie e leasing con rate in scadenza sino al 30/9/2020, i pagamenti sono sospesi sino al 30/9/2020. L’azienda deve comunicare che intende avvalersi di questa moratoria e lo deve fare inviando una dichiarazione che è in crisi di liquidità causa coronavirus.

Vi ricordo che con questo decreto vengono ampliati di 2 anni i termini entro i quali l’agenzia entrate può procedere all’accertamento. vi spiego brevemente perché: il decreto coronavirus recita “si applica in deroga all’art 3 della legge 212/2000 l art 12 del dlgs 24 settembre 2015, n. 159. Questa norma al comma 2 recita “i termini di prescrizione e decadenza relativi all’attività degli uffici degli enti impositori, degli enti previdenziali ed assistenziali e degli enti di riscossione che scadono entro il 31 dicembre  dell’anno o degli anni in cui si verifica la sospensione, sono prorogati in deroga a quanto previsto all’art. 3, comma 3, della legge 27 luglio 2000, n. 212, fino al 31 dicembre del secondo anno successivo alla fine del periodo di sospensione
È una grave presa in giro: sospendono versamenti per qualche giorno, sospendono i versamenti per la parte minoritaria dell’economia (chi fattura meno di 2mln), ma si portano a casa due anni più di tempo per fare accertamenti.

il tutto in un decreto confezionato a parlamento chiuso e quindi nell’impossibilità di discuterlo. ricordiamo che il decreto deve essere convertito in legge nei 60 giorni che seguono la pubblicazione in GU.

Mi chiedo, dove sono i 25 mld stanziati? E comunque, se anche fossero 25 mld, cosa sono rispetto a quanto stanno mettendo in campo i nostri paesi concorrenti: questa mattina parlavo con un amico alle Canarie, è andato a lavorare là 2 anni fa:
Titoli dei giornali stamattina parlavano di stanziamenti del governo spagnolo per 200 mld.

Inoltre, io che amo l’agricoltura perché da li vengono i miei geni, una stirpe di casari dai miei avi sino a mio nonno, non posso non accorgermi che in questo decreto non si tiene conto delle difficoltà dell’agricoltura, 3 soprattutto ora contingenti:
– siccità;
– cimice che distrugge la frutta;
– fioriture precoci seguite da bassa temperatura che hanno ucciso fiori di mele e pere.
Ricordiamoci inoltre che il parmigiano reggiano ha perso il 30% in pochi mesi e il latte alimentare sta crollando, quindi le due produzioni che mantengono verde e coltivata la pianura padana soffrono.

Anche in questo caso mi sento di dire che potevamo aspettarci di più e di meglio da questo governo mi sento di dire, con convinzione, che siamo governati da gente che non sa come si fa.
Una breve nota: sul mercato dei grandi beni industriali vedo che i tedeschi stanno chiudendo contratti al ribasso rispetto alle offerte di novembre e dicembre e ci stanno portando via fatturato in un settore strategico: sono forti dei 550 mld stanziati quindi possono chiudere contratti anche in perdita per farci fuori.
Capite che il mercato degli impianti industriali è strategico perchè si parla di altoforni, linee di imbottigliamento liquidi alimentari, coclee per centrali di betonaggio, etc..
In questi settori si vende una macchina che funzionerà per 20 anni almeno e oltre al bene si vendono anche le manutenzioni. Inoltre, se il macchinario funziona bene quando il cliente dovrà sostituire il bene tedesco, vedendo che il nostro funziona bene sceglierà noi. Questo meccanismo ora è in grave pericolo.
Come la vedo io? la parola importante, fondamentale, imprescindibile dell’economia,prima di fatturato, costi e profitti, si chiama liquidità. Questo è il bene da salvaguardare nei periodi di crisi. Ora questa crisi è diversa dalle altre, non è una crisi della finanza, dei fondamentali economici, è una crisi di paura, di fiducia, una crisi della logistica mondiale e dello schema di frammentazione della catena produttiva; un esempio: oggi chi in Italia produce detersivi è in crisi perché la maggior parte dei tensioattivi arrivano dalla Cina. Detto questo lo schema per uscire da questa situazione di pericolo di collasso industriale si chiama liquidità. Come si genera la liquidità in azienda? secondo l’equazione che segue:
ricavi – costi variabili – costi fissi = utile
utile + aumento debiti fornitori – aumento crediti clienti = flusso liquido della gestione ordinaria
Oggi alle aziende bisogna dare la liquidità che il coronavirus toglie; come la toglie? togliendo fatturati.
Andiamo dunque a calcolare l’incidenza dei costi variabili sul fatturato, è un calcolo da 1 minuto. Quindi se nell’azienda X l’incidenza dei costi variabili è del 55%, significa che ogni milione di euro all’imprenditore restano 450.000 euro per pagare i costi generali. Ecco, se non vogliamo bloccare il flusso dell’economia dobbiamo fare questo ragionamento: se l’azienda X ha perso a causa del coronavirus 5 mln di euro, gli spetta una iniezione di liquidità di 5 mln * 45% = 2.250.000
Con questa liquidità l’azienda pagherà mutui, dipendenti, disinfezione, congedo parentale e tutte le sciocchezze dettagliate in 100 pagine di decreto!

L’unica cosa da discutere è chi paga questa liquidità: lo stato che darà un contributo all’economia? oppure lo stato da le garanzie alle banche e l’impresa accederà a un mutuo ventennale o trentennale? si perché una catastrofe economica come questa, se pagata dall’impresa, dovrà per forza essere ammortizzata come un bene immobile, in 30 anni.
Così si risolve il problema della liquidità perché in questo modo gli imprenditori si sentiranno sicuri, sanno che avranno i soldi e potranno mettere a punto le strategie necessarie per tornare ad aggredire i mercati non appena la pandemia sarà risolta
Roberto Chitelotti

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