C’è una materia prima che l’Europa utilizza ogni giorno, ma che produce sempre meno. È l’alluminio grezzo, metallo centrale per molte filiere industriali: dagli imballaggi all’edilizia, dalla componentistica all’industria dei trasporti. Proprio su questa materia prima continua però a pesare un dazio all’importazione che, secondo la Federation of Aluminium Consumers in Europe, rischia di trasformarsi in un costo sempre più difficile da sostenere per la manifattura europea.
L’allarme riguarda il sovraccarico economico generato dalla tariffa sull’import di alluminio grezzo. Secondo FACE, con le quotazioni dell’alluminio al London Metal Exchange arrivate a 3.600 euro e dirette verso la soglia dei 4.000 euro, il costo aggiuntivo per l’industria europea può arrivare fino a 1,8 miliardi di euro l’anno. Il dato segna un peggioramento netto rispetto alle stime contenute in un precedente studio realizzato da FACE con l’università LUISS: in una fase di mercato più stabile, con prezzi dell’alluminio compresi tra 2.300 e 2.500 euro per tonnellata, il costo extra per l’industria europea era stato quantificato in circa 1 miliardo di euro l’anno.
Il punto, per la Federazione, non è solo l’aumento delle quotazioni internazionali. Il nodo è la permanenza di una tariffa doganale su una materia prima che l’Unione Europea importa in larga misura e che rappresenta un passaggio essenziale per molte produzioni industriali. Il dazio genera un sovrapprezzo medio compreso tra 80 e 100 euro per tonnellata e colpisce soprattutto il comparto downstream, cioè l’insieme delle imprese che trasformano, lavorano e impiegano l’alluminio nella produzione di beni intermedi e finali.
Questo aspetto è centrale perché il downstream europeo dell’alluminio rappresenta l’85% del fatturato totale della filiera nell’Unione Europea. In altre parole, il peso della tariffa non resta confinato al mercato del metallo grezzo, ma si trasferisce su una quota molto ampia della manifattura. Per le imprese a valle, il dazio diventa così un costo strutturale, che si somma all’aumento dell’energia, alle difficoltà di approvvigionamento e alla pressione competitiva dei produttori extraeuropei.
Il quadro è reso più delicato dalla dipendenza dell’Unione Europea dalle importazioni di metallo primario, che supera l’85%. A questo si aggiunge il flusso crescente di rottami di alluminio che lascia l’Europa, riducendo ulteriormente la disponibilità interna di materiale utile alla filiera. Ne deriva una situazione paradossale: l’industria europea paga una tariffa su una materia prima di cui ha bisogno e dalla quale dipende in misura molto elevata.
Per FACE, la soluzione passa dall’eliminazione del dazio sull’import di alluminio grezzo. L’obiettivo è ridurre il carico sui costi e rafforzare la manifattura europea dell’alluminio in una fase segnata da quotazioni elevate, tensioni geopolitiche e competizione internazionale più aggressiva.






