Quanto vale un candidato civico? E quanto vale il civismo in Italia? Nel dibattito politico il ruolo delle liste e dei candidati civici quasi sempre scompare, oscurato dalle discussioni accese dei salotti televisivi, dalla polemica costante su qualsiasi argomento, anche perché fa un po’ paura.
Da un certo punto di vista le liste civiche e i candidati civici sono utili quando è il momento di spostare il consenso, ma poi diventano un’imbarazzante testimonianza di come i grandi partiti e, soprattutto, quelli piccoli, facciano sempre più fatica ad accendere i cuori degli italiani.
Eppure i dati ci sono: basterebbero, da soli, a giustificare un bel dibattito. Tra il 2019 e il 2024 il peso medio delle liste civiche nei comuni medi è stato tra il 30% e il 50%: senza scomodare lo scomodo caso Bandecchi a Terni nel 2023, con i civici sopra al 50% e la somma dei tre principali partiti attorno al 40%, nel 2022 su 79 comuni medi e medio grandi i sindaci civici si sono affermati 12 volte; nel 2024 sono andati al voto 18 capoluoghi, 3 dei quali sono al momento amministrati da sindaci civici. Se allarghiamo il discorso alle liste civiche, nel 2024 l’impatto del civismo è stato tra il 60% e l’80% nei comuni al disotto dei 15mila abitanti, tra il 30% e il 60% nei comuni sopra i 100mila abitanti, attorno al 40% nei capoluoghi e al 20% nelle grandi città. 
Il dado è presto tratto: i candidati civici sono decisivi, visto che i sondaggi al momento vedono i due schieramenti, centrodestra e campo largo, divisi da uno scarto minimo.
Perché sono decisivi? Facile, si dirà, per la crescente sfiducia delle persone nei politici di professione che tende a rendere più credibili e gradite personalità della società civile. Ma nella vita e, prima di tutto, nella politica, le risposte facili non sono sempre le più significative: in realtà, il tema è che i candidati civici convincono le persone perché tendono a essere legati al loro contesto, a parlare di argomenti e questioni concrete che conoscono bene, a condividere con i loro elettori percorsi di vita quotidiana. I candidati civici sono pragmatici, presentano soluzioni che i partiti possono sposare anche se non del tutto aderenti alle loro convinzioni nazionali, senza essere segnati dalla scelta. I candidati civici sono operativi e, tendenzialmente, ottengono risultati. E la gente lo sa. Per gli stessi motivi, evidentemente, i candidati civici non funzionano altrettanto bene in elezioni più ampie, come le politiche, anche se la forza delle liste civiche si sta affermando anche nelle competizioni regionali, vedi il caso del Piemonte, sempre nel 2024, dove la lista civica del presidente Alberto Cirio segnò un exploit sostanzialmente pareggiando il risultato di due dei tre partiti del centrodestra, Forza Italia e Lega.
Per il centrodestra, tra l’altro, il discorso è ancora più profondo, vista la tradizionale idiosincrasia verso le elezioni amministrative e le significative differenze su temi anche rilevanti a livello locale tra i partiti che compongono lo schieramento. È il caso di Milano, dove nel centrodestra c’erano sensibilità diverse, per esempio, su San Siro. Il candidato civico, in questo caso, è ideale per fare sintesi. E per dare quell’impulso ai consensi che, altrimenti, non ci sarebbe, decretando ancora una volta che “Milano non è contendibile”.
Il centrodestra, presentandosi unito e con un candidato civico, Antonio Civita, potrebbe davvero riaprire la partita. I dati dimostrano che Milano potrebbe essere contendibile: dipende da come si sceglie di scendere in campo.






