venerdì, Marzo 1, 2024
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    Castello Sforzesco e Musei civici milanesi: dopo 37 anni cambio di direzione

    Castello Sforzesco e Musei civici milanesi: dopo 37 anni cambio di direzione
    Pensionamento per il direttore Claudio Salsi che concluderà l’incarico con la fine dell’anno. Sotto il suo impulso è nato il Mudec e sotto la sua direzione il Museo del Novecento. Il saluto alla città con la mostra sulle tre Pietà di Michelangelo e l’esposizione sul Rinascimento “alternativo” di Jheronimus Bosch.
    Dopo 37 anni di onorato servizio è giunto il tempo della pensione per Claudio Salsi, accademico, soprintendente del Castello Sforzesco e direttore dei Musei Archeologici e Storici di Milano. Un’avventura nella storia e nell’arte meneghina iniziata a 28 anni dapprima come conservatore, per poi proseguire nel ruolo direttivo a seguito del concorso pubblico che lo ha designato come dirigente ventidue anni or sono e che porterà a termine con la fine dell’anno.
    È grazie anche al suo contributo che a Milano nascono il Museo della Reggia di Palazzo Reale, il Mudec, il Museo delle Culture nell’area ex industriale dell’Ansaldo, ed il Museo del Novecento che trova la sua collocazione all’interno del Palazzo dell’Arengario a due passi dal Duomo ed ospita più di trecento opere selezionate tra le oltre 4mila di arte italiana del XX secolo. Non si contano le mostre, gli studi e i convegni curati da Salsi nel corso della sua lunga direzione dei musei civici milanesi che ha permesso di sviluppare anche importanti collaborazioni con musei internazionali.
    Tra i più rilevanti, il coordinamento del palinsesto culturale “Milano Leonardo 500” in occasione dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci. Una manifestazione di interesse storico, culturale e scientifico che si è sviluppata lungo tutto il 2019 nel capoluogo lombardo grazie alla collaborazione delle principali istituzioni museali milanesi, regionali e nazionali e che ha avuto il suo fulcro al Castello Sforzesco, diventato simbolo identificativo di Milano come città d’arte.
    E proprio nel Castello Sforzesco risiede il lascito più prezioso della direzione Salsi, come lui stesso ha dichiarato dalle colonne del Corriere della Sera, “trasformato da crocevia urbano a luogo d’arte accogliente”. Sotto la sua soprintendenza è stato rinnovato da molti anni l’allestimento dell’Armeria che conclude il percorso del Museo d’Arte Antica con una vasta raccolta di armature, armi bianche e da fuoco europee dalla fine del XIV al XIX secolo il Museo dei mobili e delle sculture lignee (2004) su progetto di Perry King e Santiago Miranda, con l’obiettivo di aprire lo sguardo alla contemporaneità offrendo un museo aggiornato nella città capitale del design. Così come, nel 2017, è stato riallestito il Museo delle Arti Decorative con un intervento di riordino delle vetrine BBPR dei primi anni ’60 del ‘900.
    Senza dimenticare il trasferimento della celeberrima Pietà Rondanini dalla Sala degli Scarlioni, dove era stata ospitata per oltre mezzo secolo, all’ex Ospedale Spagnologuadagnando la visibilità che merita il capolavoro michelangiolesco. Una scelta lungimirante, capace anche di cogliere il momento più adatto per svelarla alla città: il 2 maggio 2015 nel giorno di apertura del programma “Expo in città”, la manifestazione parallela alla kermesse di Rho che ha fatto registrare ai Musei civici milanesi il 47% in più di visitatori sul 2014.
    Non manca qualche rimpianto, uno su tutti “non aver fatto in tempo a trasformare il Museo degli Strumenti Musicali”. Altri progetti, tra cui il riallestimento del Museo Egizio, il completamento del restauro della leonardesca Sala delle Asse e della Sala degli Scarlioni dedicata alla scultura lombarda del Rinascimento, sono già stati avviati e finanziati ma vedranno la luce sotto la nuova direzione. Chi prenderà il posto di Claudio Salsi, e la sua importante eredità, sarà un concorso a decretarlo. Intanto, prima di pensare al futuro in Università, prosegue a ritmi serrati il lavoro per le prossime mostre che saranno ospitate in autunno a Palazzo Reale: i calchi storici delle tre versioni della Pietà di Michelangelo, per la prima volta esposte insieme (mentre scriviamo appena inaugurata), e il Rinascimento “alternativo” nelle opere di Jheronimus Bosche nel suo influsso sull’arte figurativa del 500 europeo.  
    Micol Mulè

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