martedì, Febbraio 27, 2024
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    Assegno Unico e politiche familiari

    Assegno Unico e politiche familiari
    Poco più di un anno fa scrivevo un commento sull’Assegno unico familiare che era stato varato dal Governo Draghi e che era stato accolto con entusiasmo da una parte importante dell’associazionismo anche cattolico. Vale la pena ripetere brevemente quello che scrissi in positivo e in negativo per poi passare a recenti fatti di cronaca politica su questo tema. Allora salutai come positivo il fatto di avere messa la questione demografica come problema da affrontare con interventi seri ad hoc, il fatto che finalmente era stata introdotta una misura a carattere universale per andare incontro a tutte le famiglie con figli, il fatto che il provvedimento fosse strutturale e non contingente secondo i capricci della politica, il fatto che l’assegno partisse dal settimo mese di gravidanza riconoscendo così implicitamente che anche i bimbi non ancora nati hanno dei diritti, il fatto che finalmente si semplificava con un unico provvedimento la giungla di elargizioni spesso confuse e inique che si erano accumulate nel corso dei decenni nei confronti della famiglia. Tutto bene dunque? Evidentemente no, perché nello stesso articolo ho espresso molti dubbi e perplessità sulle modalità di elargizione, sui criteri adottati e sulle cifre messe in campo. In particolare, come molte testate autorevoli avevano scritto, sottolineavo che la cifra stanziata per questo Assegno Unico Universale fosse molto molto modesta, solo 7 miliardi di Euro, perché dei 22 previsti a regime 15 erano soldi già a bilancio a motivo delle “vecchie” misure che sarebbero poi sparite. Una cifra modesta dal momento che si allargava giustamente di molto la platea degli aventi diritto (autonomi e non capienti) e quindi per forza di cose i benefici sarebbero stati quasi irrisori. Inoltre, l’Assegno era legato in buona parte al calcolo dell’ISEE e dunque era legato al reddito. E se c’è una cosa ingiusta è proprio legare al reddito la tutela dei figli dal punto di vista fiscale. Viene ignorata la equità orizzontale per cui a parità di reddito chi ha figli non può pagare le stesse tasse di chi non ne ha, per cui il reddito non va considerato in senso assoluto ma va legato sempre al numero dei figli. per cui 70.000 euro di reddito all’anno non sono tanti se si hanno 5 figli, per cui viene impedito che una persona che mette al mondo un figlio diventi più povera e debba abbassare il suo tenore di vita del 30% l’anno. Va sottolineato che in Europa SOLO l’Italia lega gli Assegni familiari al reddito. Francia Germania Austria Svezia Olanda danno ad una coppia con due figli e lavoro dipendente rispettivamente 132, 440, 290, 244,140 Euro al mese senza limiti di reddito. In Italia sotto ai 15.000 Euro si prendevano 254 Euro
    ma a 70.000 si scendeva a 19,15. E l’Assegno unico universale è nato con questo peccato originale……..la logica dell’assistenzialismo…….
    E veniamo all’oggi: quando a mio avviso viene decretato il fallimento dell’AUU dal momento che si scopre che ben 630 milioni di Euro non sono stati erogati perché è stato chiesto dalle famiglie italiane meno di quanto previsto dal Ministro della Famiglia. E perché? Perché il calcolo previsto per erogare l’Assegno era talmente complicato e tortuoso che le famiglie ci hanno rinunciato, soprattutto per quanto riguardava il calcolo dell’Isee. La burocrazia dei Ministeri ha colpito ancora: il calcolo doveva essere effettuato dalle famiglie con domande difficili, farraginose, tanto che non sono riuscite a spedire la richiesta e a volte hanno preferito accontentarsi dell’importo minimo pur di non dover perdere la testa per avere importi maggiori. Ma c’è di più: i 630 milioni rimasti nel cassetto non sono stati reinvestiti in provvedimenti a favore delle famiglie ma sono stati prontamente dirottati altrove per coprire al tre spese e il fondo per il finanziamento dell’Assegno familiare è stato decurtato di 630 milioni. Una decisione a dir poco vergognosa che non so quando e come potrà essere corretta. Rimane il dato incontrovertibile che in Italia la politica familiare è la Cenerentola di tutte le politiche da sempre e questo Governo, che ha fatto moltissime cose egregie, purtroppo non si è distinto per avere cambiato rotta. Peccato una grande occasione perduta. Mi sia consentita una ultima notazione: in questa infuocata campagna elettorale qualcuno ricorda il drammatico rapporto Istat per cui in un anno in Italia è come se fosse sparita una città come Firenze (nati 400.000 morti 746.000)? qualcuno dice che si è innescata una spirale negativa dal momento che il numero delle donne fertili si è ridotto stante il calo costante delle nascite ( oggi ci sono 1.800.000 donne in meno rispetto al 2008) e che le donne italiane hanno il primo figlio a 32 anni, quando le donne francesi alla stessa età hanno il secondo?. Davanti a questi scenari qualcuno promette di fare una azione molto molto più efficace e urgente così come è stato fatto in Svezia o in Germania quando la popolazione era scesa troppo sotto i due figli per donna? Grande facilità ad accedere agli aiuti, accesso agli asili nido per tutti, soglie alte di reddito per accedere ai benefici fiscali, compensi alternativi a chi non usufruisce di servizi pubblici, allungamento dei congedi parentali, tutela assoluta nel campo del lavoro, indennità di maternità universali e consistenti, stabilizzazione dei giovani nel mercato del lavoro. In Ungheria negli ultimi anni hanno preso decisioni draconiane che già ora hanno una incidenza sulla natalità estremamente incoraggiante: 1 esenzione a vita delle tasse alla nascita del quarto figlio; 2 prestito di 30.000 Euro per ogni coppia di sposi con restituzione azzerata alla nascita del terzo figlio; 3 congedo parentale anche per i nonni; 4 prestito agevolato per l’acquisto della prima casa; 5 sussidio per l’acquisto di una auto a 7 posti per le famiglie numerose; 6 decisione del Governo di sostenere la famiglia con il 5% del Pil, cifra che corrisponde a 80 miliardi se paragonata al Pil italiano. Il risultato è che il tasso di natalità dell’Ungheria è passato dal 1,3 nascite per donna del 2010 a 1,55 nel 2020. In Italia da 1,45 di dieci anni fa si è passati al 1,29 di oggi.
    In Italia ancora oggi i soldi dati alla famiglia non sono considerati un investimento ma un capitolo di spesa, la maternità è un handicap e non un valore, che i figli sono una questione privata di chi li fa e non una garanzia di futuro, ……con il risultato che essere madri diventa ancora un atto eroico, i figli spaventano e sono sentiti come un faticoso dovere, il matrimonio come un legame, la parentela come un peso, ,, la maternità è estranea al mondo del lavoro e riguarda solo le donne,; insomma la questione figli, che sta diventando una piaga sociale, è la grande questione rimossa e per paradosso, nel Piano varato dall’Europa che si chiama next generation Eu non ne parla nessuno in termini di natalità.
    IL Presidente Mattarella proprio un anno fa disse che la natalità “è uno degli aspetti più preoccupanti delle dinamiche sociali attuali” e che essa è “una responsabilità delle istituzioni a tutti i livelli”. Affermazioni cadute nel vuoto e ribadisco che non mi pare proprio che nella attuale campagna elettorale ci sia un minimo cenno a questi temi, perché si confondono le politiche dei redditi, la revisione dell’Irpef, il taglio delle tasse o la redistribuzione dei redditi con le politiche familiari. Dovremmo istituire dei corsi accelerati per insegnare ai nostri politici l’abc della politica familiare o organizzare dei corsi all’estero per imparare dai Paesi europei come si fa. E l’inverno non sarà solo senza gas ma soprattutto senza figli…
    Luisa Santolini per Rivista Intervento nella Società

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