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lunedì 20 Aprile, 2026
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Gas: la Germania avvia la privatizzazione della divisione tedesca di Gazprom, Meloni verso l’Azerbaigian

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Mentre in Italia partiti politici come Lega e Movimento Cinque Stelle discutono dell’opportunità di comprare a tornare gas dalla Russia a causa della crisi energetica scatenata dalla guerra statunitense contro l’Iran, la Germania cambia passo sugli (ex) asset di Gazprom. Secondo quanto riportato dal Financial Times, infatti, Berlino si prepara a compiere il primo step verso la privatizzazione della divisione tedesca del colosso energetico russo (ora la società si chiama Sefe), sequestrata dalle autorità tedesche dopo l’invasione dell’Ucraina lanciata da Vladimir Putin nel 2022.

Si tratta di un momento importante perché, nonostante la forte solidarietà che l’Ucraina ha ottenuto da gran parte degli Stati europei e nonostante la decisione di abbandonare (progressivamente) il gas a basso costo che negli ultimi decenni arrivava verso l’Europa dagli oleodotti russi, le istituzioni e i governi europei sono stati sempre molto cauti su cosa fare dei beni russi congelati così come degli asset sequestrati.

Da una parte, si tratta di un passo praticamente obbligato dal momento che, secondo le leggi della Commissione Ue, il governo tedesco deve cedere almeno il 75% della sua quota (pari ora al 100%) di Sefe entro la fine del 2028. Dall’altra parte, Berlino agisce con cautela sul destino di Sefe dal momento che la crisi energetica in Medio Oriente ha ulteriormente messo in evidenza quanto sia cruciale avere fonti di approvvigionamento affidabili. Come si sta muovendo su questo fronte il governo italiano? Dopo il viaggio in Algeria e nei paesi del Golfo, a inizio maggio la premier Giorgia Meloni è attesa in Azerbaigian “per garantire che questa nazione” non abbia “contrazioni nell’approvvigionamento delle sue risorse energetiche fondamentali”. In Europa, l’Italia è il Paese che importa più gas dal Qatar con quasi 5 milioni di tonnellate nel 2025, secondo quanto riporta Startmag, un valore che corrisponde a circa il 10% delle importazioni di gas totali di Roma.

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