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    Sesto San Giovanni, Casa Sunem festeggia 25 anni di accoglienza

    Sesto San Giovanni, Casa Sunem festeggia 25 anni di accoglienza
    L’ex casa canonica di Cascina Gatti ospita donne in difficoltà che qui ricominciano a prendere in mano la loro vita verso un percorso di rinascita. Dal 1997 ad oggi in Casa Sunem sono state ospitate 50 donne e 25 minori. Don Colmegna: “Una realtà generata dalla gratuità”.
    Stupore e gratitudine guidano la celebrazione dei 25 anni di Casa Sunem, un quarto di secolo di storia che si intreccia alle storie delle donne in difficoltà ospitate nell’abitazione gestita dall’omonima Associazione di Sesto San Giovanni in un luogo che si fa dimora e diventa, a partire da un incontro, l’occasione per una rinascita.  
    Il primo risale al 1997, quando una donna peruviana incinta e sola, bussa alla San Vincenzo della parrocchia di Cascina Gatti in cerca di aiuto e di un alloggio dove poter essere accolta con il bambino che porta in grembo e che presto verrà alla luce. L’allora parroco don Gianfranco Redaelliinsieme alla responsabile della San Vincenzo parrocchiale si mobilitano immediatamente mettendo a disposizione della donna un piccolo appartamento lasciato in eredità alla parrocchia. A partire da questa prima risposta al bisogno incontrato, esempio tangibile di carità, l’intuizione di destinare uno spazio fisico alle donne in situazioni di disagio, mossa da uno sguardo attento sulla realtà capace di cogliere i cambiamenti in atto nel quartiere con nuovi bisogni ed emergenze cui dare risposta.
    È così che quattro anni dopo la casa canonica di Cascina Gatti viene trasformata in casa di accoglienza grazie alla forte vocazione all’aiuto e all’ospitalità di tutta la comunità parrocchiale. Battezzata “Casa Sunem”, un nome evocativo che rimanda all’episodio biblico con protagonista il profeta Eliseo di passaggio per il villaggio di Sunem accolto da una ricca vedova, che racchiude in se’ il cuore di questa realtà. “Una realtà generata dalla gratuità – ha sottolineato don Virginio Colmegna intervenuto alla cerimonia per il 25esimo della fondazione -, dove accoglienza e ospitalità sono il valore decisivo”. Accanto alla capacità di lettura del territorio attraverso le sue trasformazioni “dando una risposta spontanea, senza le troppe trafile burocratiche”, grazie anche alla collaborazione con la Caritas e la Casa della Carità di Milano.
    Da allora ad oggi oltre 50 donne e 25 minori provenienti da nazionalità e culture diverse hanno trovato accoglienza in questo “spazio fisico” dell’ospitalità, non solo una casa ma un contesto affettivo cui consegnare e con cui condividere la propria fatica, ma anche la speranza di ricostruire la propria vita. Una speranza che poggia sul sostegno dei 70 socidell’Associazione – dal 2019 Odv (organizzazione di volontariato, ndr) – e sulla compagnia umana e discreta delle volontarie che ogni mercoledì si dedicano alla cura della casa insieme alle loro ospiti, un gruppo nato spontaneamente a partire dalla condivisione della Messa feriale che richiama alle ragioni del servizio. “Non controllori ma una presenza familiare”, ha precisato don Tarcisio, che ha condiviso per 13 anni il cammino di Casa Sunem quando era parroco a Cascina Gatti. Piccoli gesti condivisi, dal fare la spesa al sistemare casa, che generano una familiarità nei rapporti, spesso consolidati dopo il periodo di permanenza nell’alloggio.
    Configurata come casa di seconda accoglienza, le donne ospiti di Casa Sunem vengono segnalate da Associazioni e/o Enti pubblici o privati del territorio che ne hanno intercettato la storia e il momento di bisogno. Oikos, Da Donna a Donna, Creare Primavera, Cerchi d’Acqua, sono alcune delle associazioni con le quali nel tempo si è creata una sinergia che ha dato vita ad una vera e propria rete territoriale che, in una logica di complementarietà con le istituzioni, si rivela sempre più decisiva per offrire una risposta adeguata alle necessità che via via si presentano.
    Sono donne sole o con figli minori, che nella maggior parte dei casi hanno trascorso un periodo in case di prima accoglienza. Alcune hanno già un’attività lavorativa, altre sono alla ricerca di un’occupazione, e ciascuna di loro contribuisce alle spese di funzionamento della casa in base alle proprie disponibilità. In Casa Sunem possono fermarsi per un periodo di un anno, in alcuni casi rinnovabile, necessario perché riescano a consolidare un percorso che ridia loro le sicurezze di cui hanno bisogno per un reinserimento sociale e abitativo stabile.
    Come Monica, sopravvissuta ad una situazione di violenza domestica grazie all’incontro dapprima con l’associazione Da Donna a Donna che l’ha poi indirizzata a Casa Sunem, dove è rimasta ospite per tre mesi: “È per me come una casa, un luogo dove ho trovato un momento di pace dopo la tempesta per poi ricominciare”. Oggi Monica non solo è volontaria dell’Associazione, ma siede anche nel Consiglio direttivo presieduto da Massimiliano Ceresoli che ha il compito, tra gli altri, di valutare le singole segnalazioni. “La nostra città ha una storia di accoglienza che va sostenuta – ha concluso – per non disperdere quanto fatto fino ad ora”.
    Micol Mulè

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