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    CINA, VIA AL FONDO COVID ANTI RISCHI DI XI JINPING

    CINA, VIA AL FONDO COVID ANTI RISCHI DI XI JINPING

    In Cina è al via il nuovo fondo anti rischi voluto dal Presidente Xi Jinping per tamponare le conseguenze dei lockdown sull’economia.

    Più risorse per le infrastrutture, per placare i mercati e la popolazione stremata dai lockdown. Il nuovo fondo anti rischi voluto dal Presidente Xi Jinping ha anche l’arduo compito di rilegittimare una leadership che tra un lockdown e l’altro ha perso stima e credibilità. Ma non solo. È infatti tornato l’incubo degli indicatori economici, che nel secondo trimestre del 2022 hanno fatto segnare un altro calo, facendo temere il peggio. Ecco che sono arrivati sul tavolo del Governo di Pechino nuovi faraonici progetti infrastrutturali, peraltro già annunciati dal Presidente stesso, che saranno accompagnati da un fondo dedicato ai rischi sistemici istituito con una legge ad hoc su impulso della Banca centrale cinese. Il Financial stability fund, operativo già dal mese di maggio, è sostanzialmente ricalcato su un sistema di finanziamento – simile al Recovery plan – che è ormai diventano il pane quotidiano nel vecchio continente, ma che rappresenta un unicum assoluto per la Cina.

    LA RISPOSTA ALLA CRISI
    Il Paese sta vivendo in tempesta, ormai da quando, a fine 2019, iniziavano a circolare le voci su un presunto virus dagli effetti devastanti sull’apparato respiratorio delle persone. Ciò che è successo dopo lo conosciamo, ma forse, meno nota è la bolla immobiliare scoppiata nel 2021 dopo decenni di speculazioni – che combinata oggi con l’interruzione della catena logistica causata dalla politica Zero Covid portata avanti dal Governo – sembra aver mandato in tilt un’intera economia. I test di massa voluti da Xi Jinping, nell’ottica del contenimento della diffusione della variante Omicron, stanno fallendo miserabilmente, e la corsa disperata a trovare soluzioni immediate per placare i mercati e la popolazione, spiega la scelta di optare per un piano di maxistimolo agli investimenti.
    Non si tratta di una prima volta: nel 2008, infatti, durante la tempesta dei mercati finanziari, il maxistimolo da 5 trilioni di dollari riuscì a risollevare l’economia cinese nell’immediato, ma lasciando profonde cicatrici nel tessuto del Paese. La mossa, infatti, può aiutare sì nel breve, ma può anche provocare grandi disastri nel medio-lungo periodo.

    LIQUIDITÀ E TAGLIO ALLE TASSE
    La scelta manifestata dal Governo in merito alla strategia economica è quella di provvedere a nuove iniezioni di liquidità, che saranno in grado di finanziare i conseguenti tagli delle tasse che la Banca centrale vuole disporre a tappeto. Il testo, al vaglio del Congresso nazionale del popolo, presenta però diversi punti critici, che destano preoccupazioni ai più. È inoltre anche la stessa Banca centrale ad ammettere che il quadro giuridico esistente “manca di una progettazione generale e di accordi intersettoriali e interdipartimentali”. La situazione sembra quindi tutt’altro che sotto controllo. Perplessità arrivano inoltre dal fronte della normativa sulla stabilità finanziaria: la Banca centrale sostiene che le disposizioni in vigore siano “sparpagliate” e “troppo incentrate sui principi”, e le difficoltà di coordinamento e responsabilità con le istituzioni implicano problematicità non indifferenti, così come le difficoltà nel controllare i costi e la durata del processo di risoluzione dei rischio. “Verrà istituito un fondo per garantire la stabilità finanziaria e verranno utilizzati metodi basati sul mercato e sulla legge per disinnescare rischi e potenziali pericoli” ha promesso Li Keqiang durante il Work report di marzo, quando però la situazione nella gestione Covid a Shanghai era totalmente differente.

    Walter Samueli

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