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    Home Prima pagina Guerra Ucraina: situazione di stallo

    Guerra Ucraina: situazione di stallo

    Guerra Ucraina: situazione di stallo
    A quasi due mesi dall’inizio dell’invasione russa in territorio ucraino, il quadro generale sembra congelato su posizioni che non registrano novità salienti, né azioni belliche risolutive anche solo a livello locale.
    Lo sforzo russo sembra concentrarsi sempre più decisamente sui territori del Donbass e di Odessa, quasi a voler indicare i veri obiettivi di Putin, mentre la propaganda russa si sforza di diffondere notizie di prossimo raggiungimento degli obiettivi prefissati a inizio conflitto.
    Tiene banco lo stallo nelle trattative e la reciproca diffidenza tra le delegazioni dei due schieramenti, con scambi di accuse da entrambe le parti per non mantenere fede agli impegni proposti in sede di negoziati.
    Zelensky continua il dialogo con i Paesi occidentali invocando l’invio di armi per garantire la resistenza del suo esercito. Il presidente ucraino adotta uno stile comunicativo particolarmente efficace, paventando la minaccia russa anche nei Paesi europei, possibile prossimo bersaglio dei russi. La risposta degli USA in particolare non si è fatta attendere e l’amministrazione Biden si appresta ad annunciare l’invio di sistemi di artiglieria pesante da terra come gli obici, armi che possono colpire fino a 70 km di distanza.
    La stretta nei confronti di Putin si orienta, oltre che sugli armamenti alla resistenza ucraina, sulle azioni di carattere economico e su sanzioni sempre più pesanti, finalizzate a indebolire la capacità di resistere nel tempo con le azioni belliche da parte dei russi. E’ di questa mattina la notizia che le autorità dell’isola di Jersey, paradiso fiscale legato alla corona britannica nella Manica, hanno congelato l’equivalente di 5,4 miliardi di sterline di attivi (pari a circa 7 miliardi di dollari) ritenuti riconducibili all’oligarca russo Roman Abramovich. Lo riferisce l’agenzia Bloomberg, sottolineando il ruolo non proprio di second’ordine del magnate russo e fiduciario di Putin.
    Se le azioni belliche sembrano ristagnare principalmente sul fronte sudorientale dell’Ucraina, a tenere banco nelle dichiarazioni dei diversi leader sono le richieste di processare Putin per crimini di guerra. Si moltiplicano, infatti, le denunce di vari sindaci ed esponenti ucraini nelle si quali documentano episodi diffusi di violenze e crimini umanitari. L’Occidente, Biden in testa, ha lanciato l’accusa esplicita contro Putin, reo di aver ordinato le efferatezze che si moltiplicano di giorno in giorno; per contro, appare sempre più debole la replica russa che accusa Zelensky di inventare stragi inesistenti di civili.
    In una guerra sempre più devastante e sempre più combattuta anche attraverso i mezzi di comunicazione, si snodano anche gli scenari interni dei singoli Paesi, come, ad esempio, la Francia di Macron alle prese con una campagna elettorale non scontata negli esiti. Lo stesso dicasi per Germania e Italia, dove nessuno ha avuto il coraggio di intraprendere iniziative serie sul piano diplomatico, prova di una limitata volontà di porre fine alla guerra, se non con la capitolazione della minaccia sovietica.
    Gli interessi economici in ballo nello scenario mondiale sono traballanti e nessuno vuol perdere l’occasione di acquisire vantaggi da monetizzare al termine di questa guerra sempre più sporca. Resta da capire come potrà ricomporsi un quadro che ad oggi ha mischiato le carte del mazzo delle varie potenze mondiali, ma che non ha ancora definito le regole del gioco, lasciando aperto un varco pericoloso nel quale la follia di chi sta per uscire di scena nel peggiore dei modi (Putin) e gli egoismi delle superpotenze potrebbero trovare terreno fertile per ambizioni mai sopite, come quelle americane, o stimolate a provare l’azzardo di imporsi come nuovo big player, come la Cina, in bilico tra egemonia nel mondo asiatico e desiderio di espansione economica.
    La vecchia Europa ha un’occasione che solo a tratti sta dimostrando di saper cogliere, a patto che riprenda il disegno originario dei padri fondatori e non si lasci ingolosire da un ruolo da protagonista che non è ancora in grado di recitare.
    Pietro Broccanello

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