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    Ucraina: obiettivo primario di Mosca è il Donbass, Bruxelles promette nuove sanzioni

    Ucraina: obiettivo primario di Mosca è il Donbass, Bruxelles promette nuove sanzioni

    La cronaca della giornata di ieri rispetto alla guerra in Ucraina vede al centro l’accordo USA-Ue per la fornitura di gnl in modo da sostituire le importazioni russe. Continuano i bombardamenti a Kharkiv e Mariupol, l’obiettivo primario della Russia è il controllo del Donbass. Biden si è recato in Polonia e insieme a Bruxelles ha annunciato nuove sanzioni contro il Cremlino. Zelensky ringrazia ma si scaglia contro il primo ministro ungherese Orbàn, contrario alle sanzioni.

    Giornata di importanti incontri e decisioni diplomatiche quella di ieri rispetto alla situazione in Ucraina. Il presidente americano Joe Biden si è recato in Polonia, poco vicino al confine con l’Ucraina, per incontrare i soldati americani e i profughi ucraini. Il leader degli Stati Uniti ha ribadito che Washington reagirà con forza se la Russia dovesse fare impiego di armi chimiche o biologiche.

    Vista la situazione attuale e le recenti pressioni degli alleati, Biden sembra anche stare cambiando rotta rispetto alle sue promesse elettorali in merito all’uso di armi nucleari, abbracciando il tradizionale approccio americano che prevede il loro impiego come deterrente qualora ci si dovesse trovare “in circostanze estreme”.

    Ancora, il leader Usa si è nuovamente dimostrato favorevole all’espulsione della Russia dal gruppo delle principali economie del G20. Eventualità rispetto alla quale il Cremlino, tramite il suo portavoce Peskov, ha risposto che – vista la situazione attuale con la maggior parte dei Paesi in guerra economica con la Russia – si tratterebbe naturalmente di un evento problematico ma che non rappresenterebbe “nulla di terribile”.

    Intanto i leader Ue hanno approvato ieri la cosiddetta bussola strategica, un documento su cui Bruxelles lavora da circa 2 anni, che prevede un parziale aumento del dispiegamento di forze militari e delle esercitazioni condotte da ciascun Paese membro per prevenire situazioni di emergenza difensiva. Si tratta comunque di un cambiamento modesto, visto è previsto un dispiegamento di 5000 soldati e 200 esperti in missioni di politica di difesa e sicurezza comune.

    E sempre sul fronte diplomatico, due giorni dopo la notizia che Putin ha deciso di accettare solamente pagamenti in rubli per l’acquisto di gas, gli Stati Uniti hanno annunciato che firmeranno un accordo con l’Europa per la fornitura di gnl in modo da sostituire l’importazione russa. C’è da capire nel tempo quanto questa soluzione possa essere sufficiente.

    Usa e Ue hanno inoltre preannunciato un ulteriore aumento delle sanzioni ai danni della Russia. Il presidente Zelensky, in un video trasmesso ieri notte, dopo aver nuovamente richiesto la possibilità per l’Ucraina di entrare a far parte dell’Ue ha ringraziato i 27 per il sostegno, biasimando però il ritardo con cui a suo modo di vedere questi si sono mossi nell’attuazione delle sanzioni.

    Un duro botta e risposta si è invece verificato tra lo stesso Zelensky e il primo ministro dell’Ungheria Viktor Orbàn. Dopo le ripetute richieste di aiuti e di sanzioni contro Mosca da parte dell’Ucraina, infatti, il leader ungherese si è opposto risolutamente dicendo che l’Ungheria non ha intenzione di essere coinvolta in prima persona nel conflitto e definendo persino le sanzioni “inaccettabili”. Al che Zelensky ha ribattuto intimando l’Ungheria di decidere da che parte stare e accusandola per la sua “neutralità”.

    Mentre si assiste a questo “fermento” diplomatico, sul campo continuano con ferocia i combattimenti. I bombardamenti e missili russi hanno sferrato pesanti attacchi contro diverse città tra cui Irpin, a nord di Kiev, mentre a Kharkiv è stato colpito un ospedale e un importante deposito di carburante ucraino è stato messo fuori uso. Lo scenario forse attualmente più drammatico si sta verificando a Mariupol, dove un bombardamento ai danni di un teatro ha causato almeno 300 vittime.

    Kiev ha inoltre accusato le forze di Putin di aver deportato 400mila civili ucraini, mentre sale sempre di più il numero delle vittime del conflitto tra cui si contano 135 bambini uccisi.

    Il Cremlino ha affermato che il proprio obiettivo primario sarebbe quello di ottenere il controllo del Donbass per motivi strategici, e ha aggiunto che vorrebbe concludere il conflitto entro il 9 maggio. D’altro canto l’analisi militare riporta un progressivo recupero di terreno da parte delle forze ucraine e la guerra lampo, come ormai si è visto, è ampiamente fallita. Ciononostante, sebbene finora le perdite maggiori si siano verificate nelle truppe di Mosca, il tempo continua a giocare a favore dei russi.

    Pietro Broccanello

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