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    Ucraina, Mosca si difende dopo attacco a centro commerciale. Relazioni diplomatiche a rischio

    Ucraina, Mosca si difende dopo attacco a centro commerciale. Relazioni diplomatiche a rischio
    Negli ultimi giorni la situazione relativa alla guerra in Ucraina si fa ancora più critica e le tensioni aumentano. Ieri Mosca si è difesa rispetto all’attacco sul centro commerciale di Kiev, intanto a Mariupol si contano 3mila vittime tra i civili e la flotta russa ha bombardato il porto di Odessa. Le relazioni diplomatiche tra Russia e Usa rischiano la rottura.
    I ripetuti attacchi da parte delle forze russe contro le numerose città ucraine e, soprattutto, contro edifici e zone residenziali – che hanno già causato una strage di vittime tra i civili – hanno ormai portato alla esplicita accusa e all’unanime condanna da parte dei leader dei Paesi occidentali, Stati Uniti in primis.
    Già ieri mattina c’è stato molto clamore per l’attacco russo, avvenuto ieri notte, ai danni di un centro commerciale nel centro di Kiev, che ha causato la morte di 8 persone. A seguito della raffica mediatica di condanne rispetto all’ennesimo – e sempre più ingiustificato – esempio di violenza russo nelle zone abitate delle città ucraine, Mosca si è difesa dicendo che il centro commerciale veniva in realtà usato come deposito di munizioni e missili.
    Il portavoce del ministero della Difesa russo ha infatti comunicato che all’interno dell’edificio si nascondevano una batteria di sistemi multipli di lanciamissili e un deposito di munizioni, coi quali le unità nazionaliste ucraine avrebbero aperto il fuoco per diversi giorni contro i militari russi.
    Il sindaco della capitale ucraina ha annunciato un nuovo coprifuoco di 35 ore, cominciato già ieri sera e che durerà fino a domani mattina, invitando nuovamente tutti i cittadini a raggiungere i rifugi, ormai diventati un luogo abitato più della propria casa.
    Intanto anche nelle altre città, ormai da molto tempo assediate e messe in ginocchio dai bombardamenti e raid russi, la situazione si fa sempre più difficile. A Mariupol, dove le bombe russe cadono in media ogni 10 minuti, il bilancio delle vittime tra i civili ha superato le 3mila persone. Ma fare la conta delle vittime è ancora pressoché impossibile, considerando che molte persone vengono sepolte in fosse comuni, molte altre rimangono insepolte per le strade, e infine un numero ancora maggiore rimane intrappolato sotto le macerie degli edifici, sepolto vivo.
    Ma l’offensiva di Mosca non si limita agli attacchi via terra o nel cielo. Sempre nella giornata di ieri due navi russe sono apparse in un’incursione a distanza nel porto di Odessa, altra città fortemente bramata dai Russi per la sua posizione strategica. Secondo quanto riportato dal portavoce del quartier generale operativo dell’amministrazione militare regionale di Odessa, le navi si sono avvicinate al porto e hanno aperto il fuoco “in modo indiscriminato”. In seguito l’artiglieria delle forze armate ucraine ha risposto al fuoco riuscendo ad allontanare le navi nemiche dalla riva.
    Anche per quanto riguarda i corridoi umanitari la situazione non è quella prevista secondo gli accordi: ieri sono stati concordati 8 nuovi corridoi umanitari per permettere ai civili ucraini fuggire dalle città, tuttavia nessuno di questi riguarda la città assediata di Mariupol e, in generale, anche i corridoi effettivamente attivi stanno garantendo solo molto parzialmente i risultati sperati. La vice prima ministra ucraina Iryna Vereshchuk ha infatti spiegato come gli sforzi per raggiungere Mariupol con scorte umanitarie stiano continuando a fallire.
    Ed è proprio sul fronte diplomatico che (se così si può dire) si registrano le notizie più preoccupanti. Ieri mattina è avvenuto un altro round di negoziati di un’ora e mezza tra la delegazione ucraina e quella russa, ma a quanto è emerso sono stati fatti pochissimi progressi nella direzione di una risoluzione del conflitto. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha riferito solamente che la Russia continua ad attendere che l’Ucraina si dimostri “più disponibile” rispetto alle richieste russe di neutralità, e ha anche aggiunto che sono ancora lontane le condizioni per un incontro tra i due presidenti Putin e Zelensky, almeno finché i negoziati non approderanno a risultati più concreti.
    Intanto le relazioni tra Russia e Usa si trovano in un frangente alquanto delicato. Il ministro degli Esteri russo ha convocato l’ambasciatore americano John Sullivan per consegnargli una nota di protesta contro i commenti “inaccettabili” rivolti contro il presidente russo Vladimir Putin da Joe Biden, definendolo “criminale di guerra” e “dittatore assassino”. Secondo la Russia, le parole del presidente Usa potrebbero addirittura causare una rottura dei rapporti tra le due superpotenze.
    Pietro Broccanello

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