martedì, Febbraio 27, 2024
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    Ucraina: è iniziata l’invasione di Putin?

    Ucraina: è iniziata l’invasione di Putin?
    Esistono momenti nella storia del mondo in cui anche il racconto dei fatti riveste una scelta di campo. Ieri sera il Presidente Russo Putin ha deciso, unilateralmente e in violazione degli accordi di Minsk, di riconoscere le due repubbliche separatiste che compongono il Donbass. Subito dopo, con ampio e generoso spirito umanitario, ha inviato truppe oltre il confine in una missione di pace. Tutto questo può essere chiamato in molti modi. “Invasione” non è certamente inappropriato. La Comunità Internazionale sta assistendo ammutolita agli eventi e non usa questo termine nella speranza che i soldati russi non decidano di proseguire, limitandosi a sancire uno stato che di fatto esiste da quasi un decennio: due province Ucraine che di fatto hanno dichiarato la secessione. Non è un unicum nella storia, era già successo. Quando nel ’38 Hitler decise di annettere la città di Danzica, molti in Inghilterra e Francia pregarono di lasciarlo fare, nella speranza che questo non fosse il prologo all’invasione della Polonia.

    Sappiamo tutti come sia finita. Il 2022 non è il 1939 e Putin non è Hitler, anche se non certo per mancanza di buona volontà. La costante è credere che l’appeasement, la ricerca a tutti i costi della pace facendo concessioni continue, funzioni. Non è così. Non lo è stato quando l’Occidente ha chiuso un occhio sulla Transnistria o sull’Ossezia del Sud. Non sarà così oggi in Donbass. La variabile, stavolta, è che il principale alleato russo, la Cina, ha il grosso problema che ad avallare la visione del Diritto Internazionale di Putin non ci guadagna poi molto. Taiwan, Hong Kong, Singapore, le terre Uiguri, sono tutti pezzi di Cina che un domani potrebbero chiedere lo stesso trattamento del Donbass. E a Pechino certe cose non piace nemmeno immaginarle.

    Staremo a vedere, intanto l’Occidente, come a Praga, come a Budapest, sta a guardare i carri armati invadere un paese vicino in nome della pace. Stavolta, perlomeno, minaccia sanzioni. Ci auguriamo, pur credendoci poco, che la minaccia funzioni.

    Ma vediamo la cronaca dei fatti di ieri:

    I leader delle Repubbliche popolari autoproclamate di Donetsk e Lugansk nel Donbass hanno chiesto a Putin di riconoscerle come indipendenti e il presidente russo si è dichiarato disponibile a valutare la loro richiesta. Intanto però gli USA prospettano un attacco violento da parte dei russi nei prossimi giorni, gli stessi vertici russi definiscono la situazione molto tesa.
    Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato ieri al suo Consiglio di sicurezza che è necessario valutare la richiesta avanzata dai leader delle Repubbliche nel Donbass, prefigurando una nuova situazione di grande tensione nella crisi dell’Est Europa. Lo stesso Putin ha affermato (almeno formalmente) che non è sua intenzione annettere le due regioni.
    Intanto, però, dagli Stati Uniti arrivano notizie tutt’altro che confortanti, e che dimostrano che la tensione è alle stelle per quanto riguarda il fronte ucraino. Secondo gli americani un attacco violento dei russi è probabile già nei prossimi giorni, visto l’aumento di forze armate e gli episodi verificatisi negli ultimi tempi. La Russia continua a smentire il proposito di invasione dell’Ucraina, ma, al contempo, lo stesso Putin ha definito la situazione “estremamente tesa” e ha fatto intendere che gli accordi di pace di Minsk hanno una prospettiva alquanto corta.
    Tali dichiarazioni arrivano in una giornata, quella di ieri, già alquanto critica anche per via di un “giallo” riguardante un’operazione proprio sul confine ucraino. La Russia aveva annunciato l’uccisione di cinque “sabotatori” ucraini intercettati mentre cercavano di oltrepassare il confine, ma il ministero dell’Interno ucraino ha negato sia l’uccisione di propri uomini che la presenza di propri soldati all’interno dei territori russi. L’episodio ha chiaramente complicato i tentativi di mediazione avvenuti negli ultimi giorni, soprattutto dopo che il presidente francese Emmanuel Macron aveva appena comunicato l’organizzazione di un incontro tra il presidente americano Joe Biden e Vladimir Putin, assicurando di avere già ottenuto l’assenso di entrambe le parti. Il presidente americano aveva accettato, a condizione che nel frattempo non si fossero verificati attacchi ai danni di Kiev. Ora la Russia ha ridimensionato le aspettative, comunicando che non ci sono programmi effettivi di partecipazione al summit e che le condizioni per quest’ultimo sono ancora premature.
    In particolare, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha riferito che la Russia non sarebbe in linea di principio agli incontri diplomatici sulla questione ucraina, tuttavia è bene che prima vengano stabiliti con precisione gli obiettivi che s’intende raggiungere. Tra questi, il più decisivo per la Russia è probabilmente il “no” all’ingresso dell’Ucraina nella Nato. Su questo fronte, gli USA avrebbero assicurato a Putin la possibilità di introdurre una moratoria sull’entrata dell’Ucraina nel Patto Atlantico, ma mancano ancora le conferme definitive che farebbero – forse – tranquillizzare un po’ gli animi dei russi.
    Nel frattempo Kiev denuncia un alto livello di minaccia, con 147mila militari russi schierati sul confine tra i due Paesi. Il lavoro delle diplomazie intanto rimane molto intenso, con i ministri degli Esteri Ue che si sono riuniti ieri in mattinata e il cancelliere tedesco Olaf Scholz che ha in programma a brevissimo una telefonata con il presidente Putin. L’Alto rappresentante per la politica estera Ue, Josep Borrell, ha ribadito che sono già pronte pesanti misure qualora la Russia dovesse invadere l’Ucraina, e la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha confermato il pieno sostegno dell’Europa all’Ucraina, dando il via libera a un pacchetto di 1,2 miliardi a sostegno di quest’ultima.
    Pietro Broccanello e Luca Rampazzo

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