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    COREFAB società benefit – l’attività di team building non è per tutti. Ma lo può diventare

    COREFAB società benefit – l’attività di team building non è per tutti. Ma lo può diventare.

    Non è vero!

     

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    Non è vero che tutti sarebbero entusiasti all’idea di partecipare ad una qualunque attività di #teambuilding suggerita, o organizzata, dalla propria azienda. Del resto, team building non fa rima con entusiasmo. E non solo per via dell’evidente mancanza di assonanza. Non fa rima con entusiasmo perché ognuno di noi ha una percezione diversa della realtà. Ha una percezione diversa dell’entusiasmo. E, parimenti, vive in maniera profondamente diversa la propria esperienza aziendale.
     
    Quindi, sebbene alcuni nostri follower (“seguaci” è molto meno sensuale) affermino il contrario (vedi qui: bit.ly/3B8okHe), nel corso del 2021 Corefab Società Benefit ha intervistato (quasi) tutti partecipanti alle proprie attività. Un campione ben più rappresentativo del precedente, naturalmente: parliamo di oltre 1600 persone (gli intervistati) tra i 23 e i 59 anni, molte delle quali (il 76,1%) hanno dichiarato di non aver mai partecipato ad attività similari (sic!). Forse niente di considerevole in termini assoluti. Tuttavia pare che le aziende realmente attratte all’idea di strutturare momenti esperienziali per i collaboratori siano ancora (relativamente) poche. In questo caso, allora, il campione potrebbe diventare significativo. O almeno, potremmo considerarlo un valido punto di partenza per fare delle riflessioni. Ad ogni modo, qual è stato il risultato?
     
    – il 26,9% dei partecipanti ha ammesso di essersi sentito un po’ preoccupato (leggi, titubante) all’idea di vivere un’esperienza fuori dall’ordinario;
    – l’10,8% si è dichiarato del tutto indifferente nel momento in cui l’azienda ha rivolto l’invito ai collaboratori;
    – il 3,1% ha dichiarato di esserne infastidito. Proprio così: addirittura in-fas-ti-di-to (penso spesso a qualche “brontolone” che scandisce quella parola. E mi vengono i brividi).
     
    In altre parole, oltre il 40% dei partecipanti non era convinto. Non ha vissuto con entusiasmo quell’invito aziendale. Ciò sebbene l’azienda, immagino, potesse sperare in reazioni ben diverse. La riflessione è d’obbligo, ma prima di farla aggiungo un altro dato. Giusto per rincuorare tutti del fatto che comunque, all’esito dell’esperienza, la reazione delle stesse persone è stata ben diversa. Quasi opposta.
     
    Infatti, alla domanda “quanto hai gradito l’esperienza fatta oggi?” (parte del medesimo questionario) il 96,6% dello stesso campione di riferimento ha ammesso di aver apprezzato l’esperienza. L’attività di team building ha vinto su tutti, o quasi.
     
    Bene. Benissimo. Alla fine è andato tutto bene. State tranquilli. Ma il punto non è quello. Il quesito rimane un altro. Dovremmo comunque trovare il modo di spiegarci quel primo risultato. Perché oltre il 40% delle persone invitate all’esperienza di team building non era affatto convinta di voler partecipare?
     
    Che fossero tutte persone timide? Che fossero tutte persone preoccupate di dover “performare” (si fa per dire, ci mancherebbe) in attività molto diverse da quelle per cui si è generalmente conosciuti in azienda? Tutte? No, non può essere. Magari alcuni, ma non tutti. Forse invece che alcuni di loro non riescono a percepire l’ambiente di lavoro come un luogo che dovrebbe funzionare anche dal punto di vista emotivo per produrre risultati migliori? Un luogo che dovrebbe registrare e monitorare il generale clima delle risorse (lo diciamo spesso) affinché l’engagement (il coinvolgimento) sia costante nella storia di un’impresa e delle persone che la costituiscono?
     
    Ripetere che #siamotuttindispensabili, evidentemente, non basta. Ed essere contenti che tutti (o quasi) al termine delle relative esperienze fossero entusiasti potrebbe essere altrettanto limitante. L’attività di team building rimarrà un evento straordinario nella vita di un’azienda. Anche quando diventa una prassi, una costante. Un’esperienza da ripetere ogni anno, ogni sei mesi, ogni quanto avete voglia di farne. La necessità di un team forte e ingaggiato rimane invece una necessità costante nel tempo. Un elemento essenziale da allenare di continuo. Senza fretta, senza sosta. Affinché quel 40% possa iniziare a vivere con entusiasmo non solo l’invito a partecipare alla prossima “pagaiata”, alla prossima “cooking class”, ma anche l’invito a collaborare attivamente alla costruzione dell’impresa. Così che i singoli possano riuscire a vivere l’esperienza aziendale in maniera positiva. Respirando le relazioni e consapevole di poter avere qualcosa di nuovo da imparare ogni giorno. Tutti i giorni.
     
    Fino alla prossima attività di team building, divertente o profonda, che in ogni caso aiuta. 🙂
     
    Marco Menoncello
    www.corefab.it
     

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