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    Ucraina, rischio invasione russa sempre più vicino. La risposta della Nato.

    Ucraina, rischio invasione russa sempre più vicino. La risposta della Nato.

    Aumenta giorno dopo giorno la tensione tra la Russia e gli Stati Uniti sulla questione Ucraina. Dalla Nato arrivano notizie sempre più preoccupanti sulla possibile invasione da parte della Russia. Biden ribadisce la volontà di rispondere con risolutezza in caso di aggressione.

    La Russia di Vladimir Putin non sembra intenzionata a tirarsi indietro rispetto alle sempre più intense attività di armamento condotte negli ultimi tempi in prossimità dei confini con l’Ucraina, che stanno portando a pensare in maniera sempre più esplicita alla possibilità concreta di una reale aggressione russa ai danni della vicina di casa.

    Tra le operazioni più recenti ed eclatanti, infatti, ci sono stati il dispiegamento di circa 100mila soldati lungo tutto il confine con l’Ucraina e l’annuncio di esercitazioni missilistiche che si terranno a febbraio nell’adiacente Bielorussia.

    Ma il versante prettamente bellico non sembra affatto l’unico su cui Mosca sarebbe al lavoro nell’ottica di rovesciare il governo di Kiev. Negli ultimi giorni infatti la Nato ha parlato anche di pesanti attacchi informatici, cyberattacchi, sabotaggio e molte altre forme che rendono il tentativo di golpe russo uno scenario sempre più probabile.

    Non è un grande mistero peraltro la presenza di ufficiali dell’intelligence del Cremlino che da tempo lavorano all’interno dell’Ucraina per programmare un’ampia gamma di azioni aggressive, come ha detto in questi giorni il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg.

    Dal canto suo, il presidente americano Joe Biden ha ribadito a chiare lettere la prontezza degli USA ad intervenire con risolutezza insieme ai suoi alleati in caso di effettiva invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

    Gli Stati Uniti hanno inoltre convocato una riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu programmata per il 31 gennaio. Nel frattempo sono stati messi in stato d’allerta circa 8.500 soldati delle truppe americane, pronti ad essere mobilitati in caso di un’offensiva russa, dopo che in questi giorni il Pentagono ha riportato un’ulteriore intensificazione nello schieramento di forze armate russe al confine con l’Ucraina e in Bielorussia.

    Mentre il Consiglio dell’Atlantico del Nord, ossia l’organo di governo della Nato, si riunirà a livello di ministri della Difesa a Bruxelles il 16 e 17 febbraio. Il meeting, che non è straordinario ma rientra nella normale programmazione delle ministeriali Nato, avrà senza dubbio la questione ucraina tra i temi principali all’ordine del giorno.

    In ogni caso, allo stato attuale, la palla è in mano alla Russia e ha l’aria di rischiare di rimanerci per un bel po’ di tempo. Nel lungo colloquio telefonico avvenuto quest’oggi tra il presidente francese Emmanuel Macron e Vladimir Putin, infatti, il leader russo ha accusato le risposte fornite dagli USA e dalla Nato di non tenere sufficientemente conto delle preoccupazioni esternate dalla Russia, ovvero di impedire l’espansione della Nato e il dispiegamento di armi in prossimità dei confini russi.

    D’altronde la Russia non ha particolarmente fretta di reagire alle risposte degli Stati Uniti e della Nato in merito alle alle sue richieste per le garanzie di sicurezza, dalle quali ha fatto dipendere – strategicamente – il suo atteggiamento rispetto alla soluzione della crisi ucraina.

    Sebbene il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, abbia dichiarato la non volontà, perlomeno esplicita, della Russia di risolvere la situazione in maniera bellicosa, al contempo il Cremlino non intende indietreggiare rispetto ai propri interessi e sembra intenzionata a prolungare un braccio di ferro che ha già mostrato qualche incrinatura nel rapporto tra americani ed europei.

    La situazione complessiva è dunque alquanto delicata, e la speranza che possa effettivamente risolversi in maniera diplomatica è appesa a un fragile gioco di intrecci e di interessi non propriamente collimanti tra loro.

    Pietro Broccanello

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