sabato, Aprile 20, 2024
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    I NODI VENGONO AL PETTINE – L’ELEZIONE DEL PRESIDENTE MOSTRA I LIMITI DELLA POLITICA ITALIANA

    I NODI VENGONO AL PETTINE – L’ELEZIONE DEL PRESIDENTE MOSTRA I LIMITI DELLA POLITICA ITALIANA
    Pochi mettono in evidenza che a questa elezione si arriva con tre nodi strettamente legati insieme e che rendono più difficile un passaggio già di per sé cruciale.
    Un nodo sta in Parlamento: un terzo dei parlamentari è “abusivo”, da quando la riforma ne ha ridimensionato il numero. Le decisioni parlamentari sono viziate da tale circostanza, che porta i deputati e i senatori ad accettare silenti l’esproprio della loro potestà legislativa (salvo esercitarla, quasi per rivalsa, su problemi “essenziali” come l’eutanasia o altre leggi eticamente discutibili) e può indurli a fare, per l’elezione del Presidente, non la scelta più conveniente per il paese, ma quella che maggiormente garantisce la loro momentanea sopravvivenza parlamentare.
    L’altro nodo sta nel governo: è fondamentale che il governo governi, per gestire le tre transizioni che porteranno il Paese fuori dalla tempesta verso acque più tranquille. La transizione sanitaria, quella energetica e quella digitale, con le implicazioni non solo economiche ma anche organizzative sulla Pubblica Amministrazione, sulla economia, sul lavoro, richiedono mano ferma e strategia forte, per i tanti delicati passaggi legislativi ed attuativi ancora da perfezionare.
    Il terzo nodo sta nella Presidenza della Repubblica, e nei rapporti con l’Europa: non è la Presidenza che fa da garante della nostra credibilità europea. Nessuno conosce il Presidente dell’Austria, o della Germania, o ricorda che la Spagna è ancora una monarchia: nei sistemi di quei Paesi, come in Italia, la centralità politica è quella della Presidenza del Consiglio, ed è l’autorevolezza del Presidente del Consiglio che garantisce verso i partner europei il rispetto dei patti.
    I partiti, di fronte a questi nodi, oscillano tra due soluzioni, entrambe dannose per il Paese. Da una parte tendono all’immobilismo, sperando di cristallizzare la situazione almeno fino a quando non sarà più possibile ignorarla, con la speranza che un anno di vita fino alle elezioni “aggiusti le cose” secondo il vizio italico di sperare nella buona stella, anziché lavorare con la necessaria serietà e e con competente impegno. Dall’altra sono tentati di applicare, a Costituzione invariata, una sorta di “golpe bianco”, trasferendo il Presidente Draghi sul Colle e dandogli mandato di governare “per interposta persona”, per evitare nell’immediato l’implosione del sistema.
    È troppo sperare in un sussulto di dignità? E d’altra parte, dove si vede, nel Paese, nei “corpi intermedi” logorati da due anni di crisi economica e sanitaria durissima, nell’opinione pubblica sfiancata dall’altalena di speranze e paure sull’uscita dalle restrizioni pandemiche, una pressione forte per “costringere” la classe politica ad una assunzione di responsabilità?
    Dove si vede una realtà politicamente nuova, che dia voce ed organizzi un popolo sfiduciato e stanco, mettendo in campo modalità nuove, mentalità e proposte adeguate, su ciò che davvero conta e interessa per il futuro del Paese: realizzare al meglio la transizione sanitaria, quella energetica e quella digitale, fuori da ideologie e schemi del passato, per garantire un futuro decoroso alle prossime generazioni?


    Insieme si propone di essere la novità di cui c’è bisogno, ma la strada è ancora molto lunga. Solo un’ effettiva presenza territoriale e la capacità di dialogo con i “mondi vitali” può dare frutto, un frutto che non sia solo funzionale alla politica “dei politici”, ma realizzi un nuovo patto sociale che permetta al Paese di crescere, tutti insieme senza lasciare indietro nessuno.

    Andrea Tomasi

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