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    Mulino di Gorgonzola: un pezzo di storia da salvare

    Mulino di Gorgonzola: un pezzo di storia da salvare
    Tra le responsabilità della politica e della buona amministrazione vi sono compiti che a prima vista possono sembrare di second’ordine, come la cultura nelle sue diverse forme; ma, a ben vedere, da sempre il primo segnale di civiltà umana è legato alla capacità di valorizzare la propria storia e da essa trarre spunti per il presente. Anche da un punto di vista dell’attrattività di un territorio o di una comunità locale.
    E’ il caso del Molino Vecchio di Gorgonzola, un paesone alla periferia orientale di Milano.
    L’amministrazione comunale ha fatto sapere di aver partecipato a un bando del Ministero dei Lavori pubblici chiedendo 270 mila euro per poter effettuare il recupero dell’antico edificio.
    La misura attiene all’ambito degli interventi per la rigenerazione urbana, per la quale sia il Governo sia la Regione Lombardia hanno da poco approvato leggi e previsto stanziamenti atti a favorire il recupero e la messa in sicurezza di siti ed edifici del tessuto urbanizzato dei vari comuni al fine di valorizzare il patrimonio esistente, sia da un punto di vista del bene immobiliare, sia per le ricadute legate al turismo green e culturale che tali interventi possono generare come indotto.
    La volontà dell’amministrazione comunale è determinante nell’attuazione e realizzazione dell’intervento, al punto che sono state accantonate risorse nel bilancio comunale che però da sole non sono sufficienti a sostenere un intervento particolarmente costoso e delicato, vista anche la valenza architettonica del manufatto.
    Attualmente il Mulino Vecchio è in condizioni pessime e rappresenta un pericolo anche per la sicurezza, visto che si è dovuto transennarlo e metterlo in condizioni di non arrecare danni in caso di crollo; l’esito della domanda di finanziamento sarà noto a fine novembre e il comune è pronto ad avviare il cantiere già dai primi mesi del 2022.
    Antico e amatissimo, il molino vecchio gorgonzolese, è un bene particolarmente stimato, e riconosciuto anche da addetti ai lavori. Lo scorso anno ha guadagnato un primo posto nazionale, nella categoria “mulini”, al concorso “I Luoghi del cuore” indetto dal FAI, il Fondo Ambiente Italiano.
    Il recupero del mulino che. come afferma l’assessore comunale ai lavori pubblici Badia Castelli, macinava grano ben prima della scoperta dell’America, è una priorità per il rilancio del territorio famoso per il prelibato formaggio di cui porta il nome.
    Il progetto presentato dal comune intende non solo valorizzare il recupero del bene, ma vuole renderlo elemento di attrattività attraverso iniziative di carattere educativo, culturale e sociale.
    Oltre al restauro della ruota tipica dei mulini ad acqua, l’amministrazione comunale intende procedere anche al recupero degli immobili circostanti che costituiscono parte integrante dell’antico insediamento. Il mulino rappresentava un fattore fondamentale nella capacità di sussistenza e quindi generava spontaneamente intorno a sé una vera e propria comunità costituita da piccoli borghi, cascine e ambiti di lavoro per tutta la comunità.
    Alcuni nodi problematici legati al progetto d recupero riguardano l’accessibilità e il passaggio sopra la roggia Bescapera che alimentava un tempo il mulino fornendo l’energia alle pale per produrre farina.
    Intorno al progetto di recupero si è stretta tutta la comunità gorgonzolese, in primis l’associazione Concordiola, promotrice anni fa di una raccolta di firme per la rinascita del vecchio borgo, grazie al cui operato il Mulino è diventato oggetto di attenzione del FAI.
    Dalle carte d’archivio si evince che il Mulino Vecchio esisteva sicuramente già nel 1490. Un documento di quell’anno certifica infatti il passaggio della struttura dal duca Galeazzo Sforza a Gualtiero Bascapè, giudice dei dazi e uomo di fiducia di Lodovico il Moro.
    L’importanza del recupero del bene è testimoniata anche dal FAI che nel dare il riconoscimento al concorso menzionato afferma che esso rappresenta “un pregevole esempio di quella diffusa rete di attività molitoria che aveva nella fascia irrigua a sud del naviglio della Martesana il suo punto di forza. Uno dei più antichi mulini ancora esistenti del naviglio della Martesana”.
    La ruota è rimasta attiva fino al secondo dopoguerra macinando cereali e torchiando semi oleosi.
    Dal 2005 il mulino è diventato proprietà comunale e da allora è rimasto abbandonato fino ad oggi.
    La speranza accesa dall’impulso dato dalla attuale amministrazione comunale può riportare in vita, seppur in modo diverso, un pezzo di storia importante e rilanciare l’attrattività del territorio fornendo così un moderno ulteriore contributo alla comunità locale, come un tempo faceva macinando giorno dopo giorno.
    Pietro Broccanello

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