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    Scuola: priorità sociale e cifra di libertà

    Scuola: priorità sociale e cifra di libertà
    Flavio Felice
    «Finché la scuola in Italia non sarà libera, neppure gli italiani saranno liberi; essi saranno servi, servi dello Stato, del partito, delle organizzazioni private o pubbliche di ogni genere […]. La scuola vera, libera, gioiosa, piena di entusiasmi giovanili, sviluppata in un ambiente adatto, con insegnanti impegnati nella nobile funzione di educatori, non può germogliare nell’atmosfera pesante creata dal monopolio burocratico statale» Luigi Sturzo
    In una società come la nostra in cui il ruolo di ciascuno dipenderà dalle conoscenze acquisite, l’investimento nell’intelligenza, nell’istruzione e nella formazione avrà un ruolo chiave per far sì che ciascun individuo possa costruire la propria qualifica nell’attuale “società conoscitiva”. Pertanto, riteniamo che l’attenzione ai bisogni concreti delle persone ci induca a sottolineare l’importanza della scuola e del sistema formativo delle nuove generazioni. Colpevolmente la politica di questi anni se ne è dimenticata. Quindi, la scuola torni a educare e l’università persegua un equilibrio tra specializzazione e sviluppo umano, senza mai perdere di vista la “società della conoscenza”.
    Priorità alla scuola, in quanto primo fattore di inclusione sociale, significa che lo Stato e le istituzioni localidevono porre al centro della loro attenzione il reperimento di accresciute risorse finanziarie e fisiche, insieme ad un profondo rinnovamento dei meccanismi di reclutamento del personale docente, e ad un più attento sistema di valutazione dei risultati (ivi compreso il recupero dell’abbandono scolastico) e a un serio programma di borse di studio per i meno abbienti e i meritevoli.
    Riteniamo che priorità alla scuola voglia dire poter mettere realmente al centro l’alunno, vale a dire poter costruire ambienti di apprendimento motivanti e rispondenti ai bisogni educativi del discente; vuol dire contrastare la dispersione scolastica; far sì che la scuola sia realmente “di tutti e di ciascuno”.
    Siamo convinti che priorità alla scuola dovrebbe tradursi nellattivazione di percorsi didattici che puntino a far acquisire la maturazione personale, l’autonomia e lo sviluppo delle competenze del “saper fare” e del “saper imparare”, dell’imparare a valutare ed ad auto valutarsi, vuol dire sviluppare un vero “percorso di orientamento” finalizzato a dotare gli allievi di adeguati strumenti per conoscere meglio se stessi, per imparare a pensare, al fine di orientarsi in una realtà complessa ed individuare il percorso di studio e/o di lavoro più consono a ciascuno.
    Per tali ragioni, priorità alla scuola vuol dire spianare la strada, nel senso letterale del termine, a quanti sono a rischio di abbandono: potenziare le infrastrutture, i sistemi viari e di trasporto, la banda larga; vuol dire accorciare le distanze fisiche e gli ostacoli, anche materiali, che si frappongono al raggiungimento degli obiettivi di welfare.
    In una prospettiva di dignità e libertà della scuola, i popolari e i liberali dovrebbero collaborare affinché si superi la dicotomia, propria di una vecchia cultura, tra scuola pubblica statale e scuola pubblica paritaria, di ogni orientamento religioso o culturale che sia. Va riconosciuto il ruolo pienamente pubblico anche di quest’ultima per la sua funzione essenziale di integrazione dell’offerta educativa e di garanzia del pluralismo di pensiero e di formazione in piena applicazione del dettato costituzionale.
    Riteniamo che il monopolio statale dell’istruzione devasti l’efficienza della scuola: la mancanza di competizione tra istituzioni scolastiche trasforma queste ultime in nicchie ecologiche protette e comporta di conseguenza, in genere, irresponsabilità, inefficienza e aumento dei costi. La questione è quindi come introdurre linee di competizione nel sistema scolastico, fermo restando che ci sono due vincoli da rispettare: l’obbligatorietà e la gratuità dell’istruzione.
    E qui va detto che tra le diverse proposte, una particolare attenzione meriterebbe quella del “buono-scuola”. Con il “buono-scuola” i fondi statali sotto forma di “buoni” non negoziabili (vouchers) andrebbero non alla scuola ma ai genitori o comunque agli studenti aventi diritto, i quali sarebbero liberi di scegliere la scuola presso cui spendere il loro “buono”. Consideriamo quella del “buono-scuola” una misura in grado di coniugare libertà di scelta, giustizia sociale ed efficienza del sistema formativo.
    Dato che l’istituzione-scuola in Italia presenta tratti elefantiaci, appare improcrastinabile organizzare gli interventi in ottica di sussidiarietà verticale e orizzontale. Azioni che non agiscono dall’alto sull’impianto normativo e organizzativo, ma mirano a liberare le energie e le esperienze significative che già oggi, a “macchia di leopardo”, sono le principali protagoniste della scuola di qualità.

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