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    DIALOGO CON MOVIMENTI E REALTA’ RELIGIOSE

    DIALOGO CON MOVIMENTI E REALTA’ RELIGIOSE
    di Mario Rossi

    Il dialogo con movimenti e realtà religiose va attuato rilevando con sano realismo che i cattolici
    odierni sono una minoranza. Indipendentemente dalla sua consistenza, la presenza cattolica va tutelata ad ogni livello perché indispensabile  al bene comune.
    Affinché le opere realizzate dai cattolici determinino beneficio all’umanità, devono essere
    realizzate, condotte e vissute  in coerenza con l’insegnamento evangelico.
    Non basta definirsi disc
    epoli del Maestro per vantare qualsiasi diritto pubblico o privato e non possiamo scordare che nel corso della Storia, come ai nostri giorni, non è mancato chi fra i credenti ha tradito il Vangelo. Lo sforzo di vigilare affinché gli errori non si ripetano è doveroso. Tuttavia bisogna riconoscere che le opere sociali condotte in coerenza con l’insegnamento di Cristo offrono  l’opportunità di creare quelle condizioni, affinché la convivenza fra gli esseri umani sia civile e rispettosa di tutti, anche del Creato.
    La dottrina sociale cristiana esorta infatti a porre la persona umana e le formazioni sociali (in primis la famiglia rettamente intesa) come fine e centro di ogni interesse pubblico e privato e
    coloro che reggono le istituzioni pubbliche hanno il dovere di riconoscere e valorizzare questo specifico contributo.

    Detto questo risulta evidente che i cattolici impegnati a livello sociale e politico devono attuare una strategia sana e intelligente, prima di tutto all’interno del partito. Ciò significa per esempio il rispetto del metodo democratico e di ogni apporto, anche di persone e componenti più sensibili al pensiero liberale o sociale e di chi, pur non riferendosi a Cristo, accetta gli insegnamenti della dottrina sociale cristiana quantomeno come filosofia civile delle nazioni.
    Tale attenzione va esercitata anche all’esterno del partito, considerando, come ho già detto, che i cattolici sono in minoranza.
    In campo politico la nostra azione deve essere attuata in modo laico, ovvero non confessionale,
    con l’attenzione però che non venga meno la coerenza con l’insegnamento evangelico.

    INSIEME è un partito laico (1), aconfessionale, di programma, ma secondo me gli accordi vanno cercati e definiti in questo modo:

    Nelle trattative sui programmi i cattolici non possono esimersi dallo spiegare e proporre i punti irrinunciabili che determinano una politica di civile convivenza. In definitiva i cattolici e le persone di buona volontà non possono accettare, in cambio di una poltrona, trattative sui programmi al ribasso, sarebbe un modo per rendere inefficace il programma stesso e il loro impegno. Inoltre nel momento in cui il relativismo etico dovesse avere il sopravvento su una possibile intesa programmatica, ci si deve fermare. Se questo dovesse accadere, non possiamo agire da soli, ma si dovrà spiegare bene la situazione agli elettori e anche alla comunità cristiana. In questi casi è saggio chiedere consiglio, poiché come insegna la Dottrina Sociale Cristiana, spetta ai Pastori illuminare le coscienze, lasciando poi la responsabilità di ogni decisione concreta in capo ai fedeli laici.

    Prima di intraprendere lo sforzo di dialogo con movimenti e realtà religiose, chi aderisce al nostro partito deve aver chiari questi principi e saper dare risposta compiuta a molte domande fondamentali.

    – I cattolici chi sono? Hanno titolo ad elaborare e promuovere contenuti e programmi finalizzati alla civile convivenza dei popoli?
    – Chi fra i cattolici è titolato ad operare nella sfera politica?
    – Ha senso riproporre
    un partito di ispirazione cristiana?
    – La diaspora che da alcuni decenni continua a disunire l’area cattolica è fruttuosa?
    – E’ opportuno proporre una tensione culturale unitaria anche a livello politico?
    – Nel nostro territorio è chiaro il rapporto fr
    a Chiesa e mondo, fra Stato e Chiesa,  fra soggetti ecclesiali e partiti.
    – Il ruolo dei fedeli laici proclamato dal Concilio Vaticano II  come viene attuato
    nei nostri territori?
    – Sappiamo elaborare e attuare programmi coerenti con il principio di sus
    sidiarietà?
    – Sappiamo porre nei programmi i contenuti fondamentali in sintonia con
    i valori invalicabili?
    – la mediazione politica fino a che punto può essere compiuta?
    – i cattolici possono aderire ad ogni partito, anche a quelli in cui il relativi
    smo etico è oggettivamente inconciliabile con principi e valori fondamentali?
    (…)

    Queste sono solo alcune domande che ci interpellano. Nei territori dove siamo presenti con nostri iscritti è importante confrontarsi su queste problematiche e dialogare con i pastori locali, affinché siano promossi tavoli di collegamento fra chi anima le associazioni ecclesiali e chi opera in politica.

    Nel compiere questo percorso si dovrà tenere presente della situazione a livello locale e cercare di far evolvere realtà bloccate o distorte: ad esempio in un certo territorio la mancanza di una presenza di cattolici in politica potrebbe aver spinto esponenti della gerarchia o delle realtà ecclesiali a trattare direttamente con le istituzioni, svilendo in tal modo il ruolo dei fedeli laici; oppure in un altra realtà potrebbe verificarsi che il clero sia in qualche misura coinvolto in attività di partito o nella scelta di candidati.
    In ogni caso va evitato che i cattolici vivano la loro esperienza politica staccati dal conte
    sto ecclesiale del quale fanno parte. La comunità cristiana però non deve essere strumentalizzata a fini politici. Essa deve essere resa consapevole dell’operato di chi si impegna in ambito politico ed agisce in prima linea. Su questo dobbiamo organizzarci assai bene, con una campagna d’informazione interna al partito e promuovendo ovunque iniziative di contatto e di dialogo.
    I cattolici devono comprendere che, per essere credibili, nell’elaborazione dei programmi non possono limitarsi ad enunciare dichiara
    zioni di principio, ma devono documentare i benefici a breve e a lungo tempo di ogni progetto o azione proposta. Diversamente meglio stare zitti e fare dell’altro. I cattolici non possono pensare d’essere la mosca cocchiera di una maggioranza culturalmente diversa, limitarsi a proclami o assumere un ruolo contestatore. In ogni partito c’è del buono che dobbiamo essere capaci di elevare per il bene di tutti.
    Il dialogo con chi propone e attua politiche contrarie ai valori fondamentali va attuato documentando
    in modo laico e scientifico (non confessionale/integralista) la ragione e il beneficio di ogni nostra proposta.
    Il paese, l’Europa, il mondo, hanno bisogno di contenuti programmatici concreti, coerenti con gli insegnamenti evangelici e noi dobbiamo coglie
    re con intelligenza e umiltà ogni seme positivo, da chiunque venga proposto.

    CONCLUSIONE
    Spero che ogni punto esposto sia oggetto di riflessione e stimoli ad interventi concreti sul piano politico in ogni territorio provinciale e comunale. Al dipartimento che mantiene i rapporti conmovimenti e realtà religiose, chiedo di costituire tavoli di dialogo e porre all’ordine del giorno un dibattito sui temi esposti. A mio avviso il partito avrà futuro nella misura in cui avremo iscritti che animano il territorio di ogni campanile, pronti a rendere ragione delle nostre idee e progettualità.

    (1) Il vocabolo “laico” proviene dal termine greco laikós, che a sua volta deriva da laós: popolo. “Laico” dunque significa “uno del popolo”. Sotto questo aspetto è una parola bella. Purtroppo una lunga evoluzione storica ha fatto sì che, nel linguaggio profano, soprattutto politico, “laico” abbia assunto un significato di opposizione alla religione e in particolare alla Chiesa, così da esprimere un atteggiamento di separazione, di rifiuto o, almeno, di dichiarata indifferenza. Tale evoluzione costituisce certamente un dato increscioso” (Giovanni Paolo II, Udienza 27 ottobre 1993)

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