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Avanguardia, resilienza e capitale umano: la scommessa di CRS Impianti

Avanguardia, resilienza e capitale umano: la scommessa di CRS Impianti
Stefano Civettini fonda la CRS Impianti nel 1990. Dal piccolo nucleo iniziale di allora, la società è cresciuta affermandosi come leader nel settore dell’impiantistica sul mercato italiano ed internazionale. Con lui abbiamo parlato della sua esperienza imprenditoriale, dove avanguardia, resilienza e scommessa sul capitale umano hanno costituito la forza per attraversare i momenti di crisi e superarli con successo. Anche nel pieno dell’emergenza Covid, in un territorio, la Val Seriana, che è stato il cuore dell’emergenza e che ha visto la CRS Impianti in prima linea.
Dott. Civettini come è nata la sua idea imprenditoriale che ha portato alla fondazione della CRS Impianti?
La storia della CRS Impianti affonda le sue radici nel 1990 quando, all’epoca 23enne, lavoravo per una multinazionale inglese dove ho avuto la fortuna di brevettare un sistema di raffreddamento dell’elio all’interno delle risonanze magnetiche, un’apparecchiatura oggi utilizzata in tutto il mondo. Da quel momento ho avuto la possibilità di iniziare a lavorare in proprio, dapprima facendo assistenze e impianti per la parte meccanica ed elettrica, dopodiché mi si è presentata l’occasione di rilevare una piccola azienda artigianale con 5 dipendenti che aveva problemi di cambio generazionale. Siamo partiti sostanzialmente da zero fino ad arrivare alla CRS Impianti di oggi, un’azienda che è cresciuta e si è consolidata nel tempo, superando con resilienza tutte le crisi che il mercato ha prodotto nel corso degli anni, da tangentopoli fino alla crisi dell’edilizia dovuta al crack della Lehman Brothers.
Su cosa si concentra l’attività di CRS Impianti?
La nostra azienda è specializzata nella realizzazione di impianti meccanici ed elettrici per i settori civili ed industriali. Inizialmente realizzavamo impianti in ambito ospedaliero, quindi ci occupavamo di fornire tutto quello che è il supporto impiantistico alle attività medicali, col tempo abbiamo cominciato ad espanderci e a crescere affacciandoci anche sul mondo dell’edilizia. Fino al 2007 la filiera edile è andata molto bene, poi è arrivata una brusca frenata dovuta alla bolla speculativa negli Stati Uniti che si è riverberata anche in Europa, provocando una forte crisi del settore. Da quel momento ad oggi c’è stata una graduale riconversione dell’azienda. Dal punto di vista tecnico eravamo in grado di seguire anche tutto il tema dell’efficientamento energetico, dell’utilizzo delle fonti rinnovabili, per cui la nostra attività aziendale ha cominciato a cambiare direzione effettuando la cosiddetta “transizione green”.
Un cambiamento di approccio al mercato che non vi ha colto impreparati. Come avete affrontato la sfida?
Eravamo già all’avanguardia su questi temi nel 1990 quando abbiamo realizzato l’apparecchio che consentiva un efficientamento del 90% delle energie dissipate. All’epoca collaboravamo con tutti i produttori di impianti di cogenerazione, per cui tutti i sistemi cogenerativi che danno efficienza energetica facevano già parte del nostro bagaglio culturale. Questo cambiamento di approccio al mondo del lavoro ce l’avevamo dentro, per cui è diventato più facile rispetto ad altri e ci ha consentito di traguardare di anno in anno nonostante la crisi ci abbia messo in difficoltà come tutti. Basti pensare che nel 2006 realizzavamo oltre 20 milioni di fatturato e nel 2009 siamo arrivati a meno di 10 milioni di euro. Ciononostante abbiamo mantenuto lo stesso numero di addetti, non abbiamo licenziato nessuno e abbiamo continuato a credere nello sviluppo dell’azienda, pur riducendo il fatturato. La nostra scelta è stata quella di investire nel capitale umano che è il vero valore aggiunto che aveva – ed ha oggi – la nostra azienda: c’erano tutte le professionalità e tutti numeri per poter avere un approccio diverso al mercato e poter affrontare questi temi con professionalità, con le capacità che poi ci hanno consentito di uscire da quella crisi. E così abbiamo iniziato gradualmente ad orientarci su questi temi non solo in Italia ma anche all’estero.
CRS Impianti nasce in Italia ma ha anche una forte vocazione all’internazionalizzazione. Dove vi siete sviluppati?
A cavallo del 2012/13, vuoi perché non c’era lavoro in Italia e perché il mercato non era ancora pronto per le nostre ambizioni di crescita sui temi che stavamo portando avanti come azienda, abbiamo cominciato a considerare l’ipotesi di andare all’estero e capire se la nostra attività potesse avere un appeal. Abbiamo avuto l’opportunità di andare in Ghana dove hanno apprezzato molto le nostre tecnologie e il nostro modo di lavorare, innovativo in Italia addirittura futuristico per loro, e nell’arco di pochi anni quel Paese è diventato per noi un mercato molto interessante. In questo momento stiamo ultimando un campus universitario collegato ad una nuova Università che tratta temi attinenti alla nostra attività e abbiamo inoltre acquisito due ospedali. Siamo presenti nel Paese con una società costituita nel 2015, con 1mln di dollari di capitale sociale e un’organizzazione autonoma sia dal punto di vista economico-finanziario che tecnico, che oggi conta 100 dipendenti e ha davanti tante commesse che possono garantire una continuità. Gli ingegneri ghanesi vengono qui da noi in Italia per un anno di formazione, imparano un mestiere e il nostro modo di lavorare, poi tornano in Ghana per replicare l’esperienza. È un investimento che facciamo sulle persone ghanesi che sta dando frutti interessanti. Siamo poi presenti con nostre strutture anche in Repubblica Ceca, in Polonia e in Messico, e lo scorso anno abbiamo lavorato in Francia, Spagna, Romania e Olanda.
Nell’anno del 30° anniversario della CRS Impianti scoppia la pandemia, il vostro quartier generale è in Val Seriana, epicentro dell’emergenza, come avete affrontato la crisi?
Nel periodo più difficile, tra marzo e aprile 2020, siamo stati impegnati a rifare gli impianti dell’ossigeno negli ospedali, triplicandoli, abbiamo fatto presìdi giorno e notte perché si bloccavano i sistemi di adduzione dell’ossigeno, dal momento cheveniva consumato in misura maggiore rispetto al solito. Lavorando con le strutture ospedaliere, e vista l’emergenza, non potevamo certo permetterci di sospendere l’attività, quindi nonostante non ci fossero ancora protocolli specifici, ci siamo immediatamente attivati organizzandoci con misure stringenti per garantire la sicurezza sul luogo di lavoro per tutti i nostri dipendenti. Anzitutto abbiamo cercato di limitare il più possibile i contatti contingentando le presenze in azienda, poteva accedere soltanto una persona per ufficio che non doveva avere contatti con nessuno e nell’arco di 24 ore siamo stati in grado di spostare i dipendenti in smart working. Nessuno dei nostri si è ammalato, questo significa che i protocolli interni che abbiamo adottato sono stati all’altezza della situazione. Inoltre, non appena è stato possibile, abbiamo dato la possibilità a tutto il personale di sottoporsi allo screening Covid con tampone e sierologico. Il nostro impegno si è poi concentrato anche sull’implementazione del nostro parco mezzi e sulle strutture, ampliando i nostri uffici e realizzandone di nuovi in modo tale da predisporre il rientro dei dipendenti secondo le logiche di distanziamento. È stato un investimento sulla struttura e sulle persone.
Il capitale umano è un valore e un punto di forza per la vostra azienda, la scommessa sulle persone ha aiutato anche in questa crisi?
Da sempre mettiamo al centro la persona, il vero valore della nostra azienda sono i nostri collaboratori. Nei settori di nostra competenza servono tecnici qualificati ed è necessario investire sulla loro formazione. Con la crisi dell’edilizia molte competenze e know-how, di cui è ricco il nostro territorio, si sono perse nel tempo e il nostro impegno va nella direzione di preservare queste professionalità. La CRS Impianti è cresciuta negli anni e abbiamo avuto l’opportunità di subentrare ad alcune aziende che erano in crisi preservando il personale e integrandolo nella nostra struttura, facendolo crescere e mantenendo le loro capacità professionali. Oggi siamo una realtà di circa 200 dipendenti che lavorano in Italia, un centinaio all’estero e abbiamo chiuso il 2020 con un +25% sul 2019 nonostante fosse l’anno del Covid, con un fatturato da oltre 30 milioni di euro, questo grazie all’estero e alle nostre professionalità. Siamo stati il territorio più colpito dalla pandemia e credo che il vero valore del capitale umano si sia visto in CRS proprio in quei momenti drammatici. La nostra fortuna è stata quella sempre di credere in quello che facevamo, nei nostri progetti, essere resilienti – e noi lo siamo stati davveroabbiamo tenuto duro e questa è stata la nostra forza.
Come vede il post-emergenza? Su cosa puntare secondo lei?
Faccio parte anche del direttivo di Confindustria e ci stiamo continuamente confrontando su l’andamento in generale, quello che ho potuto constatare è che il mercato si sta muovendo in modo molto vivace e questo mi porta ed essere ottimista. L’industria è in fermento e anche l’edilizia sta rifiorendo grazie agli incentivi, poi c’è un forte sviluppo su tutti i temi legati all’efficientamento energetico di cui ci occupiamo da sempre, tutti segnali molto positivi per il futuro. Tant’è che la nostra azienda ha fatto recentemente due acquisizioni – l’LT Technology e l’azienda edile ASCO s.r.l. – che vanno nella direzione di dare continuità al nostro progetto di controllo della filiera dell’efficientamento energetico. Sul tema degli incentivi credo sia necessario cambiare culturalmente l’approccio, spostando l’attenzione sul risparmio continuo nel tempo dovuto all’intervento sull’involucro, che è la cosa fondamentale. Per questo stiamo cercando di creare una filiera con partecipazioni della nostra azienda in altri settori che sono sinergici al nostro e assolutamente indispensabili per raggiungere l’obiettivo di avere strutture adeguate a supportare un impianto tecnologicamente avanzato.
Micol Mulè

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