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Vaccini, la campagna accelera ma i decessi non crollano. Come mai?

Vaccini, la campagna accelera ma i decessi non crollano. Come mai?
Ad incidere l’ampia fetta di over 80 non ancora vaccinati, le tempistiche di somministrazione dei vaccini e lo scarso impiego degli anticorpi monoclonali. L’esperto: “La strada è quella giusta, serve tempo.
La campagna vaccinale accelera il passo, ma il tasso di mortalità dei contagiati dal virus rimane su livelli che ancora destano preoccupazione. Qualcosa non funziona oppure esiste una spiegazione a questo trend che fatica ancora a registrare un’inversione di tendenza? Secondo il professor Massimo Ciccozzi, responsabile dell’Unità di ricerca in Statistica medica ed Epidemiologia molecolare dell’Università Campus Bio-Medico della Capitale, la strada tracciata è quella giusta, ma occorre il rispetto dei tempi per arrivare all’obiettivo di un’immunizzazione efficace della popolazione.
Con la spinta del commissario Figliuolo sulla necessità di mettere in sicurezza prioritariamente gli anziani, oggi il 50% degli over 80 ha ricevuto la protezione completa e quasi l’80% la prima dose. Il totale in Italia delle persone protette con il ciclo completo della profilassi vaccinale raggiunge quota 4,3 milioni e arriva a 10 milioni se si considerano le somministrazioni del primo dosaggio. Eppure i decessi provocati da Covid continuano giornalmente ad attestarsi su cifre importanti che però secondo l’esperto, interpellato dal Sole24Ore, non debbono mettere in discussione la strada intrapresa.
La ragione è da ricercare anzitutto nel fatto che ancora la metà della popolazione più a rischio non è coperta dalla prima dose ed è quella che, in caso di contagio, ha le maggiori probabilità di essere ricoverata in terapia intensiva, dove attualmente si registrano ancora più di 3.400 pazienti. Il rischio di mortalità nella fascia over 80 è più alto rispetto ad altre categorie – l’età media dei decessi da Covid-19 si attesta infatti a 81 anni – e cresce in maniera significativa in presenza di comorbilità.
C’è poi l’elemento legato alle tempistiche di somministrazione dei vaccini. Ormai è cosa nota, una volta effettuata la prima dose è necessario attendere una finestra temporale – diversa a seconda del tipo di vaccino prima di poter procedere con il richiamo, e solo dopo circa un paio di settimane l’azione degli anticorpi è efficace per proteggeredal virus. Questo significa che, iniziato l’iter, si può contare sulla messa in sicurezza non prima di un mese abbondante. Un lasso di tempo non brevissimo, nel quale si è parzialmente esposti alla possibilità di contrarre il virus.Parzialmente perché in ogni caso anche il primo dosaggio è efficace al 50%, sebbene non sufficiente a mettere del tutto al riparo dal contagio.
Ad incidere sull’elevato tasso di mortalità ci sarebbe anche un terzo fattore, ovvero l’utilizzo ancora poco praticato degli anticorpi monoclonali nella terapia di cura dei malati Covid. Attualmente in Italia sono 150 le strutture, dislocate su tutto il territorio nazionale – con in testa il Veneto – che li impiegano nel trattamento dei pazienti colpiti dal virus. Per il momento circa 2.100 pazienti hanno potuto beneficiare di questa terapia, numeri che alcuni esperti riterrebberoancora troppo bassi per ridurre i rischi più gravi di evoluzione della malattia, anche se la tendenza al loro impiego si va via via consolidando. Su questo punto potrebbe influire positivamente la modifica alle linee guida, cui sta lavorando un tavolo di lavoro costituito presso il ministero della Salute, che prevedrebbe l’introduzione del loro impiego anche a domicilio.
Che il tempo e la perseveranza nella campagna vaccinale siano la via d’uscita dall’emergenza, sottolinea Ciccozzi, è provato dall’esperienza di Israele e Regno Unito, che hanno abbattuto la curva della mortalità negli anziani una volta completata la loro messa in sicurezza attraverso la somministrazione dei vaccini.
Micol Mulè

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