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    Recovery Plan: quota investimenti al 70%, bonus ridotti al 30%

    Aumenta la quota di risorse destinata agli investimenti, diminuisce quella relativa ai bonus. Si aggiungono 20 miliardi ai fondi aggiuntivi che arriveranno a 125 miliardi.

     

    La maggioranza di governo sta vivendo giorni frenetici non solo per i dissidi relativi alla tenuta dell’esecutivo ma anche perché si avvicina la scadenza per la presentazione del Recovery Plan italiano. Dopo le polemiche di dicembre relative alla moltitudine di microprogetti presenti in una delle prime bozze del piano, i ministri competenti sono intervenuti per dare una profonda sforbiciata e ridurre il numero di progetti che al momento si attesterebbe a 52.

     

    Le ultime novità tuttavia riguardano anche l’impostazione generale del Recovery Plan italiano dal momento che si è deciso di innalzare la quota di risorse destinata agli investimenti che dovrebbe raggiungere il 70% del totale e diminuire conseguentemente quella relativa ai bonus che scenderebbe al 30%. Inizialmente si parlava di 105 miliardi aggiuntivi a cui tuttavia questa settimana si sono aggiunti altri 20 miliardi per irrobustire il piano di crescita, per un totale ipotetico di 125 miliardi. Tra questi circa 18 miliardi saranno destinati alla Sanità. Ciononostante al Mef stanno attenti a non aumentare eccessivamente il livello di deficit dal momento che tra le risorse europee destinate alla ripresa del Paese, solo una parte sono a fondo perduto. Le altre arriveranno sotto forma di prestito, concorrendo dunque alla creazione di deficit.

     

    Entro fine aprile il governo italiano dovrà presentare la proposta a Bruxelles ma al momento ciò che preoccupa maggiormente è che la forma e i contenuti del Recovery sono diventati parti integrante dello scontro interno alla maggioranza. Mentre Renzi invia lettere a Conte e a Gualtieri, chiedendo di prendere in considerazione le sue proposte, anche sul fronte del Pd le acque rimangono agitate. La deputata lombarda Lia Quartapelle infatti, in un’intervista al Foglio, ha sottolineato l’incapacità del governo nel prendersi carico delle responsabilità sul tema del Recovery Fund e soprattutto il fatto che la maggioranza sta perdendo tempo a discutere su cosa spendere invece di concentrarsi sugli obiettivi da raggiungere.

     

    Nel frattempo gli ultimi dati sulle piccole medie imprese di IHS Markit relativi alla fine del 2020 hanno evidenziato un ulteriore rapido declino del business. Pesa su questa performance il settore dei servizi che, secondo l’economista Lewis Cooper, è rimasto in profonda recessione a dicembre a causa delle misure di contenimento della pandemia. “L’attività imprenditoriale – prosegue Lewis – è crollata nuovamente in maniera sostanziale con la domanda interna ed estera soffocata dal lockdown. Nonostante la fiducia delle imprese sia aumentata alla fine del quarto trimestre, i servizi pesano sulla performance economica italiana, con il rapido calo dell’attività che controbilancia un’ulteriore ripresa nella produzione manifatturiera”. La verità dunque è che finché ci saranno sostanziali restrizioni, la flessione del settore dei servizi ostacolerà qualsiasi tentativo di ripresa.

     

     

    Simone Fausti

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