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Milano, per la ripresa del traffico aereo si dovrà attendere almeno il 2023

L’ad di Sea ha prospettato alcuni scenari per il ritorno ai volumi pre-Covid, l’ipotesi peggiore sposta la ripartenza al 2025/26. Intanto servono ristori e potenziamento dei test per volare in sicurezza.

“È profonda e sarà lunga”, lo aveva detto poco meno di un mese fa ai microfoni di Sky tg24 e lo ha ribadito in commissione consiliare Partecipate del Comune di Milano. L’ad di Sea, Armando Brunini dipinge uno scenario a tinte fosche per il futuro del traffico aereo confermando la crisi che il settore sta attraversando.

Se l’arrivo del vaccino anti-Covid nei prossimi mesi ha suggerito un cauto ottimismo sul fronte dei mercati, lo stesso non si può dire per la ripresa a pieno ritmo di arrivi e partenze dagli aeroporti milanesi, sulla quale gravano ancora forti incertezze. Sebbene sia complesso elaborare delle stime precise sui tempi della ripartenza, secondo il numero uno della società che gestisce Linate e Malpensa, bisognerà attendere non prima del 2023 per tornare a vedere volumi in linea con gli standard pre-Covid. Questo nella migliore delle ipotesi, qualora il rimbalzo previsto per il 2022 sia forte dopo un 2021 ancora segnato dalla crisi, altrimenti la ripresa potrebbe richiedere addirittura un lustro e palesarsi tra il 2025/26.

Del resto la previsione è supportata da dati pesantissimi. Con la fine dell’anno, Sea ha stimato il transito dei passeggeri ad un quinto rispetto allo scorso anno, nonostante la previsione fosse quella di una riduzione del 75%. Ma il secondo lockdown ha dato il colpo di grazia facendo precipitare la situazione fino a portare il calo ad oltre l’80%.

Una crisi nella quale il settore è entrato dopo un 2019 con ottimi risultati per la società, che ha visto un investimento di 120 milioni di euro per le infrastrutture degli aeroporti milanesi. Superati i 700mln di euro di ricavi complessivi, un margine operativo lordo di 275mln di euro e un utile netto di oltre 120 milioni di euro, nonostante i costi derivanti dalla chiusura dell’hub di Linate. Motivo in più perché venga assicurata al settore aeroportuale un’attenzione maggiore da parte del Governo per favorire la ripresa di un ramo strategico per l’economia milanese e lombarda.

Il primo punto sul quale Brunini vuole andare in pressing è il tema ristori. Considerato che le perdite stimate a fine anno saranno ingenti e che la società è rimasta aperta anche durante il periodo di lockdown per garantire lo svolgimento di un servizio pubblico, sostenendo peraltro costi non indifferenti per l’applicazione rigorosa dei protocolli sanitari, “pensiamo di meritare che almeno in parte queste perdite vengano compensate”, ha sottolineato in maniera netta l’ad di Sea.

Accanto ai ristori serviranno però altri interventi, uno su tutti la prosecuzione della cassa integrazione per tutelare i posti di lavoro che gravitano attorno ai due scali milanesi – 3 mila i dipendenti diretti di Sea, in totale 30 mila considerato l’indotto – poi l’accesso ai fondi europei ed infine il potenziamento dei Covid test per garantire ai passeggeri di volare in piena sicurezza, con l’obiettivo di sostituire i test all’obbligo di quarantena sulle rotte più importanti. Della scorsa settimana il primo volo Covid free diretto in Cina, operato da Neos, sulla rotta Malpensa-Nanchino.

Micol Mulè

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