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Domande per i ristori, controlli serratissimi

Controllo preventivo per le partite Iva richiedenti i bonus. Si utilizzano tutti gli strumenti a disposizione del fisco per scoprire i furbetti. Sanzioni severe per chi viene scoperto

Le partite Iva che hanno presentato domanda per i ristori presso l’Agenzia delle Entrate subiranno un controllo preventivo. I dati presentati verranno comparati con quelli dell’Anagrafe tributaria. Ciò servirà ad evitare possibili frodi per ottenere i finanziamenti a fondo perduto.

Pertanto, solo se i dati coincidono con quelli in possesso del fisco la domanda verrà presa in lavorazione, altrimenti sarà rigettata.
Il controllo preventivo serve ad accertare che tutti i richiedenti siano in possesso dei requisiti per accedere ai finanziamenti.
La partita Iva deve essere stata attivata non dopo il 25 ottobre. Inoltre l’attività deve essere, ai sensi dei codici Ateco, un’attività prevalente. Questo perché i ristori sono riservati a determinati soggetti e non a tutte le partite Iva.

L’altro requisito da accertare è l’ammontare del fatturato, che deve inferiore rispetto a quello dello scorso anno in base a dei criteri precisi.
L’amministrazione finanziare si riserva, nonostante l’emergenza, di effettuare controlli sulle fatture elettroniche e sui corrispettivi telematici.

Si prevede anche un meccanismo di controllo rafforzato, indipendentemente dall’importo richiesto, per prevenire il pericolo di infiltrazioni criminali. I dati recuperati potranno essere trasmessi alla Guardia di Finanza.
Durante l’erogazione dei primi contributi a fondo perduto, tale meccanismo ha consentito al fisco di bloccare 160 milioni di finanziamenti richiesti illegittimamente.

Nel caso in cui emerga, in seguito all’erogazione, che determinati contributi non erano dovuti, l’amministrazione finanziaria potrà iniziare l’attività di recupero, addebitando una sanzione tra il 100% e il 200% dell’indennizzo, senza alcuna possibilità di sconto o agevolazione. L’indebita percezione del bonus prevede anche, sul piano penale, la reclusione da 6 mesi a 3 anni, tranne se si tratta di un ristoro inferiore a 4 mila euro.

I contribuenti hanno la possibilità di ravvedersi autonomamente senza essere scoperti, presentando istanza di rinuncia, con la quale si regolarizza la propria posizione debitoria, comprensiva di interessi e delle agevolazioni previste dal ravvedimento operoso.

Andrea Curcio

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