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Sofferenza per il settore delle piscine, ecco una testimonianza diretta

Pierre Spinelli della società Ideal Control s.r.l. – Piscine & Wellness, ci racconta come il settore sta soffrendo a causa delle nuove chiusure disposte dal Governo.

Il 9 e il 10 novembre presenterà con Assopiscine, l’associazione Costruttori Piscine di cui fa parte, un evento in modalità online dedicato a tutta la filiera. Saranno presenti tra gli altri il presidente di Confindustria, il vice presidente della Regione Lombardia, il presidente di Federalberghi e il presidente della Regione Emilia Romagna.

 

Ci parli un po’ della vostra azienda

Noi ci occupiamo sin dagli anni Ottanta, della progettazione e realizzazione di piscine interrate pubbliche e private, nei parchi acquatici, negli hotel, nei centri benessere. Inoltre ci occupiamo di fornire i prodotti di manutenzione.

La nostra azienda fa parte del consiglio di Assopiscine, cioè l’associazione italiana Costruttori Piscine, che rappresenta un punto di riferimento per tutti gli operatori del settore.

 

Con l’ultimo dpcm dopo un’iniziale incertezza, è stata disposta alla fine la chiusura di tutte le piscine e delle palestre. La considerate una scelta giusta per contenere l’epidemia?

È stata una scelta che ha avuto poca razionalità. Dopo che tutte le strutture si sono dovute adeguare ai protocolli di sicurezza affrontando delle spese ingenti ed una significativa riduzione della clientela, di nuovo sono state costrette a chiudere. Forse era meglio non riaprirle.

All’inizio il presidente del Consiglio Conte aveva detto che sarebbe stata concessa una settimana per far adeguare tutte le strutture ai protocolli. Ma i protocolli erano già in vigore da tre mesi e tutti i nostri clienti si erano tempestivamente adeguati. Durante quella settimana sono stati svolti parecchi controlli e nessuno dei nostri clienti ha preso una multa. Tutte le procedure erano correttamente rispettate. Tuttavia si è deciso comunque di chiuderle. Questa è una cosa che non è piaciuta per niente al settore. Anche il presidente della Fin, l’Associazione Italiana Nuoto, l’on. Barelli, si è espresso in questo senso.

 

A questo proposito stiamo organizzando con Assopiscine per il 9 e il 10 novembre, un evento online in cui si parlerà di tutta la filiera del mondo acquatico, dalle piscine, ai parchi acquatici, alla manutenzione, a cui parteciperanno anche illustri ospiti come Fabrizio Sala, Stefano Bonaccini, il presidente di Confindustria e il presidente di Federalberghi.

 

Vi sono state fornite spiegazioni o evidenze scientifiche rispetto al fatto che nelle piscine si diffonda il virus?

Non solo nessuno ci ha fornito una spiegazione di tipo scientifico sulla chiusura, ma è scientificamente provato che il cloro, presente in tutte le piscine, limiti fortemente la diffusione del contagio. Probabilmente le piscine sono il luogo più sicuro in questo momento.

Abbiamo avuto un confronto all’interno di Assopiscine ed è stato riscontrato che non è stato fornito alcun dato tale da giustificare la chiusura.

 

Confidate nel fatto che il Governo predisponga delle misure di ristoro significative a favore di chi è stato colpito dalle chiusure?

Noi lo speriamo, anche perché i ristori che erano stati predisposti in primavera non sono stati affatto sufficienti, in quanto hanno coperto a fatica solo una minima parte delle perdite subite. Noi speriamo che adesso, non essendo una situazione del tutto nuova, queste risorse vengano distribuite con una maggiore celerità e che siano studiate complessivamente meglio, sia i prestiti, sia i contributi a fondo perduto.

Consideri che tra palestre e piscine quest’anno si perderanno più di 8 miliardi, oltre il 50% del fatturato dell’intero settore.

 

Quanto potete ancora resistere?

Molti centri hanno già chiuso. Tante piscine non si sa se riapriranno. Molti dei nostri clienti sono incerti. Anche perché la chiusura è prevista fino al 24 novembre, ma ci sono già timori che possa essere prorogata fino a gennaio 2021. A livello occupazionale si parla di migliaia di posti di lavoro.

Noi speriamo di poter resistere senza mandare via dei dipendenti. È chiaro che molto dipende anche da quanto perdurerà la chiusura.

In questo momento il settore pubblico sta andando male ma stiamo avendo una domanda rinnovata nel settore privato. Diciamo che tendenzialmente, il fatto di stare chiusi in casa per la maggior parte del nostro tempo, sta facendo rivalutare ai privati i propri spazi. Quindi da questo punto di vista abbiamo una domanda nuova e speriamo di poter compensare le perdite del settore pubblico con queste nuove richieste. Chiaramente in una situazione di incertezza come quella attuale è difficile fare delle previsioni.

 

 

Andrea Curcio

 

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