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giovedì, 29 Ottobre, 2020
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Scuola: mancano ancora 5mila supplenti per Milano e provincia

Piattaforma in tilt e si accumulano ritardi. Ora i sindacati chiamano in causa il Prefetto: negato il diritto allo studio.

Sarà chiamato in causa il Prefetto, perché la questione delle nomine dei supplenti nella scuola è ormai diventata un problema sociale. Non usano mezzi termini i sindacati della scuola, che ora guardano oltre la questione contrattuale e lanciano l’allarme per il diritto allo studio negato.

A tre settimane dall’avvio pieno di difficoltà del nuovo anno scolastico, è ancora caos sulle nomine per le supplenze. Una situazione aggravata dal blocco della piattaforma Sigeco, utilizzata per il processo di reclutamento degli insegnanti, che ha messo in stallo le procedure da venerdì pomeriggio a lunedì mattina generando ulteriori ritardi.

All’appello mancano ancora 5000 nomine complessive, compresi i sostegni. 650 docenti sui 1500 posti a disposizione per la primaria – rende noto la Cisl Scuola Milano – dove incide, oltre al blocco della piattaforma, anche l’elevato tasso di rinunce all’incarico dei candidati. Dei 3.500 convocati, infatti, soltanto 850 avrebbero accettato. Ora si dovrà procedere con la convocazione dei 2.100 nominativi rimasti in graduatoria nella speranza di riuscire a colmare i posti vacanti nel più breve tempo possibile. Ma per secondarie di primo e secondo grado la situazione è ancora peggio, con l’inizio delle nomine mercoledì pomeriggio scorso, poi bloccate dal tilt della piattaforma. Slittamenti che continuano ad accumularsi e che, con ogni probabilità, non riusciranno ad essere smaltiti se non tra un paio di settimane, ormai alla fine di ottobre.

Un ritardo che ha ripercussioni gravissime sull’organizzazione del tempo scolastico per gli istituti e sulle famiglie che ancora non possono contare su orari completi. Molte scuole sono costrette infatti a rinunciare al tempo pieno, alcune riescono almeno a garantire il termine delle lezioni alle 14.30 ma si tratta per lo più di casi eccezionali, la maggior parte riesce infatti a sostenere soltanto poche ore al mattino e niente di più. Di pochi giorni fa il caso di un istituto superiore nel milanese, giunto alle cronache per le proteste dei genitori formalizzate in una lettera aperta, dopo le innumerevoli inviate a Roma e tornate al mittente, nella quale hanno denunciato la situazione di disagio in cui versano gli studenti e lo stesso corpo docente a causa della mancanza di organico. Ma è solo il simbolo di un problema diffuso sul territorio. Orari provvisori distribuiti settimanalmente, se non addirittura giorno per giorno, ridotti al minimo per classi che dovrebbero fare dalle 5 alle 6 ore giornaliere ed invece si ritrovano a farne al massimo 4 se non 3 e, di queste, alcune anche buche. Senza contare il gravissimo disagio per gli studenti che necessitano di sostegno, per i quali è a repentaglio la continuità didattica. I dirigenti scolastici fanno quello che è nelle loro possibilità, cercando di colmare le mancanze rappezzando le ore buche con i docenti disponibili, ma è una missione impossibile.

“In che modo è garantito il diritto allo studio di mio figlio?”, si è sfogata una mamma. Appello raccolto dalle organizzazioni sindacali, che proprio su questo aspetto vogliono puntare nel colloquio con il Prefetto, atteso per venerdì. Ad essere chiamato in causa è anche il provveditore Marco Bussetti, già destinatario di una diffida da parte di alcune sigle sindacali, che gli hanno contestato l’incapacità di trovare un “accordo contro un sistema che non funziona”. È l’ora delle decisioni e soprattutto della chiarezza in una situazione giunta al limite della tollerabilità per tutti.

Micol Mulè

 

 

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