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giovedì, 22 Ottobre, 2020
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Reddito di cittadinanza: a Milano i percettori misureranno la temperatura agli ingressi degli uffici

Rdc flop anche nell’impiego dei beneficiari sul fronte del sociale. Il progetto milanese coinvolgerà 200 persone e verrà avviato entro la fine di ottobre in attesa di strutturare i Puc.

 

Che il reddito di cittadinanza si stia rivelando con sempre maggior chiarezza un flop, è cosa nota. Un milione e duecentomila percettori e soli 200mila occupati è la fotografia dell’utilità della misura bandiera dei 5 Stelle alla quale si aggiunge anche il pessimo risultato dell’impiego nel sociale, come previsto dalla legge, dei beneficiari del Rdc.

 

Milano tenterà di risollevare il livello attraverso un progetto che prevede il coinvolgimento di circa 200 percettori della misura a sostegno della povertà, per rilevare la temperatura a dipendenti e utenza agli ingressi di alcune delle sedi dei servizi sociali. Un progetto pilota che verrà avviato entro la fine del mese di ottobre per poi introdurre gradualmente i cosiddetti Puc, ovvero i progetti utili alla collettività, per i quali è in corso un dialogo tra Palazzo Marino, Comuni di dimensioni analoghe e lo stesso ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, finalizzato a definire una linea comune che consenta un’attuazione quanto più possibile strutturata dei progetti.

 

Nell’ambito dei patti per il lavoro e/o per l’inclusione sociale, i percettori del reddito di cittadinanza sono vincolati a svolgere progetti utili alla collettività all’interno del proprio comune di residenza, per un minimo di 8 ore settimanali fino ad un massimo di 16. Ad avere la responsabilità dei Puc sono i Comuni stessi, che possono avvalersi della collaborazione di altri soggetti per la loro attuazione.

 

Un punto cardine della misura bandiera dei pentastellati che però sta trovando una scarsa attuazione da parte dei Comuni, solo 400 su 8000, infatti, hanno approvato i decreti per consentire l’impiego dei beneficiari del reddito di cittadinanza. A renderlo noto è lo stesso ministro Luigi Di Maio in un post su Facebook, nel quale chiede con forza uno sforzo da parte di tutta la società: “Credo sia giunto il momento di elaborare un grande progetto per coinvolgere i percettori del reddito nei lavori di pubblica utilità. Soprattutto in questo momento – scrive l’ex ministro del Lavoro – chi prende il reddito deve poter dare un contributo alla società e ai propri Comuni. Nessuno può starsene con le mani in mano”. E aggiunge: “Dal punto di vista economico servirà lo sforzo di tutti ed è bene che i percettori diano un sostegno diretto al Paese, mettendosi a disposizione anche delle piccole e medie imprese. Questo prevede che i Comuni approvino anche i decreti per permettere l’impiego di chi percepisce il reddito, mentre ad oggi su 8000 solo 400 lo hanno fatto”.

 

E se Di Maio ha annunciato un “tagliando” di revisione della misura a sostegno della povertà adeguandola “alle attuali esigenze del Paese”, il premier Conte ha precisato che “in due anni calare una misura così complessa in un tessuto sociale che presenta criticità strutturali, non è affatto semplice”. Per il futuro il reddito di cittadinanza non scomparirà, l’obiettivo del governo è migliorarlo nella sua fase di attuazione: “Il progetto di inserimento nel mondo del lavoro collegato al Rdc ci vede indietro – ha confermato Conte – dobbiamo riorganizzare una sorta di network per offrire un processo di formazione e riqualificazione ai lavoratori”. E per il 2021 è in cantiere il progetto che dovrà incrociare l’attuazione del reddito di cittadinanza con l’inserimento nel mondo del lavoro.

 

Micol Mulè

 

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