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giovedì, 22 Ottobre, 2020
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Milano: in Galleria rinnovi alle “botteghe storiche” ai canoni pre-crisi

Milano: in Galleria rinnovi alle “botteghe storiche” ai canoni pre-crisi

Gli esercenti della Galleria manifestano timori per il futuro. Tasca: “Bisogna pensare al bilancio del Comune”.

È una storia infinita quella delle concessioni dei locali del salotto milanese di corso Vittorio Emanuele. Tra querelle legali con società che non vogliono mollare l’affaccio delle proprie vetrine sulla Galleria e negozi che rivendicano la qualifica di “bottega storica” poi negata dal Comune, ora è la volta dei rinnovi delle concessioni per quegli esercizi commerciali che hanno i requisiti di storicità.

Sono in tutto nove le “botteghe storiche” alle quali l’Ente ha concesso la proroga del canone di locazione, peccato che questo sarà calcolato sulla base dei bandi di gara degli ultimi due anni, ovvero in un periodo storico florido per il volume di affari di Milano e del suo centro storico. Quadro oggi molto distante dalla realtà. La tabaccheria Noli, il bar tabacchi e ristorante Marino e il ristorante Biffi dovranno quindi pagare 1850 euro al metro quadro –valore stabilito per questa tipologia d’esercizi – mentre per Cadè, Haeres Equita, la coltelleria Mejana, Spagnoli e la gioielleria Verga sale a 2.899,91 euro al metro quadro essendo questi appartenenti al settore commercio.

Il calo drastico del turismo che la città sta continuando a rilevare a partire dal periodo di lockdown e il perdurare dello smart working, che rende semi deserto il centro storico milanese, hanno inevitabilmente avuto pesanti ripercussioni sugli incassi delle 9 botteghe storiche, che ora si chiedono se saranno in grado di sostenere i canoni di locazione imposti dal Comune.

Da Palazzo Marino risponde direttamente l’assessore al Demanio Roberto Tasca dalle colonne de Il Giorno, specificando che attualmente nessuno dei concessionari in Galleria ha avanzato disdetta alcuna. Perciò tutto bene, per l’assessore, che non vede per quale ragione le botteghe storiche “debbano avere un trattamento differenziato”, appellandosi inoltre alla mancanza di uno strumento giuridico adeguato per rinunciare parzialmente ad un’entrata a favore dell’Ente. E nemmeno sui criteri di definizione dei valori di riferimento del canone ha nulla da eccepire. In fondo, quello degli affitti in Galleria è un business estremamente redditizio, basti pensare che alle casse del Comune frutta intorno ai 40mln di euro, contro gli 11,5mln di soli dieci anni fa.

Di eventuali riduzioni del canone non se ne parla, per nessuno dei concessionari della Galleria. Poco importa se alcuni siano colossi sostenuti da multinazionali che non hanno problemi di solvenza, a differenza di botteghe a conduzione familiare, seppur rinomate, ma che potrebbero incontrare difficoltà nel lungo periodo. Magra consolazione la proroga dei pagamenti a 36 mesi per andare incontro alle difficoltà economiche derivanti dai mancati incassi nei mesi di chiusura a causa dell’emergenza sanitaria. Ma non bisogna dimenticare che nel bilancio del Comune ci sono 530mln di euro in meno, conferma Tasca, ragion per cui non è possibile per il momento allargare le maglie.

Micol Mulè

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