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Trasporti e mense aziendali: perdite milionarie

Trasporti e mense aziendali: perdite milionarie

 

Lo smart working ci ha permesso di continuare a lavorare ma sta anche distruggendo migliaia di aziende dell’indotto

 

La fine delle vacanze estive ci ricorda che interi settori rimasti fermi lo resteranno ancora nelle prossime settimane. Migliaia stati lasciati a casa a causa della pandemia. E lo smart working non ha aiutato

 

Tra le conseguenze negative del lavoro agile c’è sicuramente il problema dell’indotto. Interi comparti come le mense aziendali, magazzinieri, ristorazione, addetti alle pulizie, stanno risentendo pesantemente degli effetti economici provocati dal lockdown. Pochissimi hanno saputo rinnovare i propri affari, riconvertendosi o cambiando completamente attività, molti altri non hanno le possibilità.

 

In testa a tutti, sono i trasporti ad aver subito perdite economiche ragguardevoli. Secondo le stime dell’Anav, l’associazione delle aziende di trasporto pubblico locale aderente a Confindustria, la riduzione media di passeggeri trasportati nel periodo gennaio-agosto, rispetto allo stesso periodo del 2019, è stata pari a circa due miliardi di unità. Milioni di spostamenti casa-lavoro sono stati cancellati. Le perdite potrebbero ammontare a fine del 2020, a un miliardo e 700 mila euro, a cui deve aggiungersi il totale dei rimborsi relativi alle corse cancellate.

 

Oggi il Ministero del Lavoro conta ancora 800.000 dipendenti privati che lavorano in modalità smart working. Ma a questi vanno aggiunti il 50% dei lavoratori della pubblica amministrazione (lavoreranno in remoto almeno fino al 31 dicembre), arrivando così alla cifra di 3 milioni e mezzo di persone in smart working.

Numerose aziende intendono prorogare la modalità del lavoro agile, almeno fino a quando la pandemia non sarà definitivamente conclusa.

 

A giugno la perdita del fatturato delle mense aziendali era pari al 60%, con 340 milioni di pasti in meno serviti ai dipendenti e 61 mila lavoratori in esubero.

 

Le imprese di pulizia hanno subito complessivamente un calo di fatturato del 15%, bilanciato in buona misura dai servizi di sanificazione molto richiesti.

 

 

Andrea Curcio

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