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Manovra estiva: blocco licenziamenti e prolungamento Cig

Manovra estiva: blocco licenziamenti e prolungamento Cig

Lo scostamento di bilancio da 25 miliardi che il governo si prepara a realizzare nella manovra estiva prolunga fino alla fine del 2020 una serie di misure adottate nei mesi scorsi e prevede nuovi incentivi.

Mercoledì 29 luglio il Parlamento si esprimerà sullo scostamento di bilancio da 25 miliardi di euro proposto dal governo e sul Piano nazionale di riforma. La manovra estiva di Palazzo Chigi, le cui norme saranno valide fino alla fine dell’ano, consiste nel finanziare con ulteriore deficit alcune misure ritenute essenziali, soprattutto nell’ambito del mercato del lavoro.

Il 17 agosto infatti scade il blocco dei licenziamenti deciso nei mesi scorsi e con questa manovra Roma prolunga questa blocco fino alla fine del 2020 insieme alla cassa integrazione che sarà tutta a carico dello Stato per ulteriori 18 settimane. Secondo alcuni osservatori, le prime 9 settimane di cig covid saranno generalizzate mentre le successive 9 potrebbero essere concesse solo nel caso in cui l’azienda abbia avuto una perdita di fatturato nel primo semestre del 2020 rispetto allo stesso periodo sull’anno scorso. In questi giorni i tecnici stanno definendo tali specifiche.

Il governo inoltre viene incontro alla richiesta delle azienda di prorogare i contratti a termine senza causale ma allo stesso tempo introduce un’importante novità cioè la decontribuzione per le nuove assunzioni a tempo indeterminato e le trasformazioni. L’idea è quella di cominciare a stimolare fin da subito il lato dell’offerta di lavoro tramite sgravi al 100% che dovrebbero durare tra i 4 e i 5 mesi, purché si verifichi un incremento netto di posti di lavoro.

Un tentativo di discostarsi dall’impostazione assistenzialista che spesso ha influenzato le scelte degli ultimi mesi. L’Italia infatti, pur essendo una delle principali economie europee, continua a rimanere sul fondo delle classifiche Ue in certi ambiti, uno su tutti la quota di giovani laureati (27,6%) dal momento che siamo al penultimo posto dopo la Romania. E proprio l’Europa, nonostante le polemiche e gli scontri sul Recovery Fund, si aspetta che l’Italia faccia buon uso dei fondi della Commissione presentando un programma di riforma credibile e soprattutto concretamente realizzabile.

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