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mercoledì, 25 Novembre, 2020
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Il caso Germania

Forse al posto di Stati Generali, Task force, tavoli e tavolini sarebbe anche utile guardare cosa fanno i vicini di casa per affrontare la crisi economica dovuta al lock down ed alla pandemia: il caso Germania

Si parla tanto in questa settimana di diminuzione temporanea delle aliquote IVA in Germania, come mai? Facciamo un passo indietro. Ad inizio giugno il governo tedesco ha annunciato un nuovo piano straordinario di spesa per fronteggiare la crisi economica causata dal coronavirus. Tale piano fa seguito al primo piano d’urgenza emanato nel corso dello scorso mese di aprile. Il presente piano si fonda su diversi capisaldi e prevede come primo punto un taglio dell’IVA fino a dicembre ‘20, poi un sussidio da 300 euro per ogni figlio e ancora nuovi incentivi per l’acquisto delle auto elettriche. Il piano avrà un valore complessivo pari a 130 miliardi di euro, che saranno spesi tra il 2020 e il 2021.

Con questo ulteriore sforzo la Germania si appresta a spendere la cifra di quasi 1.500 miliardi di euro (incluse le garanzie bancarie) per stimolare l’economia, una cifra davvero immensa e che nel mondo si può comparare per dimensioni soltanto alle misure economiche intraprese negli Stati Uniti, che hanno però circa quattro volte la popolazione tedesca.

La nuova manovra ha avuto il via libera dal Parlamento tedesco ed il relativo fund raising sarà attivato tramite l’emissione di nuovo debito pubblico. È una grande novità per il Paese, la Germania dopo anni di bilancio in pareggio avrà un deficit. Ma non è questo l’insegnamento per l’Italia, che del debito pubblico è da anni maestra e leader indiscussa.

Ma comunque è un dato che va sottolineato: dopo aver affrontato la crisi economica del 2008 in modo prudente e conservatore, il governo tedesco ha decisamente cambiato strategia per affrontare la crisi causata dal coronavirus, stanziando risorse ingenti e utilizzando la leva del debito pubblico prima d’ora vista come espressione del diavolo.
Le previsioni per il 2020 sono di un deficit che si potrebbe avvicinare al 10 per cento del PIL, mentre l’economia tedesca si avvia alla peggiore recessione dal dopoguerra, trainata dalla crisi dell’automotive, sempre driver trainante del Paese.
Ma vediamo in modo analitico le nuove misure tedesche e gli insegnamenti che se ne potrebbe trarre con particolare riferimento al taglio temporaneo dell’IVA.

1. Riduzione dell’IVA dal 19 al 16 per cento, valida fino alla fine del 2020 (per un costo di circa 20 miliardi di euro). La manovra va letta in questo modo: se spendi entro il mese di dicembre ’20 hai sostanzialmente uno sconto del 3%, derivante dalla momentanea riduzione dell’IVA. Gli effetti prospettici sono interessanti: aumento della domanda interna di beni e dunque toccasana per l’industria, finestra temporale limitata che costringe chi vuole far acquisti a forzare i tempi degli stessi.

Approfondiamo un po’ questo particolare punto. A leggere i giornali i pareri sono vari: chi dice che è inutile, chi dice che sarebbe meglio diminuire l’evasione (chissà che nesso ci trova con la diminuzione dell’IVA …), chi dice che sarebbe meglio diminuire le imposte dirette (Irpef e Ires). E (pochi) sono invece d’accordo con tale mossa. Secondo il noto principio “molto ragionamento e poca osservazione conducono all’errore” (Alexis Carrel-Premio Nobel) io faccio la mia banale osservazione: sono stato lo scorso sabato in un negozio di biciclette, ce n’erano esposte pochissime, ho chiesto come mai e sconsolato il commesso mi ha detto:

“Eh, con questi incentivi si è scatenato l’inferno di acquisti”. O chi non ha fatto l’esperienza di osservare in un qualsiasi supermercato lo scaffale dei vini, dove quelli in offerta sono esauriti e quelli degli altri scaffali restano impolverati in bella mostra? Aggiungiamo qualcosa di già noto: la liquidità nelle tasche dei privati esiste ed in abbondanza, perché non dare occasione di una finestra temporale di sconto per movimentare i consumi e dare ossigeno alle aziende? Entrambi quelli riportati sono esempi di sconti temporanei. E non pensiamo che il 3% di sconto sia poi così poco; su un’auto dal prezzo imponibile di 30.000 si tratta di 900 euro, non proprio spiccioli.

2. 25 miliardi di euro saranno investiti in nuovi prestiti destinati alle piccole e medie aziende. Qui niente di nuovo, anche l’Italia è intervenuta in questa direzione. La novità però è nel metodo e non nel merito. Tali prestiti saranno veicolati tramite la grande Banca Pubblica KfW che può essere controllata ed agisce sotto il diretto monitoraggio dello Stato.
3. 6 miliardi di trasferimenti aggiuntivi ai Comuni: anche qui niente di nuovo, tutto sta nel metodo. Avranno i comuni la capacità di attivare la spesa in tempi brevi? E torniamo sempre allo stesso punto: il problema qui non sono i soldi ma la sburocratizzazione del sistema di controllo. Meriterebbe un capitolo a parte, ma la vicenda ben nota del nuovo Ponte di Genova è emblematica. Si sono dati poteri speciali ad un Commissario ed un’opera complessa e costosa è venuta su in tempi che potremmo dire cinesi; si tratta di un ponte che verrà inaugurato a luglio e che non ha sofferto di ricorsi al TAR, ingiunzioni, sanzioni, visite ispettive ai cantieri e quant’altro usualmente succede ad ogni opera pubblica italica.
4. 5 miliardi destinati al bonus da 300 euro per ogni figlio: anche qui la novità è interessante ed è proprio nel merito. Ma non è che forse al posto di dare tutto per la cassa integrazione si potrebbe investire sulla Next generation anche in Italia?
5. Fondi ed incentivi per l’acquisto di auto elettriche. Certo qui l’intento di salvaguardare l’industria dell’automotive, pilastro dell’economia tedesca, è chiaro, nulla da dire se non questo: dato che il pilastro dell’economia italiana, o almeno uno dei principali pilastri, è il turismo – ricordiamo che tale settore ante covid valeva circa il 13% del PIL in Italia – perché non dare fondi importanti e mirati al turismo al posto che incanalare micro contributi a tutti con il cervellotico metodo della perdita di fatturato da aprile 20 su aprile 19, di cui abbiamo già parlato a lungo in un precedente articolo, oppure finanziare in modo arbitrario l’acquisto di monopattini e biciclette?

I nuovi stanziamenti tedeschi, per un totale di 130 miliardi di euro, si aggiungono ai 200 miliardi già stanziati in maggiore spesa sociale e bonus per i lavoratori autonomi, ai 600 miliardi circa in prestiti e garanzie pubbliche ed agli altri 500 miliardi di liquidità aggiuntiva mobilitatati dalla grande banca pubblica KfW. Il tutto fa un totale di quasi 1.500 miliardi di euro, ovvero il 40 per cento del PIL della Germania. In Italia aggregando tutti gli stanziamenti dal Piano rilancio al Piano liquidità e quant’altro, pare che si potrebbero mettere in moto 450 miliardi di euro (dato detto da Bonomi, Presidente di Confindustria, dunque non proprio da un amico del Governo, quindi da ritenersi realistico): il vero problema non sono dunque i soldi, quelli, non tanti come in Germania, ma ci sono.

La vera questione è la seguente: a leggere la stampa parrebbe che gli aiuti tedeschi siano quasi tutti atterrati presso gli end user, ovvero gli utilizzatori finali, ed in tempi relativamente brevi. Questo è il punto: l’efficacia della gestione. Basti questo dato sconfortante: come noto quasi tutte le misure dei due Decreti già citati necessitano poi di Decreti Attuativi per poter attivare le misure: premesso che per attivare tutti i punti ci vorranno 165 Decreti Attuativi (e già questo è delirante), ad oggi 18 giugno ’20, dei 165 Decreti ne sono stati prodotti solo 31, pari al 18,7%.

Un ultimo nota bene: in Germania niente a livello pubblico è stato gestito centralmente, ma gli aiuti sono stati sempre veicolati tramite i 16 Lander, l’alter ego delle nostre Regioni, così è stato per i trasferimenti ai lavoratori autonomi e alle piccole imprese che hanno funzionato piuttosto bene quasi ovunque. Facendo un paragone con l’Italia, quanto stride e disturba tutto il tempo passato a generare polemiche di ogni tipo fra Stato e regioni con un tragico gioco allo scaricabarile che in realtà è stato spesso un alibi per coprire colpe ed inefficienze di tutti gli Enti coinvolti.

Enrico Viganò – Europartner
www.europartner.it – euro.fin@europartner.it

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