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lunedì, 13 Luglio, 2020
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La ripartenza del mondo dello spettacolo: intervista ad Andrea Silvestri

Andrea Silvestri è il titolare dell’agenzia Andrea Silvestri Spettacoli che il prossimo anno festeggerà 40 anni di attività e storia. Con lui abbiamo parlato di uno dei settori culturali che, come la scuola, è stato il primo a chiudere e tra gli ultimi a ripartire. Ma con le condizioni imposte per la ripresa si può davvero parlare di ripartenza?

Di cosa si occupa dott. Silvestri?

Oggi sono a capo di un’agenzia di spettacoli che è stata fondata da mio padre nel 1981 e da 25 anni lavoro all’interno del settore. Il ruolo che ricopro è, prevalentemente, quello di mediatore nell’ambito dello spettacolo, ovvero colui che si pone tra l’artista e l’organizzatore di un evento o il gestore di un locale. Inoltre sono anche produttore e organizzatore relativamente ad alcuni progetti che ritengo particolarmente interessanti, che possono essere ad esempio prodotti teatrali che co-produco e di cui, nello stesso tempo, organizzo il tour nei teatri o nelle piazze italiane.

Quali conseguenze ha avuto l’emergenza sanitaria sul suo settore?

Le conseguenze sono ormai chiarissime a tutti. Il nostro è stato il primo settore a fermarsi, insieme alle scuole, e sono d’accordo sul fatto che ci si sia fermati subito, però è altrettanto vero che lungo il cammino il trattamento che è stato riservato al mondo dello spettacolo è stato decisamente inadeguato. Si sta proponendo adesso una timidissima ripartenza, ma la realtà è che abbiamo subito un blocco totale che ancora oggi ci stiamo portando dietro e, quello che ha fatto male, è il fatto che siamo stati visti come un mondo poco importante, quasi un “non lavoro” che come tale non va tutelato. Il danno economico è stato importantissimo, perché chi vive di questo lavoro si è ritrovato completamente fermo e, nella maggior parte dei casi, senza nessun tipo di sostegno, però anche sentirsi così poco considerati ha ferito profondamente.

Gran parte delle attività rimaste ancora ferme hanno riaperto, tranne però discoteche e sale da ballo che hanno subito un ulteriore slittamento a metà luglio. Come legge questa decisione?

Una beffa. A questo punto la leggo come inopportuna. Se vogliamo essere seri e coerenti dobbiamo trattare tutto nello stesso modo e nella direzione della tutela della salute, altrimenti facciamo differenze che non stanno in piedi. Sono sotto gli occhi di tutti gli atteggiamenti dell’ultimo periodo, situazioni in cui ci sono stati assembramenti di persone, dagli aperitivi nelle piazze, alla movida fino alle manifestazioni dove le regole sono saltate. A fronte di tutto questo non vedo perché chi ha una sala da ballo, che per riaprirla deve comunque attenersi a delle regole, non possa farlo. Questo non è concepibile. Vale per le sale da ballo così come per le discoteche, anche se sono due mondi diversi. Spesso vengono equiparate ma in realtà non è così, la discoteca è un ambiente di fascia giovane dove ci sono usi e costumi – dagli orari al numero di persone all’interno del locale fino ai generi musicali – completamente diversi dalla sala da ballo, che invece presenta una fascia d’età medio alta e all’interno della quale viene proposto un genere di musica legato al mondo del ballo liscio, quindi live con orchestre, dove la maggior parte della serata si sviluppa sul ballo di coppia che è predominante rispetto alle discoteche.

La cultura delle arti sembra non essere tra le priorità dell’agenda di Governo. Nei giorni scorsi ci sono stati dei flash mob sia a Roma che a Milano, organizzati dai lavoratori del mondo dello spettacolo. Vi siete sentiti abbandonati dal Governo?

Parecchio abbandonati e visti come degli hobbisti. Il mondo dello spettacolo, che muove in realtà dei numeri impressionanti, è stato visto come un hobby e come tale non ha ricevuto tutele. Ancora oggi, nel 2020, si ignora quelle che sono effettivamente le logiche di questo mondo e quanta gente c’è dietro. Le persone sono abituate a vedere la punta dell’iceberg, quindi l’artista sul palco, ma dietro c’è il lavoro incredibile di tantissime persone necessarie per poter organizzare determinati eventi. È una situazione drammatica per tantissime famiglie, non solo per gli artisti. Non mi risulta al momento ci siano aiuti concreti, a parole ne abbiamo sentite di ogni, ma la realtà è che addirittura i famosi 600 euro a tanti non sono arrivati.

Cosa servirebbe per ripartire?

A questo punto quello che servirebbe è una ripartenza vera. Consentirebbe di muovere un po’ il settore e comincerebbe a dare un po’ di ossigeno, favorendo anche una ripresa dal punto di vista psicologico. Una ripartenza seria è il primo obiettivo. Nessuno ormai crede che si possano avere grandi aiuti economici in questo momento. La fiducia è svanita, quindi si punta sulla ripartenza che però dev’essere fattibile.

Lei ha anche scritto al Ministro Franceschini. Che cosa gli ha chiesto?

Gli ho scritto subito, ai primi di marzo, quando non si sapeva quanto sarebbe durato il blocco e cosa sarebbe successo, l’unica cosa che gli ho chiesto è stata quella di non dimenticarsi di noi. Per assurdo, invece, è quello che si è verificato. Forse sono stato profetico…ovviamente non ho ricevuto risposta nonostante la stessa mail gliel’abbia rinviata più volte durante questi mesi. Non mi aspettavo grandi risposte, mi sarei accontentato che la mia richiesta fosse presa almeno un minimo in considerazione. Franceschini non l’abbiamo mai visto, e lo sottolineo, in nessuna conferenza stampa del Governo. Abbiamo visto altre figure, ma lui non ha mai speso nemmeno una parola per il settore e tantomeno fatto qualche proposta.

Questo è significativo di come la cultura in generale sia tenuta in considerazione dal Governo, quando potrebbe essere un volano per il rilancio, non crede?

In un momento come questo chi ci mette la faccia, nel bene o nel male, si sta mettendo in gioco. Ma non farlo è veramente qualcosa di inaccettabile. Soprattutto in considerazione del ruolo che ricopre, occupandosi di tutto ciò che è cultura, che è un aspetto fondamentale per il nostro Paese. Invece i settori più penalizzati sono proprio la cultura e il turismo che per assurdo sono quelli che portano avanti l’Italia. C’è qualcosa che non torna, senza nulla togliere agli aspetti produttivi, ma turismo e cultura hanno un ruolo primario. A questo aggiungiamoci anche la scuola, che è un capitolo a parte.

In vista della ripresa, dal mondo dello spettacolo si è levata la voce di una ripartenza solo sulla carta, anche alla luce delle misure di sicurezza imposte che sono molto restrittive e rischiano di penalizzare piuttosto che incentivare la riapertura. Cosa ne pensa?

Più che restrittive sono improponibili e sono frutto di inesperienza in questo settore. Perché chi fa delle regole in un determinato ambito deve necessariamente conoscerlo, altrimenti assistiamo a quello che sta accadendo oggi, ovvero un insieme di restrizioni pensando che si possa parlare di ripartenza. Non metto in dubbio la buona volontà, ma le competenze che non ci sono. Prendiamo ad esempio le sale da ballo, possano ripartire ma sono vietati i lenti e il liscio, bisogna mantenere due metri di distanza in pista, quindi come si può pensare di ripartire? È una cosa inconcepibile. Lo stesso vale per le sagre, che ancora oggi sono viste in modo sbagliato, prima di essere un contenitore di divertimento sono tradizione, valorizzazione del territorio e di tanti prodotti enogastronomici italiani, sono cultura. Il fatto che possano ripartire è solo sulla carta, perché poi -concretamente – se si legge quello che è necessario fare per metterle in piedi è impossibile. Già prima dell’emergenza sanitaria c’erano tante regole da rispettare, adesso è terribilmente difficile. Non ultimo, come organizzatore, mi devo assumere delle responsabilità particolarmente gravi e pesanti che ricadono nella sfera penale se dovesse succedere qualcosa all’interno del mio evento come, ad esempio, svilupparsi un focolaio perché le persone infette erano alla mia festa. Questo vale anche per i gestori dei locali. Come si fa a ripartire così?

Alla luce di tutto questo come ripartirà lo spettacolo dopo l’emergenza sanitaria? Quali prospettive vede per il futuro?

Una timidissima ripartenza. Se dovesse andare tutto bene, quindi se la situazione legata ai numeri dei contagi dovesse andare nella direzione giusta, dalla seconda parte di agosto in poi –considerando i tempi dell’organizzazione – potrebbe ripartire qualche sagra, qualche evento o fiera. Anche se la maggior parte ha già annullato a prescindere non avendo certezze sul futuro, preferendo saltare l’appuntamento annuale. Per molti poi c’è anche una questione morale, legata alla perdita di persone care, e questo smorza la voglia di fare. Mi auguro che i locali che hanno l’estivo possano ripartire dalla metà di luglio come stabilito, ma con le restrizioni previste non si può parlare di ripartenza, soprattutto per le sale da ballo, di piccolissima ripartenza invece per le discoteche. Mi aspetto nell’autunno una ripresa più concreta, da fine settembre in poi, quando solitamente ripartono tutti i locali chiusi durante il periodo estivo. Se però dovesse arrivare una seconda ondata in autunno, con un altro lockdown, il nostro settore sarebbe in una condizione quasi irreversibile. Se già adesso è difficile ripartire, un altro blocco segnerebbe la fine. Rimarrebbero in pochi e solo quelli con le spalle molto larghe.

Micol Mulè

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