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martedì, 29 Settembre, 2020
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Riders: possono davvero essere considerati schiavi?

Nell’attuale contesto economico globalizzato si sente sempre più spesso parlare di una categoria, quella dei riders. A bordo di biciclette, sono assunti dalle aziende di food delivery per portare il cibo a domicilio dei clienti. A Milano se ne vedono tantissimi in giro, quasi nella totalità dei casi si tratta di immigrati.

Recentemente sono state avviate delle indagini da parte della procura contro l’azienda Uber eats, indagata per dei presunti maltrattamenti su alcuni riders.

A seguito di questo, molteplici intellettuali da salotto stanno inveendo contro quei beceri capitalisti, colpevoli di sfruttare i lavoranti dando loro paghe da miseria.

A tal proposito anche il quotidiano “La Repubblica” scrive che numerosi laureati italiani, trovano impiego presso queste aziende con la mansione di riders. Il quotidiano li definisce come nuovi schiavi.

Tuttavia è doveroso ricordare che, al di là dei maltrattamenti, umiliazioni e ogni altra condotta che infierisce sui diritti umani, sanzionata giustamente e severamente dalle leggi, le aziende non possono essere incolpate di sfruttamento, né tantomeno essere accusate di lucrare grazie ai nuovi schiavi.

Non è infatti compito di un’azienda privata mantenere con le proprie risorse chi ha bisogno. Le paghe di riders, come quelle di altre molteplici mansioni, seguono la legge del mercato, piaccia o non piaccia. Peraltro se si tratta di mansioni che non richiedono delle competenze particolarmente ricercate o particolari, è ovvio che, nel mondo in cui ci troviamo, la paga sia per ragioni di mercato certamente non entusiasmante.

A maggior ragione chi ha avuto un’istruzione media o medio-alta, non può lamentarsi se non è stato capace di sfruttare quel bagaglio di competenze e conoscenze acquisite all’università, per trovare un’occupazione consona alle sue aspettative.

A differenza del pubblico, per fortuna o per sfortuna nelle aziende private i lavoratori vengono pagati in base a quello che producono.

Si tratta infine di una liberissima scelta, nessuno obbliga qualcuno a svolgere una determinata mansione. Non c’è più nemmeno il rischio di rimanere incapienti, visto e considerato che esiste un reddito di cittadinanza erogato dallo Stato da €780 al mese, di cui si può beneficiare.

Andrea C

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