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mercoledì, 25 Novembre, 2020
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L’impatto reale del Decreto Rilancio sulle piccole imprese

Introduzione all’impatto del Decreto Rilancio

Senz’altro l’impatto principale che si percepisce leggendo le molte pagine e gli oltre 200 articoli del documento emanato dal Governo è lo sconcerto per la difficoltà estrema di comprensione e la parcellizzazione delle varie iniziative. Passato lo sconcerto iniziale proviamo ad immaginare l’impatto reale delle varie misure su 3 tipologie standard di soggetti: un piccolo parrucchiere che lavora direttamente in azienda con un addetto; un ristorante medio con 10 addetti ed il titolare, una piccola impresa produttiva con 15 addetti.

I nostri 3 casi

  1. Il parrucchiere ha un fatturato 2019 di 120.000 euro; nel corso della crisi Covid ha perso oltre un terzo del fatturato, fatto il paragone fra fatturato di aprile 19 ed il fatturato di aprile 20, dato che ad aprile 20 è stato sempre chiuso. Il suo fatturato di aprile 19 era pari ad 11.000 euro. Tale cifra risulta quindi essere la perdita su cui calcolare, come da Decreto, il 20% di bonus. Il nostro parrucchiere potrà dunque chiedere allo Stato la cifra di 2.200 euro: ciò è quanto gli spetta. Immaginando che nei mesi di marzo-aprile ’20 lui non abbia mai lavorato e che nel mese di maggio come da norma abbia riaperto il 18 del mese, la sua perdita è stata pari al fatturato mensile che aveva nel 2019 per i due mesi persi completamente ed a metà del fatturato di maggio, ovvero ha avuto mancati incassi per la cifra di 27.500 euro. Lo Stato gli ritorna l’8% di ciò che ha perso.

  2. Il ristoratore ha un fatturato 2019 di euro 1.000.000; nel corso della crisi Covid ha perso oltre un terzo del fatturato, fatto il paragone fra fatturato di aprile 19 ed il fatturato di aprile 20, dato che ad aprile 20 è stato sempre chiuso. Il suo fatturato di aprile 19 era pari a 109.000 euro. Tale cifra risulta dunque essere la perdita su cui calcolare, come da Decreto, il 15% di bonus. Il nostro ristoratore potrà dunque chiedere allo Stato la cifra di 16.350 euro, ciò è quanto gli spetta. Immaginando che nei mesi di marzo-aprile ’20 lui non abbia mai lavorato e che nel mese di maggio come da norma abbia riaperto il 18 del mese, la sua perdita è stata pari al fatturato mensile che aveva nel 2019 per i 2 mesi persi completamente ed a metà del fatturato di maggio, ovvero ha avuto mancati incassi per la cifra di 272.500 euro. Lo Stato gli ritorna il 6% di ciò che ha perso.

  1. La nostra piccola impresa produttiva ha un fatturato 2019 di 5 milioni di euro; nel corso della crisi Covid ha perso oltre un terzo del fatturato, fatto il paragone fra fatturato di aprile 19 ed il fatturato di aprile 20, essendo che ad aprile 20 è stata sempre chiusa. Il suo fatturato di aprile 19 era pari ad 454.000 euro. Tale cifra risulta essere la perdita su cui calcolare, come da Decreto, il 10% di bonus. La nostra azienda potrà dunque chiedere allo Stato la cifra di 45.400 euro, ciò è quanto gli spetta. Immaginando che nel mese di marzo ha lavorato al 50%, nel mese di aprile è stata sempre chiuso e nel mese di Maggio ha riattivato la sua attività da lunedì 11, la sua perdita di incassi è stata pari alla cifra di 832.000 euro. Lo Stato gli ritorna il 5,4% di ciò che ha perso.

Ognuno di questi soggetti agli incentivi sopracitati potrà aggiungere il ristoro del 60% dei costi di sanificazione ed il ristoro del 60% dei costi di affitto sostenuti per i mesi di marzo, aprile e maggio ’20.

Conclusioni

Per un’analisi completa della situazione bisogna aggiungere qualche semplice nota bene:

  • Nei casi analizzati si immagina che da Giugno ’20 le cose tornino alla normalità e si riprenda un trend di fatturato ante crisi; speriamo sia così!

  • Ad oggi per nessuna delle 3 provvidenze citate si può ancora presentare la domanda, si debbono attendere i relativi Decreti Attuativi;

  • Ma i nostri soggetti saranno in grado di predisporre ed inviare la domanda in autonomia? Avranno forse bisogno del commercialista o di un consulente per un’adeguata assistenza, quindi sosterranno dei costi che diminuiranno ancora il già esiguo contributo.

Pare chiaro che i veri beneficiari di questa pletora di possibilità, più che i poveri imprenditori, siano i membri delle varie task force ministeriali che avranno impiegato giorni e giorni a stendere il maxi Decreto e probabilmente sono stati ben remunerati per il lavoro svolto.

L’unico vero incentivo automatico, che tutte le aziende avranno senza far calcoli cervellotici, sarà il taglio della rata IRAP del prossimo mese di giugno. Da solo tale incentivo vale circa 4 miliardi di euro di taglio delle tasse, non è costato niente e non ha implicato nessun lavoro di nessuna task force; molto semplicemente è stato suggerito ed inserito in manovra su forte input del neo Presidente di Confindustria Carlo Bonomi, che probabilmente conosce meglio le esigenze degli imprenditori rispetto ai membri delle task force.

La considerazione finale che a prima vista potrebbe essere l’ennesimo lamento – lo Stato ha fatto poco – a mio parere non è corretta. La realtà è un’altra: gli imprenditori, se vogliono sopravvivere, facciano da sé e non aspettino aiuti da nessuno. Per dirla un po’ cinicamente con il grande scrittore Victor Hugo: “Non vi sono né cattive erbe né uomini cattivi. Vi sono solo cattivi coltivatori”. Aggiungo: cattivi coltivatori soprattutto fra i membri delle task force che hanno scritto il Decreto.

Ultima nota: a Milano conosco un barista che nel periodo Covid ha incrementato le sue vendite, non ha mai chiuso, si è attrezzato per un’efficiente delivery agli uffici circostanti la sua zona, ha mandato mail a decine di uffici e battuto porta a porta tutti gli usci per dire che lui consegnava food di qualità a domicilio a prezzi ragionevoli. Ed il mercato lo ha premiato.

Enrico Viganò – Europartner

Euro.fin@europartner.it

www.europartner.it

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