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domenica, Luglio 14, 2024
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    Home Politica Governo nella tempesta: retroscena di quel decreto scritto in ritardo

    Governo nella tempesta: retroscena di quel decreto scritto in ritardo

    Confindustria scrive al Governo e a Conte: “Non si può fermare tutto”

    Secondo una nota di Palazzo Chigi la pubblicazione del decreto è arrivata tardivamente perchè il premier Conte, il Ministro dello Sviluppo Patuanelli ed il Governo avrebbero trascorso la notte e la giornata a vagliare le numerosissime richieste da aziende, che adducevano varie motivazioni per giustificare la necessità di proseguire nelle proprie attività ed invocavano il carattere essenziale delle stesse e la loro rilevanza strategica. Di qui il ritardo della pubblicazione e le successive proteste.

    Per di più, prima dell’emanazione del decreto, pervenuto nel tardo pomeriggio di Domenica, il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia aveva scritto a Conte per chiedere rassicurazioni sul mondo produttivo e per evitare che questa situazione “produca delle conseguenze irreversibili”.

    Tra le richieste c’è anche quella di avere una disposizione di carattere generale che consenta la prosecuzione anche di quelle attività che sono funzionali alla continuità di quelle ritenute essenziali. Boccia chiede inoltre un’analoga disposizione che consenta la prosecuzione di quelle attività che non possono essere interrotte per ragioni tecniche, pena altrimenti un pregiudizio alla funzionalità dei relativi impianti produttivi.

    Anche il presidente di Confapi Maurizo Casasco ha dichiarato di aver chiesto al Governo uno slittamento di 2-3 giorni, per non incorrere nel pagamento di penali per ordini già effettuati.

    La scelta di fare la più drammatica conferenza stampa dal dopoguerra in diretta Facebook, senza conoscere ancora il contenuto da legiferare, è la conferma dell’ormai acclarato pressapochismo tipico di chi annuncia misure drastiche e destabilizzanti, ancora prima di scrivere i provvedimenti. Scelta non compresa anche dal capo dello Stato, come si apprende da fonti del Quirinale.

    CISL, CGIL e UIL sono sul piede di guerra. L’accusa dei sindacati al Governo Conte è pesante: aver scritto quel decreto sotto dettatura di Confindustria e non aver rispettato la promessa di lasciare aperte solo le attività essenziali (sanitarie, dell’agroalimentare, trasporti, servizi come la fornitura di gas e la raccolta dei rifiuti), come peraltro è stato annunciato dal Governo Conte.

    Il decreto infatti lascia aperta una buona parte dei settori produttivi.

    In un’intervista a Repubblica lo stesso Ministro Patuanelli ammette: “Rispetto a prima chiuderà tutta la metallurgia e la fabbricazione di prodotti di metallo. Abbiamo un allegato che individua i settori che devono restare aperti. Laddove vi fosse un’attività che non è espressamente indicata, ma che serve una filiera essenziale, può continuare ad operare comunicandolo al prefetto. Che ha la possibilità di bloccarla, se non ci sono i requisiti, ma in assenza di un intervento, la produzione può continuare.”.

    Sul confronto con i sindacati precisa: “abbiamo analizzato le richieste e siamo giunti ad una sintesi soddisfacente. A guidarci sono il principio di precauzione e la tutela della salute pubblica. Non abbiamo ceduto alle pressioni di Confindustria, anche perchè c’è un grandissimo senso di responsabilità di tutti i settori produttivi e dei singoli imprenditori”.

    Andrea Curcio

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