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domenica, Luglio 14, 2024
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    Home Prima pagina Decreto “Cura Italia” e scuola: stanziati 85 milioni di euro per la...

    Decreto “Cura Italia” e scuola: stanziati 85 milioni di euro per la didattica a distanza

    Dal Miur una nota con le linee guida per la scuola. Ancora incertezza sull’esame di Stato.

    Che la scuola possa non riprendere dopo il 3 aprile pare l’ipotesi al momento più accreditata. Lo stesso Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, durante un’intervista rilasciata durante il programma televisivo Di Martedì, ha parlato chiaramente dicendo che gli studenti potranno tornare tra i banchi di scuola esclusivamente “quando avremo la certezza che il quadro epidemiologico dell’Italia ci permetterà di mandare i nostri studenti a scuola nella massima sicurezza”.

    Un’ipotesi avvalorata anche dallo stanziamento di 85 milioni di euro nel decreto “Cura Italia”, destinati all’implementazione della didattica a distanza, ultimo baluardo per cercare di tenere il passo con i programmi e arrivare alla conclusione dell’anno scolastico. Con tutte le difficoltà e le inadeguatezze del caso. Fatto salvo per quegli istituti che basano già gran parte dell’attività didattica sulle nuove tecnologie, per molti altri l’emergenza Coronavirus ha messo a nudo non solo l’insufficienza degli strumenti, ma anche la difficoltà per i docenti di uscire dalla forma mentis finora applicata alle metodologie d’insegnamento. Senza contare i disagi per le famiglie, perché non è affatto scontato che tutti dispongano di dispositivi sufficienti e aggiornati per supportare determinati programmi, né tantomeno di connessioni adeguate a reggere la programmazione di un’intera giornata. Per questo le risorse stanziate serviranno “anche per mettere a disposizione degli studenti meno abbienti dispositivi digitali per l’utilizzo di piattaforme per la didattica a distanza e per la connessione alla Rete”, ha scritto il Ministro. Una sfida che ha trovato impreparati un po’ tutti, ma che inevitabilmente – e questo è l’aspetto positivo – ha sollecitato tutti a giocare la partita da protagonista, cercando di superare proattivamente le iniziali difficoltà.

    Dopo il primo disorientamento, ora la didattica a distanza ha preso piede, certamente non con lo stesso passo ovunque, ma quantomeno è partita. Il problema che si pone adesso, prioritario rispetto alle altre questioni aperte sul tavolo di via Trastevere, è cercare di fornire una struttura il più possibile omogenea alla nuova metodologia in forza alle scuole. Questo è il senso della nota diramata dal Miur a tutti gli istituti scolastici nazionali, che sostanzialmente detta le linee guida su come affrontare l’argomento, con una sottolineatura sulla duplice valenza, da un lato di “mantenere viva la comunità di classe, di scuola e di senso di appartenenza” e, dall’altro, necessaria per “non interrompere il percorso di apprendimento”.

    La nota affronta, tra le altre, la questione della privacy, la progettazione delle attività, il tema molto dibattuto sulla valutazione e quello, ancora più importante, degli alunni con disabilità o con bisogni educativi speciali. Un accento particolare è stato posto sull’importanza di affiancare all’assegnazione dei compiti un’adeguata spiegazione dell’argomento, per preservare l’elemento della relazione tra docente e alunno, indispensabile per favorire l’apprendimento. Fugando ogni dubbio su cosa s’intenda per “didattica digitale”, definendo “il collegamento diretto o indiretto, immediato o differito, attraverso videoconferenze, videolezioni, chat di gruppo, la trasmissione ragionata di materiali didattici, attraverso il caricamento degli stessi su piattaforme digitali e l’impiego di registri di classe in tutte le loro funzioni di comunicazione e di supporto alla didattica, con successiva rielaborazione e discussione operata direttamente o indirettamente con il docente, l’interazione su sistemi e app interattive educative propriamente digitali: tutto ciò è didattica a distanza”.

    Chiarita questo aspetto, restano però aperte sul tavolo alcune questioni non meno urgenti, tra cui la fine dell’anno scolastico. Su questo argomento è da scartare, per quello che trapela da via Trastevere, l’ipotesi di un prolungamento dell’anno scolastico oltre la sua naturale conclusione. Ancora più delicato il tema degli esami di fine ciclo scolastico, quali terza media e maturità. Il Ministro non si è ancora espresso con una soluzione definitiva, perché in questi giorni sono diversi gli scenari al vaglio del Miur, in base soprattutto a quando potranno riaprire le scuole. Quello che è certo è che “l’esame sarà serio ma terrà in considerazione il momento d’emergenza”, ha specificato Azzolina con la promessa di esprimersi in modo definitivo entro le prossime settimane. Dal canto loro gli studenti si sono attivati con diverse petizioni, accumunate dalla richiesta di certezze sull’esame di Stato, il prima possibile.

    Micol Mulè

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