giovedì, Febbraio 29, 2024
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    Coronavirus: diario della crisi, secondo giorno

    Coronavirus, è il giorno della grande prudenza. Che nella popolazione si traduce in un assalto a numeri di soccorso e supermercati. Impressionanti le testimonianze: scaffali vuoti in serata in vari punti vendita e risse per un pacco di pasta. La popolazione pare prepararsi ad uno scenario Wuhan nell’immediato. I malati totali sono 152, di cui 110 solo in Lombardia. I morti sono saliti a tre, per quanto la terza vittima avesse un quadro compromesso da un tumore e fosse ricoverata in oncologia. Ovvero, va contata, ma i numeri andrebbero maneggiati con cura in questi momenti molto difficili. Altrimenti si corre il rischio di alimentare circoli viziosi molto pericolosi.

    Premessa: di pazienti zero e della loro assenza

    Nella giornata di ieri non si è più parlato del paziente zero. Ed è un male. Un grave pericolo, per essere espliciti. Sapere da dove sia partito tutto non è un optional, una curiosità da amanti del romanzo poliziesco. È la chiave per individuare, curare ed isolare i nuovi casi. E prevedere dove si formeranno. Il numero di contagi in Lombardia è dovuto anche a questo: conosciamo il paziente uno.

    Non è lo zero, ma seguendolo, sappiamo dove guardare per trovare gli ammalati. Ed assisterli. Prima ancora, talvolta, di diventare sintomatici. Le uniche cose che sappiamo, invece, del paziente zero è che il racconto del paziente uno (racconto della moglie, più che altro) non risponde a verità. Quali siano i fatti speriamo vengano accertati in fretta. Anche l’OMS è in allarme per questo.

    Capitolo quarto: le baruffe in camice bianco sul Coronavirus

    Quanto è pericoloso il Coronavirus? Esistono due scuole di pensiero. La prima è quella di Burioni, che dice molto. Il virus è aggressivo, porta a complicanze gravi nel 20% dei casi ed uccide nel 2%. Va quindi combattuto costi quel che costi. C’è una seconda scuola di pensiero, cui aderisce anche la Direttrice di Laboratorio dell’ospedale Sacco Maria Rita Gismondo per cui sarebbe poco più grave di un’influenza. Visto che la scorsa settimana di decessi per l’influenza ce ne sarebbero stati 247 e per Coronavirus 1. Noi non siamo qui per schierarci. Certo è che non fa benissimo avere una comunità scientifica così dialettica in questa fase.

    Capitolo quinto: il morbo infuria, il pan ci manca

    La tenuta del tessuto sociale Lombardo desta persino più preoccupazione di quella sanitaria. In tutta la giornata i negozi sono stati presi d’assalto. Certo, ventilata la possibilità di un blocco stile Wuhan in caso di peggioramento era difficile immaginare uno scenario differente. Però la lotta per l’ultimo kilo di pasta sugli scaffali non era certamente una vista edificante. Diciamo che la gente ha preso molto sul serio il monito di non farsi trovare impreparati. E l’ha fatto proprio con entusiasmo. L’assalto di telefonate al 112, invece, pur con tutti i disagi del caso, segnala una sete di informazione molto positiva. Almeno, per una volta, la gente sembra fidarsi delle autorità più che del Corriere del Corsaro.

    Capitolo sesto: le prospettive

    Chiuse scuole, università, chiese. Vietati spettacoli e manifestazioni. Tutti gli uffici pubblici rallenteranno le operazioni (che ci crediate o meno è, apparentemente, possibile). Coprifuoco nei locali (ma non nei ristoranti). La Lombardia, come Piemonte e Veneto, si prepara ad affrontare la settimana più difficile e sperare che il picco arrivi e passi al più presto. Dopotutto, a quest’ora, il paziente zero è decisamente fuori combattimento, quindi, salvo non ve ne siano altri, i focolai sono individuati. Isolandoli si dovrebbe ottenere, in tempi non troppo lunghi, un miglioramento sostanziale.

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