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domenica, 27 Settembre, 2020
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Coronavirus: diario della crisi

Iniziamo oggi un reportage nel cuore della crisi sanitaria del Coronavirus. Non è nostra intenzione spaventare, non è nostro compito ammonire, non è nostra ambizione predire. Ci limitiamo a documentare, con acribia e un filo di cinismo, ciò che sta avvenendo in queste ore. Questo giornale si occupa di Lombardia e Piemonte, ed anche a volte delle regioni vicine. Ovvero dell’area che ha visto muoversi, come attori su un palcoscenico, i primi malati di questa epidemia.

Che, come in una guerra ottocentesca, si muove per fronti compatti: quello Lombardo, quello Veneto e gli altri che, anche se speriamo di no, seguiranno. Una premessa metodologica importante: noi crediamo che la Sanità Lombarda, in prima linea per fermare il male, abbia dato prova di straordinaria efficienze. E che il sistema paese, per una volta unito come un sol uomo, debba seguire e replicare questo esempio. Non saranno, i nostri articoli, un esempio di polemica gratuita o di esibizionismo del dolore. Solo un’impietosa analisi.

Premessa: di pazienti zero ed uno

Chi è stato il primo malato di Coronavirus sfuggito alle autorità? Di certo non quello che finora è stato il paziente zero. Un uomo, di 41 anni, non attualmente malato e solo raffreddato per il periodo dal rientro della Cina ad oggi. Nei giorni tra il 21 Gennaio, data di rientro in Italia al 20 Febbraio avrebbe contagiato esattamente un’altra persona. E solo una. Un 38enne di Codogno. Questi, invece, avrebbe diffuso in tutta la Lombardia la malattia, fino ad un caso in Piemonte. Ma non risulta sia stato in Veneto, dove al momento della scrittura di questo pezzo, ci sono 11 contagiati. Quindi, secondo anche le parole dell’Assessore alla Sanità Lombardo, Giulio Gallera, i due focolai non sarebbero correlati. Se questo scenario fosse stato confermato sarebbero state da riscrivere tutte le regole della virologia. Per fortuna non è questo il caso. La caccia al paziente, o alla paziente, zero continua.

Capitolo primo: la linea rossa del podista

Il paziente uno, il 38enne di Codogno, amava correre, era molto attivo sul territorio ed aveva molti amici. Esiste una mezzaluna rossa di contagi a provarlo. Dalla bassa Lodigiana arrivano alla Bassa Bresciana. Ovviamente non sono tutti contagi diretti. È una rete. Stiamo pescando gli asintomatici ed i lievemente sintomatici. È questo il segreto per sconfiggere la malattia: paralizzare l’arto malato perché il veleno non si diffonda. Proprio in queste ore abbiamo isolato due cellule corse lontano dall’epicentro. Una a Torino, un compagno di gara del paziente uno. Una a Milano, di cui non è chiara la relazione con il paziente uno. A Codogno c’è anche una prima vittima: una 78enne con precedenti e gravi malattie.

Capitolo secondo: partita a carte con contagio

I primi due malati in Veneto sono un mistero a sé. Due anziani di Vo’ Euganeo (paese ancora più piccolo di Codogno), amanti dei bar e delle carte (il Veneto rurale che non si arrende), vengono sottoposti a tampone. Non hanno rapporti con la Lombardia, ma il sospetto sta prendendo i sanitari. Sono entrambi positivi. Uno, purtroppo, morirà. Era il padre dell’ex Sindaco. Seguiranno altri 9 casi. Qui, purtroppo, non abbiamo una mappa comoda come quella Lombarda, riguardano almeno tre province. Non ci sono relazioni evidenti, pazienti zero o logiche particolari.

Capitolo terzo: la conta del Coronavirus

Sono 76 i casi acclarati. I morti sono 2. Siamo il quinto focolaio per intensità al mondo, il primo dell’Occidente. Le misure preventive sono in pieno dispiegamento. L’aria che si respira è ancora nella fase della contrapposizione netta. Durerà ancora qualche tempo, finché non passerà il principio che trovare una soluzione sia più pressante che trovare un colpevole. Nei prossimi giorni vi daremo conto delle evoluzioni. Sapendo che, per quanto possa essere un luogo comune, fa sempre più buio prima che sorga il sole.

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