Torino prova a ritagliarsi un ruolo nella nuova geografia europea dell’intelligenza artificiale. Non si tratta solo di ospitare macchine più potenti o centri di calcolo più avanzati, ma di entrare in una partita industriale che può orientare ricerca, imprese, energia e competenze nei prossimi anni. Al centro c’è la possibilità per l’Italia di candidarsi a una delle quattro Gigafactory europee per l’AI, grandi infrastrutture pensate per sostenere lo sviluppo di un’intelligenza artificiale europea più autonoma e meno dipendente dai grandi gruppi tecnologici americani.
La Commissione europea ha previsto un investimento complessivo da 20 miliardi di euro per realizzare nel continente quattro grandi centri di supercalcolo. Ogni struttura dovrebbe contare su circa 100 mila Gpu, le unità di elaborazione grafica indispensabili per addestrare modelli di intelligenza artificiale e gestire grandi quantità di dati. La posta in gioco è alta: ciascuna Gigafactory può valere oltre 4 miliardi di euro di investimenti e diventare un nodo strategico per la competitività tecnologica dell’Europa.
L’Italia si presenta alla sfida con un consorzio formato da Eni, Leonardo e Fondazione Ai4industry. La candidatura è stata annunciata dal ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, che ha indicato la volontà del Paese di concorrere al bando europeo. La presenza di Eni risponde al tema energetico, decisivo per infrastrutture ad alto consumo; Leonardo porta in dote competenze industriali e applicazioni legate anche all’aerospazio; Fondazione Ai4industry, con sede a Torino e guidata da Fabio Pammolli, rappresenta invece uno dei perni della strategia nazionale sull’intelligenza artificiale.
Torino non è ancora indicata come sede ufficiale, ma il territorio ha diversi elementi per essere parte della partita. In città sono presenti la sede di Ai4industry alle Ogr, il Politecnico, l’Università, la Fondazione Links con il computer quantistico e un tessuto di imprese innovative attive nei settori digitali. Nelle prossime settimane Ai4industry presenterà anche un nuovo supercalcolatore Nvidia, destinato all’elaborazione dei dati per l’AI. Sono asset che rafforzano il profilo del capoluogo piemontese in una competizione che coinvolge già altri territori italiani, tra cui Lombardia, Puglia e Liguria.
La corsa resta complessa. Bruxelles ha ricevuto 76 proposte da 16 Paesi membri e la scelta finale dipenderà dalla capacità dei progetti di garantire infrastrutture, energia, rete, competenze e ricadute industriali. Per Torino, l’eventuale coinvolgimento nella Gigafactory significherebbe accelerare il proprio posizionamento nell’economia dell’intelligenza artificiale. Come ha sottolineato Marco Gay, presidente degli industriali torinesi, l’assegnazione di una struttura di questo tipo all’Italia rappresenterebbe un’opportunità per valorizzare l’ecosistema digitale e industriale nazionale, con possibili benefici diretti anche per il territorio torinese.






