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domenica 3 Maggio, 2026
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Energia, la svolta dei capitali: boom investimenti nel pulito

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L’energia è tornata al centro delle dinamiche economiche globali, non solo per il suo impatto sui prezzi ma per il ruolo strategico che ha assunto in un contesto segnato da tensioni geopolitiche, sicurezza degli approvvigionamenti e trasformazioni industriali. È proprio la direzione dei capitali a rendere evidente questo passaggio. Nel 2025 gli investimenti nel settore hanno raggiunto i 3.300 miliardi di dollari, il livello più alto mai registrato, ma soprattutto hanno cambiato composizione: 2.200 miliardi sono destinati a tecnologie a basse emissioni, contro 1.100 miliardi ai combustibili fossili. In dieci anni la quota “pulita” è passata da meno della metà a circa due terzi del totale, mentre gli investimenti nel sistema elettrico — tra generazione, reti e accumulo — risultano oggi superiori del 50% rispetto a quelli nei fossili, indicando con chiarezza dove si sta concentrando la crescita futura.

A trainare questa trasformazione è soprattutto il solare. Nel 2025 il fotovoltaico contribuisce da solo a oltre il 25% della crescita dell’offerta energetica globale, diventando per la prima volta la principale fonte di espansione. Gli investimenti nel comparto raggiungono i 450 miliardi di dollari, la cifra più alta tra tutte le tecnologie energetiche. Nel complesso, rinnovabili e nucleare coprono quasi il 60% della crescita della domanda energetica, e la generazione da queste fonti supera l’aumento della domanda di elettricità. Per la prima volta, quindi, le tecnologie a basse emissioni non inseguono più la domanda: iniziano a guidarla, modificando l’equilibrio tra offerta e consumi.

La dinamica è sostenuta anche dal lato della domanda. Nel 2025 i consumi globali di elettricità crescono del 3%, più del doppio rispetto alla domanda energetica complessiva, ferma all’1,3%. A incidere sono fattori convergenti: l’aumento dei fabbisogni per il raffreddamento, la crescita industriale, l’elettrificazione dei trasporti e l’espansione dei data center legati all’intelligenza artificiale. Le previsioni indicano un’ulteriore accelerazione, con consumi globali destinati a superare i 29.000 terawattora nel 2026.

Accanto a questa evoluzione emergono però alcune criticità strutturali. Gli investimenti nelle reti elettriche si attestano a 400 miliardi di dollari l’anno, ma non tengono il passo con la crescita della generazione e dell’elettrificazione, creando un potenziale collo di bottiglia infrastrutturale. Sul piano geografico, l’Africa intercetta solo il 2% degli investimenti in energia pulita, pur rappresentando il 20% della popolazione mondiale, mentre il servizio del debito può assorbire fino all’85% degli investimenti energetici. Allo stesso tempo, il carbone continua a mostrare una capacità di resistenza: nel 2024 sono stati avviati quasi 100 gigawatt di nuovi impianti, con approvazioni ai livelli più alti dal 2015.

In questo scenario, la Cina consolida la propria centralità. In dieci anni la sua quota negli investimenti globali in energia pulita è passata da circa un quarto a quasi un terzo del totale. Oggi il Paese investe il doppio dell’Unione Europea e una cifra vicina alla somma di Unione Europea e Stati Uniti insieme, rafforzando la propria posizione lungo l’intera filiera energetica, dal solare alle batterie fino ai veicoli elettrici.

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