Nel giugno 2025, Israele e Stati Uniti bombardarono i siti nucleari iraniani in quella che venne a posteriori definita la “guerra dei 12 giorni” perché durò, appunto, meno di due settimane. Questa volta, però, la situazione è diversa. Dopo l’uccisione della guida suprema dell’Iran, Alì Khamenei, Donald Trump ha dichiarato che il conflitto potrebbe durare quattro o cinque settimane. Il presidente Usa, tuttavia, ha scritto sulla piattaforma Truth Social che le scorte statunitensi di munizioni “di fascia media e medio-alta”, non sono “mai state così elevate o in condizioni migliori”, aggiungendo che i funzionari gli hanno riferito che Washinton dispone “di una fornitura virtualmente illimitata di queste armi”.
Le guerre possono essere combattute ‘per sempre’, e con grande successo, utilizzando solo queste scorte”, ha chiosato Trump, chiarendo che “al massimo livello abbiamo una buona scorta, ma non siamo dove vorremmo essere”. Non esattamente ciò che vuole sentire la base Maga, ammaliata durante l’ultima campagna elettorale presidenziale dall’America First di Trump, che significa anche basta guerre infinite come quelle in Afghanistan. Ci hanno pensato i pesi massimi dell’amministrazione Usa a correggere il tiro.
Prima è intervenuto il capo del Pentagono, Pete Hegseth, chiarendo che “questo non è l’Iraq, non sarà una guerra infinita”. Poi ha parlato il vicepresidente JD Vance che, in un’intervista a Fox News, ha assicurato che Trump non permetterà “a questo Paese di entrare in un conflitto pluriennale senza una fine chiara e senza un obiettivo preciso”, aggiungendo che “ciò che è diverso è che il presidente ha definito chiaramente cosa vuole ottenere”. Su quest’ultimo punto, in realtà, il Commander in chief americano ha fatto parecchia confusione, parlando di regime change, aiuti alle proteste di piazza degli iraniani ma anche di interruzione del programma di missili balistici. Il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, ha poi aggiunto che in verità il casus belli sarebbe stato il fatto che gli americani sapevano che Israele stava per attaccare l’Iran e che Teheran avrebbe effettuato una rappresaglia contro gli Usa. Da qui, le ragioni dell’attacco preventivo. Dopo oltre quattro giorni di guerra, dunque, sono ancora poco chiari sia gli obiettivi che le tempistiche di questa nuova guerra in Medio Oriente.






