Dunque, fatemi capire. Perché il mondo va a rovescio e capire non è facile. Avevamo un Presidente americano che voleva il Nobel per la Pace perché aveva il merito di aver fatto finire 8 guerre, quali, al momento, non saprei dire. Siccome non glielo hanno voluto attribuire, allora ha pensato che tanto valeva impegnarsi veramente e ha bombardato una prima volta l’Iran, ha sostenuto l’impegno, chiamiamolo così, di Israele nella Striscia; quindi, ha invaso il Venezuela, catturandone il Presidente e minacciando ulteriori interventi militari finché non gli hanno dato quel che voleva, il petrolio; infine, ha attaccato, di concerto con Israele, l’Iran, confidando in una rivolta di popolo che non c’è stata.
Nel frattempo, il Presidente americano (usiamo la maiuscola solo perché ci hanno detto che Presidente si scrive maiuscolo quando indica la massima carica di uno Stato, e basta) ha tuonato contro l’Europa e la Nato, colpevole di non averlo seguito nella guerra santa contro gli Ayatollah. Chi non gli permette di usare le basi, chi non gli manda le navi, chi non gli offre gli aerei, tutti sul taccuino dei cattivi.
Per finire, se la prende con il Papa, colpevole di fare il Papa, cioè affermare che chi ha il potere di non usare le armi e si dice cristiano dovrebbe avere il buon senso di non usarle, e con Meloni, accorsa in difesa del Pontefice, caso mai ne avesse bisogno, sicuramente per rispetto e ammirazione, ma anche perché in tempi di magra (di voti) un colpetto al cerchio dei cattolici in Italia non fa mai male. Soprattutto, Trump dice a Meloni che ha fatto la guerra all’Iran per impedire al regime di avere la Bomba (qui la maiuscola non ce l’hanno detto i maestri di metterla, è una maiuscola di timore reverenziale che nasce da chi la paura della bomba l’ha vissuta da bambino), al Papa invece per punirlo di avere ucciso 45mila cittadini inermi. Sarà anche vero, per carità, ma dirlo nella stessa intervista suona un po’ strano, quasi come le scarpe di Rubio, di tre numeri più grandi, perché Trump, che ha regalato le calzature degli uomini di successo ai membri del suo staff, pensa che le persone intelligenti abbiano i piedi grandi, e il Segretario di Stato si vergogna a dire che porta il 39.
E l’Italia che fa? S’indigna, per una volta quasi all’unanimità, mentre il Corriere della Sera fa il Corriere della Sera e, chapeau, strappa un’intervista da doppia pagina al Tycoon, in cui ci sono perle a tutto andare, dall’Ungheria, alla Nato.
E l’Europa che fa? Pensa all’ETS, su che cosa sia l’ETS ne parliamo un’altra volta. Non difende Sanchez, non si schiera con il Papa, non si esprime su Meloni; non dice che la Nato è un’alleanza difensiva, nessun impegno lega i membri nel supporto ad azioni offensive, quali palesemente sono quelle in Iran; non chiede a Trump perché non abbia coinvolto la Nato prima di attaccare; soprattutto, non chiede a Trump perché non abbia coinvolto la Nato, chessò, in Venezuela, dove magari si poteva anche dividere il petrolio. Non dice, l’Europa, proprio niente di niente.
Noi sogniamo invece un’Europa che sia sovrana, che sia un’Europa di popoli e non di nazioni, dove ci sia un Esecutivo eletto e non nominato che possa prendere decisioni e posizioni. Non sogniamo più Europa, come dice il nome di un partito attualmente in Parlamento e spesso (anche troppo) in televisione, sogniamo un’Europa migliore, più influente, in grado di mettere sul piatto il peso di un’economia forte, di 450 milioni di abitanti che parlano lingue diverse, ma hanno un solo modo di vivere e di pensare: la libertà. È un’Europa ancora da costruire, ma bisognerebbe mettercisi di buona lena, nella consapevolezza che un’altra strada non c’è. Basta pensare alla curvatura delle banane, a quali auto dobbiamo o non dobbiamo comprare, pensiamo a come fare di un’alleanza commerciale una vera nazione. Non c’è più molto tempo.
Alberto Manzo






