I negoziati di pace in corso a tre tra Ucraina e Russia con il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti potrebbero portare a un esito inaspettato. In un’intervista al giornale Europejska Pravda, il ministro degli Esteri ucraino Andrij Sybiha ha spiegato che dalle discussioni in corso potrebbero nascere due accordi distinti: il primo verrebbe firmato da Washington e Kiev, il secondo tra Washington e Mosca.
Si tratta di un’ipotesi sul tavolo, anche se in questo modo non si capisce se questa formula porterebbe a una pace effettiva, con le due parti obbligate a far tacere le armi dal momento che non firmerebbero un documento comune che li impegni reciprocamente. Inoltre, da questa soluzione rimarrebbero fuori due questioni cruciali: lo status dei territori occupati dall’esercito russo e il destino della centrale nucleare di Zaporizhzhia, dentro cui il Cremlino ha ammassato materiale bellico. Due temi che verrebbero rinviati a un incontro diretto tra Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin, nonostante l’autocrate russo non abbia mai dimostrato un sincero impegno a incontrare il presidente ucraino.
Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha confermato che “si tratta di negoziati molto difficili che sono iniziati a livello di esperti” e che per ora è stato solo raggiunto “un accordo per proseguirli”. Rimane nebulosa anche la questione delle garanzie di sicurezza statunitensi e dell’impegno generale di Washington in Ucraina dopo la fine delle ostilità. Volodymyr Zelensky ha scritto su X che il suo governo e la squadra negoziale ha “individuato gli aspetti dell’accordo con gli Stati Uniti sulla ripresa postbellica che necessitano di essere approfonditi”, senza dare ulteriori delucidazioni, ma ringraziando “gli inviati del presidente degli Stati Uniti per il loro approccio costruttivo nei negoziati. Dobbiamo raggiungere risultati il più rapidamente possibile”, ha chiosato il leader ucraino.





