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    PA, approvato il nuovo Decreto Legge

    PA, approvato il nuovo Decreto Legge
    La Camera dei Deputati ha approvato il nuovo Decreto Legge Pa. Il Dl 44/2023 ha infatti ottenuto 179 voti favorevoli, con 126 contrari. Ora si attende l’esame del Senato ed il testo dovrà essere convertito in legge entro il 21 giugno.
    Il testo prevede la stretta sui controlli della Corte dei conti in ambito Pnrr alle assunzioni nella Pubblica amministrazione, nuove regole per i concorsi pubblici e soluzioni per l’inserimento dei giovani nella pubblica amministrazione.
    Soddisfazione in casa Centrodestra: il Ministro degli Affari Europei, Sud, Coesione e Pnrr Raffaele Fitto ha precisato: “Nessuna deriva autoritaria del governo riguardo la Corte dei conti non vi è, infatti, nessuna limitazione dei controlli della magistratura contabile. Ha perfettamente ragione Giorgia Meloni nel sostenere che il nostro governo, su questo aspetto, si muove in linea con il governo Draghi”. “Siamo sicuri che i controlli di legalità ci saranno, come è giusto che sia. Però il controllo di legalità non può bloccare le opere perché se non realizziamo le opere veniamo meno all’obiettivo principale che ha il governo”, ha detto anche il Ministro per i rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. “Non c’è nessuna guerra in corso contro la Corte dei conti. Secondo noi il regime dei controlli che è stato fissato anche dalla governance stessa del Pnrr è sufficiente per garantire legalità”, ha aggiunto.
    Dure invece le critiche dell’opposizione: “È un governo – ha tuonato il leader del M5S Giuseppe Conte – in ritardo sull’attuazione del Pnrr, abbiamo una rata da riscuotere da Bruxelles e non la stiamo riscuotendo. E come pensano di risolvere il problema? Eliminano il controllo della Corte dei conti, che non è concepito per ritardare ma semplicemente per vigilare. Non sopportano i controlli”.
    “Da mesi – ha attaccato la capogruppo PD alla Camera Chiara Braga – chiediamo chiarezza sul Pnrr, ad oggi abbiamo invece solo una governance centralizzata e paralizzata che ha fatto accumulare inutili ritardi e l’annuncio di un voto di fiducia per cancellare il ruolo di controllo della Corte dei Conti. Non c’è governo più insofferente al controllo di quello di destra”.
    Il profilo più attenzionato del decreto riguarda infatti l’esclusione, dal perimetro dei piani, programmi e progetti relativi agli interventi di sostegno e di rilancio dell’economia nazionale, sui quali la Corte dei conti svolge il controllo concomitante, di quelli previsti o finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ovvero dal Piano nazionale per gli investimenti complementari.
    Visti i tempi strettissimi per la conversione, quella di Palazzo Madama sembra prospettarsi come una mera formalità, ma in politica, si sa, i colpi di scena possono sempre essere dietro l’angolo (anche se non sembra questo il caso).
    Andrea Valsecchi

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