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    Bce, aumento dei tassi e mutui da rinegoziare

    Bce, aumento dei tassi e mutui da rinegoziare
    La presidente della Bce Christine Lagarde ha annunciato in un’intervista la “forte probabilità” di un nuovo aumento dei tassi di 50 punti a marzo. Nonostante i cenni di miglioramento dell’inflazione, per Lagarde l’ottimismo dev’essere molto cauto e la strada è ancora lunga, ma l’obiettivo è chiaro:  continuare a prendere le misure necessarie per riportare l’inflazione al 2%. E invita le banche a rinegoziare i mutui.
    È ancora troppo presto per dichiarare la vittoria sull’inflazione”, ha detto la presidente della Bce Christine Lagarde in un’intervista al gruppo editoriale spagnolo Vocento, secondo la quale i progressi rispetto all’inflazione sono innegabili ma “c’è ancora molto da fare”. Per questo ha annunciato la forte probabilità (che è quasi una certezza) che la Bce effettui un ulteriore rialzo dei tassi di 50 punti alla prossima riunione del 16 marzo. Se infatti l’inflazione complessiva è diminuita negli ultimi mesi e continuerà a diminuire nei prossimi, la strada da seguire per Lagarde è chiara: “Dobbiamo continuare a prendere le misure necessarie per riportare l’inflazione al 2%. E lo faremo”.
    Se la decisione verrà confermata, si tratterà del sesto aumento consecutivo dei tassi da parte della Banca centrale, dove l’ultimo in ordine di tempo è stato il 2 febbraio (sempre di 0,5 punti percentuali). La politica monetaria restrittiva della Bce è iniziata a luglio scorso e l’effetto sui mutui è già stato pesante, generando diffusi malcontenti soprattutto sulle categorie di persone che maggiormente soffrono gli aumenti.
    Lo scenario per chi ha già avviato un contratto di mutuo infatti varia a seconda del tipo di tasso: fisso o variabile, che dipende dalla somma dello spread (deciso dalla banca) più un tasso di mercato che generalmente è l’Euribor per i mutui a tasso variabile e l’Irs per i mutui a tasso fisso. Per questi ultimi l’aumento dei tassi non desta preoccupazioni perché l’aliquota, una volta fissata il giorno della stipula del mutuo, non cambia e resta tale fino all’estinzione. Il problema sussiste invece per coloro che devono ancora accendere il mutuo a tasso fisso e che intendono farlo nel prossimo futuro: rispetto a inizio 2022, infatti, il valore dell’Irs è triplicato e trovare offerte interessanti diventa sempre più difficile.
    Il rischio più immediato è quindi senz’altro quello di vedere alzarsi ulteriormente i tassi sui mutui variabili. Secondo le stime provvisorie, per un mutuo medio a tasso variabile sottoscritto, ad esempio, a inizio 2022, il mutuatario si troverebbe a pagare una rata mensile più pesante di 197 euro, vale a dire circa il 43% in più rispetto a quella iniziale. Ma potrebbe non finire qui: secondo gli analistil’Euribor a 3 mesi potrebbe crescere ancora arrivando a giugno 2023 intorno a 3,4%. Se le previsioni dovessero avverarsi, la rata media arriverebbe a ben 711 euro, cioè 255 euro in più rispetto a quella sottoscritta solo poco più di un anno fa.
    A questo proposito Lagarde ha aggiunto che le banche europee potrebbero varare delle misure per alleviare il rialzo dei tassi sui mutuatari ed evitare problemi ai debitori. In sostanza, potrebbero recepire l’aumento dei tassi cercando di far ricadere il meno possibile le conseguenze su coloro che si trovano già in difficoltà. “Sono sicura che molte banche sono pronte a rinegoziare i mutui”, ha detto,visto che sarebbe nel loro interesse non avere “crediti non pagati nei loro bilanci”. E rispetto alla richiesta di un “tetto” sui tassi da parte di varie forze politiche, ha risposto che questa è una questione che si gioca fra creditore e debitore: “Sono sicura che molte banche sono pronte a riconsiderare le condizioni del prestito. E non per beneficenza, ma perché è nel loro interesse avere debitori ‘sani’”.
    Pietro Broccanello

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