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    Stop cessioni: 7 milioni senza bonus

    Stop cessioni: 7 milioni senza bonus
    In poco più di un anno (a partire dal decreto Antifrodi del novembre 2021) sono state abbattute ben undici modifiche sulla norma che, durante la pandemia, aveva previsto lo sconto in fattura e la cessione del credito d’imposta per tutti. Una serie di cambiamenti progressivi che hanno subìto una grande accelerazione fino al Dl del 17 febbraio.
    Il decreto legge entrato in vigore 17 febbraio 2023 ha stabilito lo stop alle cessioni e agli sconti in fattura del superbonus e di tutti i bonus casa, con alcune eccezioni per i lavori già avviati o per i quali siano state presentate Cilas e autorizzazioni al Comune entro il giorno precedente l’entrata in vigore del provvedimento. Il provvediemnto ha creato uno stato d’incertezza per proprietari d’immobili, imprese e professionisti, che si trovano ad affrontare una situazione complessa e destinata a cambiare ancora con i correttivi annunciati dal governo.
    Il mercato delle compravendite di crediti era già ampiamente compromesso ed è progressivamente imploso a causa delle molte modifiche apportate alla norma originale che aveva previsto lo sconto in fattura e la cessione del credito d’imposta per tutti, in piena pandemia. Inoltre, istituti bancari e intermediari finanziari in generale già da tempo non compravano più “moneta fiscale” o, nel migliore dei casi, la compravano con il contagocce. Il decreto legge 11/2023 ha quindi scattato solo una fotografia dell’esistente, con l’obiettivo di non creare un’ulteriore domanda di cessioni e sconti in fattura impossibile da soddisfare.
    Il provvedimento ha anche introdotto nuove regole sul tema della responsabilità solidale tra cedente e cessionario per accelerare la soluzione alla crisi di sistema dello sblocco dei crediti incagliati in pancia a imprese e famiglie, stimati dal governo a quasi 20 miliardi di euro a metà febbraio. Senza considerare, per il momento, il  delicato problema degli effetti dei sequestri sugli acquirenti in buona fede, che non è stato ancora risolto.
    Per i contribuenti la soluzione più semplice è quella di utilizzare i bonus in dichiarazione dei redditi sotto forma di detrazione, ma ciò richiede specifiche condizioni: innanzitutto avere abbastanza Irpef per poter assorbire la detrazione, in secondo luogo avere denaro a sufficienza per poter anticipare l’investimento e attendere il recupero sotto forma di rimborso fiscale negli anni successivi, oppureavere le spalle abbastanza solide da ottenere un prestito per finanziare la ristrutturazione. Questo potrebbe evidentemente escludere molti contribuenti, a partire da coloro che applicano il regime forfettario, salvo la possibilità di revocare l’opzione.
    Ma le categorie di soggetti che rischiano di essere messi in crisi dall’ultima stretta sono diverse: ad esempio per icondomìni sarà molto difficile riuscire a deliberare gli interventi, perché in ogni edificio ci sono molti proprietari con esigenze e disponibilità diverse.
    Nel complesso lo stop alle cessioni e agli sconti in fattura rappresenta una frenata in un mercato che era già compromesso e in un clima d’incertezza generale, soprattutto considerato che il decreto non è arrivato isolato, ma dopo l’altro “shock” rappresentato dalla legge di Bilancio di fine anno e dopo la legge di conversione del Dl Aiuti-quater. Rimane per ora soltanto una piccola coda di beneficiari che mantengono il 110%, come le unifamiliari con già il 30% dei lavori effettuati entro il 30 settembre 2022 o i lavori condominiali per i quali erano stati deliberati gli interventi di ristrutturazione.
    Pietro Broccanello

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