sabato, Maggio 18, 2024
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    “UCRAINA, IL FRONTE RUSSO DELL’EUROPA”, L’INCONTRO DEL 2 FEBBRAIO CON L’ON. MASSIMILIANO SALINI

    “UCRAINA, IL FRONTE RUSSO DELL’EUROPA”, L’INCONTRO DEL 2 FEBBRAIO CON L’ON. MASSIMILIANO SALINI
    Questo mercoledì si è tenuto in streaming sul profilo YouTube del Comune di Lecco e sulla pagina Facebook di Nuova Generazione l’incontro dal titolo “Ucraina, il fronte russo dell’Europa”, organizzato dal Gruppo Consigliare Lecco Ideale in collaborazione con Nuova Generazione e il Comune di Lecco.
    L’approfondimento, incentrato su uno dei temi più cruciali e scottanti dell’attuale politica europea ed internazionale, è stato introdotto e presieduto dal Consigliere Comunale della Città di Lecco Filippo Boscagli. Ha visto poi confrontarsi sul tema il giornalista e scrittore Luigi Geninazzi, già inviato per molti anni nei Paesi sovietici dove ha seguito le dinamiche della Guerra Fredda e del mondo sovietico e post-sovietico, e l’On. Massimiliano Salini, Europarlamentare del Partito Popolare Europeo che da tempo segue le dinamiche geopolitiche ed il ruolo dell’Europa in questo momento di crisi. A inizio incontro i saluti istituzionali di Emanuele Manzoni, Assessore al Welfare con delega alla Cooperazione internazionale del Comune di Lecco.
    Durante il corso dell’incontro l’On. Salini ha riportato l’attenzione sull’attuale immagine dell’Unione Europea come presenza minoritaria ancillare sia rispetto agli equilibri interni della Nato, sia – in maniera ancor più evidente – rispetto alle grandi strapotenze geopolitiche internazionali. Anche la sua posizione geografica, trovandosi in mezzo a dinamiche e contese che si muovono da Oriente ad Occidente, ne mette in risalto il senso di fragilità e la sempre minor influenza rispetto a strategie politico-economiche che, sulla carta, le appartengono sempre di meno.
    Rispetto alle vicende più recenti e, soprattutto, alla questione ucraina, tutto ciò è dimostrato, secondo Salini, dal fatto che di per sé la Russia di Vladimir Putin ha sempre inteso (e voluto) l’Ucraina come uno Stato-cuscinetto tra sé e le potenze occidentali per salvaguardarsi e godere di maggiore autonomia rispetto alla Nato e agli Stati Uniti; e che, secondo la stessa logica ma su una scala più grande, l’Europa stessa rischia di apparire come un cuscinetto adibito a svolgere la medesima funzione rispetto ai bracci di ferro tra Russia e USA.
    Tuttavia, all’interno di questo quadro senza dubbio poco incoraggiante, Salini ha ribadito a più riprese che lo spazio in cui si gioca in maniera assolutamente decisiva la possibilità di un rinnovato protagonismo e di una effettiva influenza da parte dell’Unione Europea è il Mediterraneo. Sebbene non sia propriamente il luogo delle contese attuali tra la Russia e i Paesi coinvolti, infatti, il Mediterraneo è da sempre un luogo estremamente strategico sia a livello politico che, soprattutto, per gli scambi e gli equilibri economici.
    Non è casuale infatti la notizia, proprio degli scorsi giorni, che ha visto protagoniste alcune flotte russe passare per lo Stretto di Sicilia, testimoniando un fermento che rischia ancora una volta di preludere allo scoppio di un conflitto vero e proprio, e che vede il Mediterraneo come un territorio tutt’altro che marginale.
    A giudizio sia di Salini che di Luigi Geninazzi, infatti, il cuore della strategia di Putin non sarebbe di cercare direttamente ed esplicitamente il conflitto, quanto piuttosto di mantenere una situazione di instabilità in Ucraina tramite la propria presenza, in modo da renderle impossibile l’entrata nella Nato.
    Assumendo uno sguardo storicamente un po’ più ampio, si denota una tendenza inversa rispetto agli accordi stabiliti durante la Conferenza di Helsinki del 1975, che cercavano di introdurre un concetto di sovranità “statuale” (cioè stabilita a tavolino e diplomaticamente); al contrario il tentativo portato avanti da Putin da molto tempo è quello di ritornare a una sovranità territoriale basata sulle aree di influenza. Come? Mantenendo un fronte drammaticamente acceso con l’Ucraina (in questo caso) e ottenendo di sedersi al tavolo con gli Americani, così da poter tornare a definire la propria area di influenza. Basta vedere anche la strategia di accerchiamento dei Paesi della Nato in Africa e in Medio Oriente: una parte di Europa (soprattutto la Francia) si ritrae e la Russia non manca di approfittarne per estendere la propria influenza.
    Per queste ragioni l’Europa deve giocare la sua partita innanzitutto nel Mediterraneo. La grande potenziale utilità dell’Europa (e in questo caso, in maniera particolare, anche dell’Italia) al Patto Atlantico è di fare leva sul piano economico, strategico ed energetico, in primo luogo per quanto riguarda il gas, come arma deterrente contro l’influenza russa.
    Ma perché questo ossessivo bisogno di “sicurezza” e di protezione da parte della Russia?
    Quali questioni ci sono inoltre in gioco a livello di diritti umani?
    Secondo Salini, facendo un’operazione inversa e guardando la questione Ucraina dal punto di vista europeo, se da un lato l’Europa ha dato moltissimo denaro e libertà di movimento all’Ucraina, al contempo ha chiuso un occhio rispetto agli oligarchi che hanno approfittato di queste libertà, arrivando a possedere il 100% delle forze economiche del Paese. E questo Putin certamente lo sa bene.
    Inoltre l’Europa si è legata economicamente alla Russia per il tema del gas che passa, peraltro, dall’Ucraina, e questo è ovviamente stato il principale punto di forza e di leva per la Russia.
    Come se non bastasse l’ulteriore zappa sui piedi da parte dell’Europa sono le politiche economiche interne che basano moltissime infrastrutture sull’ utilizzo di gas, soprattutto nei momenti maggior richiesta energetica. Questo ovviamente aumenta la dipendenza nei confronti della Russia e permette a quest’ultima di aumentare i prezzi. Al contempo anche le mosse “affrettate” con le quali si cerca di puntare sull’elettrico anziché sul gas, se permette da un lato di slegarsi dalla Russia, costringe dall’altro a rendersi dipendendenti dall’altra strapotenza economica contemporanea, cioè la Cina (e questa volta non al 40% ma all’80%).
    A questo proposito bisognerebbe piuttosto rifarsi agli esempi virtuosi del passato che, sia in Europa che in Italia, hanno spesso dimostrato che lavorando bene è possibile creare soluzioni molto valide e che garantiscono molta più autonomia (basti pensare agli esempi di Enrico Mattei e di molti altri).
    In conclusione, sia Salini che Geninazzi hanno ribadito con decisione che l’unica via affinché l’Europa possa tornare ad essere una forza realmente influente e protagonista è quella che passa da un recupero di basi solide e concrete (e non sentimentali) di ciò che ha sempre caratterizzato l’Unione Europea, in modo tale da poter tornare a fornire un modello effettivamente valido e virtuoso anche agli occhi degli altri Paesi.
    Ad esempio agli occhi dei giovani ucraini che guardavano con grande ammirazione ed entusiasmo al modello europeo, un entusiasmo che forse è stato tradito soprattutto a causa nostra.
    Pietro Broccanello

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