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Giovani e lavoro: solo 1 su 3 ce la fa, nonostante gli aiuti

Gli ultimi dati Anpal relativi all’efficacia del programma europeo Garanzia Giovani delineano un quadro preoccupante per i giovani italiani.

Nonostante i concreti sforzi a livello europeo per sostenere l’occupazione giovanile, le ultime notizie sono tutt’altro che positive, perlomeno per i giovani italiani. Secondo gli ultimi dati Anpal (l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro vigilata dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali), tra gli under 29 italiani che dal 2014 hanno partecipato attivamente a Garanzia Giovani, solo in pochi sono riusciti a trovare un’occupazione.

Garanzia Giovani è il programma europeo concepito per favorire l’entrata stabile nel mondo del lavoro dei ragazzi europei. In Europa infatti è diffuso il problema dei Neet, cioè quelle persone in giovane età che non hanno un impiego, non vanno a scuola e non sono impegnati in corsi di formazione.

Il primato dei Neet nell’Unione Europea è detenuto dall’Italia che col suo 22% stacca di non poco la Grecia, al secondo posto con il 17,7% (dati Eurostat del 2019).
In totale in Italia sono circa 1,6 milioni i Neet e di questi 1,2 milioni sono stati presi in carico da agenzie del lavoro. Secondo i calcoli del Sole24Ore, solo un giovane su tre (circa 412mila), avrebbe trovato un’occupazione e solo nel 50% dei casi tale rapporto si è concretizzato in un contratto a tempo indeterminato.

Più nello specifico, secondo l’ultimo report Anpal, al 30 novembre 2020 sono 1.629.849 i Neet registrati alla Garanzia Giovani, con un incremento di 11.339 unità rispetto al mese di ottobre. Gli ultimi dati inoltre evidenziano un aspetto particolarmente preoccupante: il 79,6% dei registrati è stato preso in carico da servizi per l’impiego ma di questi circa l’80% dei giovani possiede un profilo medio-alto e alto, ossia con elevate difficoltà di inserimento nel mercato del lavoro. A ciò si aggiunge che tra le misure erogate, il 56,3% sono tirocini extra-curriculari, seguiti da incentivi occupazionali per il 22,1% e formazione per il 16,3%.

Simone Fausti

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